D'Alfonso, dopo il certificato medico i rischi aumentano

Alessandro Biancardi

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D'Alfonso, dopo il certificato medico i rischi aumentano
IL CASO D'ALFONSO. PESCARA. Il rinnovato quasi-sindaco nell'eremo di Camaldoli potrà spendere una preghiera in più perché il colpo di scena -di sicuro molto furbo (ha creato un precedente)- non sarà scevro da ripercussioni processuali e politiche. * D'ALFONSO PRONTO PER LE ELEZIONI DI GIUGNO MA IL PD LO SCARICA
La notizia della mattina è che la procura sta valutando quali siano le iniziative più opportune da prendere dopo la mossa della difesa del sindaco, Luciano D'Alfonso, di "darsi malato" incuneandosi in una zona grigia tra il ritiro completo delle dimissioni e le dimissioni stesse.
Di sicuro una mossa che ha generato un precedente che in Italia non si era ancora mai visto e che, dunque, non può contare su una giurisprudenza.
Il problema allora diventa nell'immediatezza processuale e poi politico.

STRESS DA ARRESTI DOMICILIARI

Il certificato, che pare nessuno abbia visto, è tenuto sotto chiave dalla giunta in procinto di essere proclamata decaduta, poiché si tratta di dati sensibili: per la privacy non possono essere divulgati. Ed è singolare come tale atto sia di fatto equiparato a certi atti pubblici…
Il certificato medico firmato dal dottor Perfetto, medico di famiglia nonché consigliere di maggioranza proprio della amministrazione D'Alfonso, porta la data del 24 dicembre, data di scarcerazione del sindaco dimissionario.
Secondo quanto abbiamo potuto apprendere sul certificato sarebbe riportata la patologia "ingravescente" di cui sarebbe affetto il sindaco. Si tratterebbe in buona sostanza di stress dovuto alla carcerazione, peraltro ai domiciliari e per un periodo molto breve (9 giorni).
Una patologia difficile da provare, ma pur sempre una patologia, che, dunque, come tale, deve essere curata con appositi trattamenti. In questo caso una patologia con numerosi risvolti pubblici…
Oltre ai molteplici dubbi della gente che sorgono spontanei ed anche legittimi, sul certificato si concentrano tutte le attenzioni di procura e politica.

LA DELIBERA DI GIUNTA, L'INCONGRUENZA, I POSSIBILI RICORSI

Intanto la giunta presieduta da Camillo D'Angelo si è affrettata a prendere atto della indisponibilità del sindaco riproponendo un passaggio già contenuto nella lettera del sindaco con una incongruenza che potrebbe non essere di poco conto.
D'Alfonso nella lettera scrive «patologia ingravescente e permanente, quantomeno nel senso della imprevedibilità della data della completa guarigione».
"Permanente" così come specificato significa "che permane", non che "sia definitiva". La differenza potrebbe essere sostanziale dal punto di vista normativo.
Questo perché D'Alfonso seppure per il momento formalmente distante potrebbe comunque ritornare una volta che la malattia sia guarita.
Il problema centrale, invece, è il "permanere" di quel sistema che De Ninis, il gip, in una sua prima ordinanza ha definitivo «nocivo per la democrazia della città», quel sistema basato su una associazione a delinquere volta ad inquinare e distogliere l'attività amministrativa dall'interesse pubblico.
Insomma con il ritiro delle dimissioni logicamente se ne dovrebbe dedurre la mutazione del quadro all'indomani della scarcerazione, quando il gip decise di revocare le misure cautelari agli indagati.
Oggi ritornerebbe concreto il pericolo di inquinamento delle prove, chiaramente più "concreto" che se vi fosse stato un commissario prefettizio.
Un ragionamento che sta tenendo impegnati la procura, il titolare della indagine Gennaro Varone ed il procuratore capo, Nicola Trifuoggi, i quali «stanno valutando».

LA PROCURA VALUTA LA SCELTA MIGLIORE

Una mossa abile e machiavellica quella di D'Alfonso, probabilmente guidato dal difensore Giuliano Milia, che mostra muscoli, piglio di poderoso attaccante, voglia di uscirne indenni e che promette nuovi colpi a sorpresa muovendosi tra le maglie delle norme.
La procura avrebbe davanti due strade: quella di far finta di nulla e non lasciarsi trascinare su un terreno minato e continuare ad indagare secondo le nuove linee che starebbero emergendo oppure richiedere una nuova misura cautelare che in questo caso sarebbe ben più grave della prima.
Una scelta la prima forse più opportuna, la seconda molto logica.
Il passaggio obbligato, però, sarebbe la visione del certificato medico per il quale la procura potrebbe ovviamente conoscere il contenuto. Valutato il contenuto scatterebbe la decisione che dovrebbe però essere la più utile dal punto di vista processuale.

VISITA FISCALE DEL MINISTRO?

Altro aspetto da non sottovalutare è la valutazione del ministro dell'Interno il quale dovrà esaminare il caso inedito di Pescara e proporre al Presidente della Repubblica il decreto di scioglimento del consiglio comunale e della giunta. Ma Maroni potrebbe a sua volta sfruttare machiavelliche scelte per inviare una visita fiscale al dipendente pubblico D'Alfonso al pubblico ufficiale non in esercizio. Anche in questo caso occorrerebbe verificare il suddetto certificato. I rischi che il gioco del sindaco che si professa innocente (pur avendo ammesso dazioni minime e regali) venga interrotto è una eventualità concreta.

GLI ACCERTAMENTI BANCARI

Intanto proseguono gli accertamenti bancari a carico di moltissimi indagati (ufficialmente 40) che potrebbero disvelare qualche sorpresa, magari qualche incongruenza.
Perché è chiaro che la procura starebbe cercando un tesoro, quanto meno tangenti molto più sostanziose.
Singolari sono apparse anche taluni reticenze di alcune banche che di fronte alla richiesta degli inquirenti di mostrare le carte e conoscere tutto su conti e cassette di sicurezza avrebbero opposto una certa resistenza.
Dopo una "manovra diplomatica" le banche si sarebbero determinate ad una collaborazione fattiva ed è probabile che entro la fine di questa settimana possano giungere in procura nuovi numeri: cifre di soldi di un gruppo nutrito di persone e società.
L'inchiesta sembra ampliarsi e potrebbe non finire per aprile. Tutto dipenderà dall'esame delle nuove carte.
Intanto, dal vertice tenuto oggi tra il pm Varone, il capo della Squadra Mobile, Nicola Zupo, ed il vice comandante della polizia postale, Roberto Di Benedetto sarebbero emersi nuovi spunti di indagine.
Per quanto riguarda il procuratore Trifuoggi oggi ha voluto ribadire la sua «piena conoscenza degli atti, il suo avallo completo e la sua supervisione costante» sulla inchiesta in corso. Parole che dovrebbero servire ad equiparare la condotta del procuratore della Repubblica con quella tenuta nell'inchiesta sulla sanità che ha portato in carcere Del Turco, dove, però, era uno dei pubblici ministeri. «Conosco gli atti di questa inchiesta e ne sono ugualmente responsabile», ha aggiunto Trifuoggi, «non c'è alcuna "distanza" tra me e il sostituto Varone. Lavoriamo sodo ed in piena armonia».

a.b. 07/01/2009 14.29

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D'ALFONSO PRONTO PER LE ELEZIONI DI GIUGNO MA IL PD LO SCARICA

In questo momento di grande confusione, di informazione e disinformazione, corrono le voci, spesso strumentali.
La certezza è che D'Alfonso ritirando le sue dimissioni si è aperto la strada alla sua ricandidatura alle elezioni del 7 giugno.
Quali?
Tutti gli indizi convergono verso le comunali, meno verso le europee.
La legge glielo permette proprio in virtù del fatto che sono state annullate le dimissioni da sindaco.
Una mossa che farebbe intendere come il primo cittadino non sia affatto intenzionato ad abbandonare le scene della politica.
Sarebbero già iniziate le consultazioni all'interno del gruppo dei fedelissimi del sindaco pronto a spalleggiarlo comunque.
Il rischio, infatti, è una spaccatura del Pd. In via ufficiosa sarebbe già in corso un progressivo allontanamento del partito dal suo "pupillo".
A sostenere tale tesi il fatto che non vi siano stati attacchi alla procura da parte delle figure di spicco del Pd nazionale e probabilmente non ve ne saranno.
Secondo una certa parte del partito, infatti, i dettagli emersi dalla inchiesta sarebbero comunque condotte "rilevanti" dal punto di vista politico.
Questo significherà un possibile spaccamento nel Pd abruzzese: da una parte chi sarà pronto a seguire D'Alfonso per qualunque strada e quelli invece che rimarranno fedeli al Pd in disaccordo aperto con l'operato di D'Alfonso.
Un dissidio interno che starebbe impegnando i "probiviri" del Pd da qualche settimana ma che sarebbe tornata di pressante attualità dopo il colpo di scena del certificato medico. Di sicuro da sempre il sindaco è stata una delle figure più carismatiche della coalizione e una sua uscita di scena sarebbe auspicata da chi è sempre dovuto rimanere in seconda fila.
D'Alfonso però vuole la sua rivincita sul campo, tra la gente. A tutti i costi.
Data allora per possibile una prossima candidatura occorrerà ora trovare la "giusta collocazione" elettorale.
Un nuovo partito, una lista civica, o il centrodestra?
Ipotesi fantascientifiche fino a qualche giorno fa ma oggi possibilità tutte da giocare tenendo ben presente l'obiettivo finale.
E già qualcuno immagina Del Turco e D'Alfonso candidati nel Pdl…
Intanto questa mattina lo stato maggiore del Pd è riunito nel coordinamento per discutere delle tre spinosissime questioni di Pescara, Napoli e della Sardegna.
Questa sera, invece, è prevista una puntata di Porta a Porta sul caso D'Alfonso. Nell'ultima puntata del programma dedicata alle elezioni in Abruzzo Bruno Vespa diede in diretta la notizia dell'arresto del sindaco di Pescara. Da questa mattina in Comune la troupe della trasmissione. Prevista una intervista con il vice sindaco Camillo D'Angelo.

07/01/2009 15.27