Asl Chieti, feste senza emergenze, ma il pronto soccorso scoppia

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Un periodo tranquillo, quello delle festività appena trascorse, per il pronto soccorso e per il 118 della Asl di Chieti.


«La solita routine – spiega il dottor Fasciani del 118 – qualche uscita per incidenti stradali, ma nessuna emergenza particolare. Direi feste senza scossoni e fatti eclatanti, per fortuna». «Pronto soccorso? Pronto come sempre – dichiara Amedeo Budassi, primario del reparto – nessun problema serio con i botti, qualche indigestione, ma niente di più. Debbo registrare solo un aumento delle prestazioni: negli scorsi anni ci attestavamo sui 150-160 interventi al giorno. Adesso siamo a 190 e più. E aggiungo anche che la percentuale degli arrivi da fuori Asl mi sembra aumentata almeno dal 30 al 35%».
E per i ricoveri come avete fatto? «Quando finiscono i posti letto, il malato va in barella. Ma di questo è bene parlare con chi dirige la Asl. Noi al pronto soccorso siamo chiamati a far fronte ad un fenomeno particolare: aumenta la richiesta di ricovero mentre diminuiscono i posti letto».
In attesa di conoscere le valutazioni della Asl, un breve giro in ospedale conferma le difficoltà di ricovero a Geriatria e a Pediatria, ma anche gli altri reparti non stanno meglio. Sembra infatti che gli accorpamenti estivi e la riduzione dei posti letto, giustificati a luglio per consentire le ferie a tutti, siano rimasti così anche in inverno. Tra l'altro sono usciti al 31 dicembre gli ultimi precari e quindi il personale scarseggia ancora di più. Comunque il dato dell'aumento delle prestazioni del pronto soccorso non sembra legato all'influenza che ancora non ha fatto registrare picchi elevati di incidenza, ma si può spiegare con il flop della medicina sul territorio, che non ha fatto filtro, e alla latitanza dei medici di famiglia.
I distretti sanitari o sono chiusi come orario di ufficio o non danno risposte ai malati. I medici di famiglia in molti sono andati in vacanza e quelli restati, tra riposo prefestivo e feste vere e proprie, sono stati poco presenti nei loro studi mentre i pediatri per la maggior parte non frequentano più le case dei piccoli pazienti, visto che la convenzione parla chiaro: se il malato è trasportabile, la visita si fa in ambulatorio (non fa niente che un bimbo di tre mesi abbia la febbre a 40 e magari fuori la temperatura è sotto lo zero). Senza dire che la guardia medica – per una serie di motivi e senza generalizzare - spesso lascia a desiderare per la qualità della risposta agli utenti: basta ascoltare nelle farmacie di turno notturno i racconti dei malcapitati che cercano disperatamente risposte ai loro problemi di salute. «Si. È vero – conclude il dottor Budassi – il pronto soccorso è l'unico presidio sanitario attivo sul territorio nei giorni di festa e quindi è lo specchio fedele di quello che succede in sanità».
Sebastiano Calella 07/01/2009 11.16