Idv esce dalla giunta: «le promesse del Pd erano ben altre»

Alessandro Biancardi

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IL CASO D'ALFONSO. PESCARA. Dopo aver appreso dalla stampa delle decisioni di D'Alfonso, l'Italia dei Valori conferma la decisione di restare fuori dalla Giunta comunale e in Consiglio, in attesa del ritorno al voto. * LE REAZIONI: PDL: «E' UNA VERGOGNA. ISPETTORI AL COMUNE»
I consiglieri valuteranno e voteranno caso per caso i provvedimenti urgenti e necessari agli interessi della città.
E' questa la linea ufficiale decisa dal partito nel corso di una riunione svoltasi alla presenza dei parlamentari, dirigenti provinciali, consiglieri comunali e i due ex assessori.
«Consideriamo – ha commentato il Coordinatore Regionale IdV senatore Alfonso Mascitelli – l'interpretazione che è stata data sul ritiro delle dimissioni e la contestuale presentazione di un certificato medico, una evidente forzatura che non dà merito al rispetto delle Istituzioni e alla cultura della legalità che il momento difficile invece avrebbe richiesto. E' un epilogo, per certi versi farsesco, che va in netta contraddizione con gli annunci e i buoni propositi, fatti in questi giorni dai vertici del Pd».
Mascitelli ricorda come «gli annunci sulla questione morale andavano nella direzione di un maggiore rigore e trasparenza di comportamenti di chi opera all'interno delle Istituzioni. In futuro, se si vuole essere realmente coerenti e costruire un'intesa vincente e convincente con il Pd, non si potrà più prescindere da un patto etico chiaro nella pratica politica che dovrà essere parte integrante e sostanziale di qualsiasi programma di governo».
«D'Alfonso», ha aggiunto Carlo Costantini, «rischia di danneggiare se stesso e le sue strategie difensive con una scelta che a me pare dare forza al centrodestra che lo accusa di interpretare ed applicare con disinvoltura le leggi dello stato».
Per il deputato, ex candidato alla Regione per tutto il centrosinistra «un impedimento fisico o è permanente e, dunque, definitivo e perpetuo o è temporaneo e, dunque, risolvibile nel tempo: non esiste un impedimento permanente e temporaneo al tempo stesso. Poiché si ha motivo di ritenere che l'impedimento di D'Alfonso non sia tale da renderlo definitivamente impossibilitato ad esercitare le funzioni di sindaco, o vi è stata una forzatura del medico che ne ha certificato "allo stato attuale la natura permanente", o vi è stata una forzatura della giunta comunale, che ha deliberato l'attuazione del primo comma dell'art. 53 (impedimento permanente del sindaco), pur trovandosi in presenza della diversa ipotesi prevista dal secondo comma (impedimento temporaneo del sindaco)».
In entrambi per Costantini «ci troveremmo di fronte ad una evidente forzatura di una norma, attuata tra l'altro con finalità discutibili».
Mentre è certo, infatti, che la permanenza in carica di giunta e consiglio garantirebbe la sopravvivenza di contratti, collaborazioni, uffici di staff, dirigenti etc., non è affatto certo che la presenza di un Commissario prefettizio costituirebbe un impedimento allo svolgimento dell'ordinaria amministrazione che gli organi rimasti in carica dovrebbero svolgere, così come alla regolare esecuzione degli appalti o dei concorsi pubblici per l'assunzione di personale programmati per i prossimi mesi.
Costantini ha così annunciato di dissociarsi «in questo contesto, ampiamente discutibile sia sotto il profilo della legittimità, che sotto il profilo della correttezza e del rispetto delle istituzioni».

…INTANTO SI PREPARA IL RICORSO PER LE ELEZIONI REGIONALI

E come ampiamente annunciato più di un mese fa rischiano di crollare i risultati elettorali appena sanciti dalla ultime elezioni regionali sotto i colpi dei ricorsi. L'Idv ha infatti annunciato che sta preparando un fascicolo per raccogliere elementi utili per valutare un ricorso, elementi che poi saranno resi pubblici per lasciare ai cittadini l'iniziativa di proporre ricorso.
L'Idv che nell'imminenza della presentazione delle liste elettorali aveva scatenato un putiferio per presunte irregolarità “certificate” inerenti ritardi nella presentazione della documentazione proprio delle liste del Pdl, quelle poi risultate vincitrici.
Ecco cosa scrivevamo due mesi fa

«La ripercussione più grande potrebbe coinvolgere addirittura l'intero impianto delle elezioni -sempre ipotizzando una presentazione della lista del Pdl tardiva. Infatti si possono con qualche certezza ipotizzare ricorsi in questo caso. Se vincesse la coalizione di centrodestra, il Partito Democratico impugnerebbe sicuramente il risultato delle elezioni e si potrebbe ripetere una situazione analoga a quella accaduta nel Molise alle elezioni regionali del 2000. Elezioni che furono annullate proprio perché una lista non poteva essere ammessa. I giudici in quel caso annullarono l'intera consultazione e ne ordinarono la ripetizione. (…) Insomma, queste elezioni regionali del 2008 saranno sicuramente contrassegnate da moltissimi ricorsi alla giustizia che ancora una volta probabilmente farà la differenza è potrà decidere realmente del futuro di questa regione.
Ma solo perché costretta a sostituirsi ad amministratori impreparati».


07/01/2009 8.12

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LE REAZIONI: PDL: «E' UNA VERGOGNA. ISPETTORI AL COMUNE»

La decisione assunta nei giorni scorsi dal sindaco di Luciano D'Alfonso di ritirare le dimissioni e mettersi in malattia per non far arrivare il commissario ha portato ad una serie di contestazioni. Se per il senatore Giovanni Legnini (Pd) la scelta del sindaco è «ineccepibile nel merito e nel metodo» per Gaetano Quagliariello (Pdl) è «una vergogna».
«Evitare il commissariamento di un Comune», ha detto il vicepresidente vicario dei senatori Pdl, «con un certificato medico, ancor più che una "questione morale" è una vergogna. Non c'è altro da aggiungere».
«Da buon vecchio democristiano», ha commentato Giampiero Catone, «D'Alfonso ha trovato il modo di far continuare il suo mandato senza andare allo scontro con la Procura che l'aveva rimesso in libertà proprio valutando le sue dimissioni ma scrivendo che il quadro accusatorio "già integralmente condiviso dal Gip…rimane confermato (ed anzi sotto taluni aspetti rafforzato)". Noi, veramente garantisti», ha continuato Catone, «continueremo a ritenere D'Alfonso innocente fino alla definitiva eventuale condanna ma non ci piacciono nemmeno gli eccessi opposti che vorrebbero i magistrati incapaci ed il sindaco santo subito».
Ma il ritiro delle dimissioni «sono il gesto disperato di chi, estremamente ambizioso, si rende conto di aver perso i treni delle Politiche e delle Regionali e si appresta, con le indagini in corso, a non poter recitare alcun ruolo alle prossime Comunali, Provinciali ed Europee. Questo lo avrebbe costretto a rimanere fermo per quattro/cinque anni, minando il suo futuro politico».
Per Catone D'Alfonso «otterrà la candidatura alle Europee e, forte della immunità di parlamentare europeo, magari tornerà anche a fare il sindaco mentre la sua Giunta continua ad amministrare la città, a gestire appalti e concorsi, lasciando in carica gli attuali dirigenti assunti dal sindaco ed intatto il suo stipendio».
«Il timore evidente è che si voglia impedire a un Commissario di Governo di mettere le mani nei cassetti del Comune», ha detto Luigi Albore Mascia, capogruppo del Pdl in consiglio comunale, «trasformati in un sarcofago che, se aperto, potrebbe generare conseguenze imprevedibili».
Il Pdl sabato prossimo lancia «la giornata dell'indignazione»: «terremo in Comune un incontro pubblico, un confronto con la cittadinanza che sa ancora indignarsi».
Intanto Albore Mascia ha anche ufficializzato che «il Pdl solleciterà il Ministero degli Interni, attraverso un'azione parlamentare, affinché vengano inviati degli Ispettori a Pescara per aprire quei cassetti del castello di cartapesta dell'amministrazione D'Alfonso».

«Trovo francamente sconcertante la decisione del ritiro delle dimissioni del sindaco di Pescara D'Alfonso», ha aggiunto il senatore Filippo Piccone, Coordinatore regionale Pdl in Abruzzo.
«La decisione, molto grave sul piano formale e sostanziale, rappresenta solo un maldestro espediente. Ciò perchè nei fatti, la sua scelta - peraltro ai limiti del "falso ideologico" anche per le giustificazioni mediche addotte - è un modo surrettizio per restare alla guida della città quasi come fosse un ventriloquo».
Per Piccone il pericolo è che «magari fra qualche mese, dopo la "degenza" , il sindaco potrebbe tranquillamente tornare in carica come se nulla fosse. Oltretutto così», prosegue Piccone, «si crea anche un precedente pericolosissimo che rischia in futuro di far venire meno i criteri delle norme sulle incompatibilità, giacchè l'assenza temporanea per malattia potrà in futuro essere adottata strumentalmente da altri sindaci che vorranno prendersi una "vacanza di sei mesi" dall'amministrazione, per pensare ad altro».
07/01/2009 8.34