A rischio l’eredità dell’ambasciatore Auriti: i poveri non hanno visto un euro

Alessandro Biancardi

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A rischio l’eredità dell’ambasciatore Auriti: i poveri non hanno visto un euro
EREDITA' AURITI". GUARDIAGRELE. Un'eredità miliardaria che rischia di svanire. E dopo 40 anni i poveri di Guardiagrele, che dovevano essere i beneficiari del lascito, non hanno ancora visto un centesimo di questo.
Chissà se ne vedranno in futuro. Contro questo “scippo” si stanno però mobilitando i parroci guardiesi, intenzionati a rivendicare i diritti dei loro poveri.
La storia si svolge tra Bucchianico e Guardiagrele, due comuni quasi dirimpettai sotto la Maiella.
E comincia dal 1969, dalla morte dell'ambasciatore Giacinto Auriti, (solo omonimo del professore universitario inventore del Simec), grosso personaggio culturale e politico, del tutto dimenticato a Guardiagrele.
Scalando i gradini della diplomazia fascista, Auriti riuscì a diventare ambasciatore d'Italia a Tokyo nel 1935 e successivamente fondò l'Istituto di cultura Italia-Giappone, ancora attivo.
Il suo testamento prevedeva una tripartizione dei suoi beni: le terre e le case in paese ai parenti guardiesi, le sue raccolte d'arte d'orientale al Museo di Palazzo Venezia (dove c'è una Sala intitolata proprio alla Fondazione Auriti), e 12 appartamenti (leggasi dodici) a Roma più una lunga serie di titoli, azioni e libretti al portatore, ai Camilliani di Bucchianico con questo impegno: utilizzare i fondi per un'opera a suo nome in favore dei poveri e dei bisognosi di Guardiagrele.
I Camilliani, d'accordo con l'esecutore testamentario, decisero di impiegare i proventi dell'eredità (con l'aggiunta di un finanziamento pubblico) per costruire il Palazzo che oggi ancora si staglia nella veduta di Bucchianico: lì avrebbero dovuto realizzato un Istituto di assistenza, secondo la vocazione dell'Ordine camilliano, con un reparto intitolato proprio all'ambasciatore, in ricordo della donazione. Il tutto chiarito nei particolari sia nell'atto di accettazione dell'eredità sia nella corrispondenza con l'esecutore del testamento.

IL PALAZZO DI BUCCHIANICO DESTINATO A CASA DI RIPOSO

Per una serie di motivi, l'Istituto di assistenza nel Palazzo costruito non è mai partito. Finché nei primi anni duemila, sulla scia del fervore per il Giubileo e dei conseguenti finanziamenti pubblici, il sindaco dell'epoca Carlo Tracanna riuscì a far concretizzare un progetto per la trasformazione del Palazzo in Casa di riposo.
In realtà il progetto era più ampio ed era stato elaborato dall'Ordine di San Camillo, proprietario della struttura, per le intuizioni dell'architetto Alfonso Settimi e dei Camilliani Pietro Magliozzi, Alfredo Buracchio ed Ettore Scalfino (allora padre provinciale): in pratica si trattava di trasformare tutto il paese in una sorta di Centro di benessere spirituale dove le malattie venivano trattate come sintomi del malessere spirituale dell'uomo moderno.
Era stato individuato anche l'imprenditore, Renzo Pagliai della Sangro Invest, che si sarebbe accollato l'onere della ristrutturazione del Palazzo in cambio della possibilità di gestire una Casa di riposo per 90 posti.

IL PROGETTO DI ASSISTENZA SALTA

Ma come in tutte le storie, ad un certo punto qualcosa si mise di traverso. Cambiò l'amministrazione comunale ed il nuovo sindaco non si mostrò favorevole al progetto, tanto che la Sangro Invest si ritirò dal lavoro e successivamente, non senza polemiche, il Comune di Bucchianico acquistò dai Camilliani l'edificio per farci uffici pubblici. Al momento dell'atto notarile, i Camilliani trasferirono al Comune acquirente i loro obblighi derivanti dall'accettazione del testamento Auriti e cioè l'assistenza ai poveri di Guardiagrele. Una accettazione solo formale, tanto per dare il via libera all'atto notarile?
Così hanno sospettato alcuni cittadini di Guardiagrele, preoccupati per l'assenza in tutta la vicenda della loro amministrazione comunale che si è trincerata dietro presunte difficoltà interpretative del testamento. E così Dario Ceregato e Pietro D'Amico si sono armati di coraggio ed hanno incontrato il sindaco Di Paolo, a Bucchianico, con una proposta.
«Caro sindaco», gli hanno detto, «visto che per una serie di motivi i poveri di Guardiagrele non hanno ancora visto una lira e che anche il futuro si presenta difficile, ti proponiamo di quantificare una cifra da devolvere in questa beneficenza per chiudere la storia del testamento Auriti».
Apriti cielo! «Ma quale cifra e quale beneficenza – ha risposto il sindaco di Bucchianico – al massimo faremo agevolazioni e sconti ai vostri poveri se e quando aprirà la Casa di riposo». Indomabili i due cittadini guardiesi, svolgendo un ruolo di supplenza rispetto al Comune di Guardiagrele, hanno coinvolto i parroci che stanno pensando di scrivere una lettera per indicare – come previsto dall'esecutore testamentario – i poveri delle loro parrocchie.
Il problema è: scrivere al sindaco di Bucchianico (oggi diventato erede di Auriti) o a Mario Palmerio, sindaco di Guardiagrele, visto che è lui che paga le rette per i ricoverati nelle Case di riposo?
«Questi sono problemi formali – commenta Dario Ceregato – la sostanza è sapere chi assicurerà l'assistenza ai nostri poveri».

Sebastiano Calella 10/01/2009 11.28

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