Il CdS domani potrebbe sancire che il D'Alfonso bis non c'è mai stato

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Si terrà domani l'udienza conclusiva al Consiglio di Stato per il ricorso alla sentenza del Tar di Pescara che ha rigettato i ricorsi del centrodestra contro l'elezione del sindaco D'Alfonso. 
In poche parole se il Consiglio di Stato dovesse accogliere il ricorso contro la sentenza del Tar di Pescara (e dunque ribaltare il pronunciamento) si sancirebbe l'irregolarità della elezione del D'Alfonso bis al primo turno lo scorso aprile. In questi momenti di incertezza amministrativa sulle sorti di giunta e consiglio, dopo il ritiro delle dimissioni di D'Alfonso e il contestuale impedimento "permanente", proprio questa vicenda in discussione domani a Roma potrebbe velocemente risolvere ogni problema di sorta. Infatti, il Consiglio di Stato potrebbe sancire che giunta e consiglio non siano mai entrati in esercizio proprio per vizi derivanti dalla loro elezione e proclamazione. Si può sciogliere un consiglio che non è mai esistito? Ovviamente no, per questo anche l'eventuale intervento di scioglimento del presidente della Repubblica dovrebbe necessariamente lasciare il passo alla sentenza di domani che riveste un ruolo importante. In un colpo solo si potrebbe sancire l'illegittimità di ogni atto amministrativo adottato da consiglio e giunta "fuorilegge" da aprile ad oggi anche se questo non significa che i provvedimenti adottati spariranno. Il ricorso presentato dal centrodestra, subito dopo la proclamazione del sindaco, Luciano D'Alfonso, dopo il primo turno con uno scarto di 290 voti faceva seguito ad una moltitudine di segnalazioni di irregolarità riscontrate da molteplici fonti all'interno dei seggi.
Il Tar con la sentenza articolata ha esaminato ogni singola censura proposta dai ricorrenti, frazionando uno scenario che i proponenti volevano omogeneo e composito di «diffusa illegalità della procedura di scrutinio».
Così facendo il Tar ha potuto bocciare il ricorso che è stato prontamente appellato.
Ancora una volta i ricorrenti hanno sollecitato il Consiglio di Stato ad avere una visione globale delle contestazioni di quelle che ripetono essere «gravi illegittimità».
Analizzando il ricorso presentato si colgono pesanti censure circa la presunta illegittimità di riscontro tra schede vidimate, scrutinate e residue.
Sarebbe dunque impossibile un riconteggio ed una verifica dei voti per mancanza o confusione dei dati che in più punti sarebbero «incongruenti».
In moltissimi casi sarebbe stata accertata l'impossibilità di stabilire il numero degli elettori per alcuni seggi, irregolare sarebbe stata anche la procedura di sigillo di molte urne e persino la trasmissione dei plichi. I ricorrenti in appello contestano anche la irregolare vidimazione delle schede.
Un lungo elenco di contestazioni che formano un quadro di irregolarità che se accertate sarebbero molto gravi.
Se si considera poi che la vittoria di D'Alfonso è stata davvero risicata allora il rischio di una invalidazione delle elezioni è più che reale.
Altra annotazione rilevante che se ne può dedurre dallo scenario riguarda l'elezione dei presidenti di seggio e dei segretari.
Come PrimaDaNoi.it aveva già rilevato proprio all'indomani della proclamazione  molti dei problemi e delle irregolarità derivano dalla elezione a presidente di seggio e a segretario di seggio di persone alle prime armi, non esperti, assolutamente a digiuno sulla procedura da seguire ed il comportamento da tenere.
Il risultato è nella migliore delle ipotesi lungaggini nelle operazioni di scrutinio delle schede. Nella peggiore i ricorsi che possono cancellare una amministrazione.

08/01/2009 10.23