D'Alfonso, Natale in famiglia. Pdl:«Dal caso Pescara la riforma sulla giustizia»

Alessandro Biancardi

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L'ARRESTO DI D'ALFONSO PESCARA. L'ex sindaco di Pescara sta pensando di ritirare le dimissioni? * TUTTO SULL'ARRESTO DI D'ALFONSO * LE FOTO: D'ALFONSO TORNA LIBERO
Lui glissa sulla risposta ma secondo quanto ha scritto il gip, Luca De Ninis, nell'ordinanza di scarcerazione proprio le sue dimissioni da primo cittadino e l'imminente arrivo del commissario al Comune di Pescara gli hanno consentito di ritornare il libertà.
D'Alfonso assicura che adesso, questa delle dimissioni da ritirare o no, non è una sua priorità.
«Per il momento quello che sto facendo e' capire quello che è successo e perchè è successo, dopo comincerò a pensare quello che devo fare».
L'ex sindaco ha trascorso il Natale in famiglia riposando e leggendo.
Come di consueto è andato alla Messa celebrata nella chiesa della Madonna dei Sette Dolori, la sua parrocchia, dove è stato accolto con calore da alcuni partecipanti che lo hanno abbracciato e incitato, invitandolo anche a ritirare le dimissioni.
Nel corso della giornata ha ricevuto visite di amici e conoscenti, che gli hanno espresso la solidarietà, manifestandogli attestati di stima per il lavoro svolto come amministratore.
Le accuse che pesano su di lui sono quelle di associazione per delinquere, concussione, corruzione, peculato ed altro nell'ambito dell'inchiesta, condotta dal Pm Varone, su presunte tangenti nei lavori pubblici di Pescara.
Su D'Alfonso pendono tuttavia anche altre inchieste: quella che potrebbe aggravare la situazione potrebbe essere l'indagine sul concorso vinto dal braccio destro, Guido Dezio, selezione pubblica superata grazie ad una attestazione che sarebbe stata giudicata falsa. C'è poi l'inchiesta sull'urbanistica che pare tuttavia non sortirà grosi effetti perché è stata giudicata «poco incisiva» e perché si sarebbe basata su accordi di programma poi mai realizzati.
Sullo sfondo almeno un altro paio di inchieste poi che si potrebbero intrecciare con quella del pm Varone e che potrebbero in parte confermare altre facce del mosaico che riguarda la corruzione a Pescara.
Un paio di giorni prima il Gip aveva revocato gli arresti domiciliari anche all'ex collaboratore di D'Alfonso, Guido Dezio, con motivazioni che avevano indotto molti a ritenere che l'impianto accusatorio nei confronti del sindaco e degli altri arrestati stesse vacillando.
Le parole d'altronde erano chiare.
Invece, il gip motivando la revoca dei domiciliari, ha ribadito «che in termini di gravità indiziaria il quadro accusatorio rimane nel complesso confermato ( ed anzi sotto taluni aspetti rafforzato), anche
all'esito degli interrogatori di garanzia e delle ulteriori indagini versate dal Pm».
E allora perché scarcerarlo?
L'elemento che ha convinto il Gip, secondo l'ordinanza del 24 dicembre, e' l'assenza della possibilità di inquinamento delle prove e della reiterazione del reato da parte dell'ex sindaco di Pescara.
«Le preannunciate e poi effettivamente eseguite dimissioni - scrive il Gip - se da un lato apparivano funzionali a prevenire l'applicazione della misura cautelare, con il connesso fardello di esposizione mediatica che inevitabilmente essa comporta, dall'altro costituiscono anche un apprezzabile segnale di sensibilità istituzionale, per l'anteposizione delle esigenze di accertamento giudiziario e di trasparenza dell'azione politica al proprio interesse personale, con evidente e notevole sacrificio del secondo in favore delle prime».

LE POLEMICHE DOPO LA SCARCERAZIONE

Non sono mancate polemiche, soprattutto in casa Pd, dopo la scarcerazione di D'Alfonso. Nei giorni scorsi Walter Veltroni aveva parlato di «fatto gravissimo».
Ha fatto qualche precisazione in più Lanfranco Tenaglia, ministro della Giustizia del governo ombra. «Certamente la vicenda della scarcerazione deve far riflettere, ma sia chiaro che la posizione del Partito democratico sul tema della giustizia resta coerente. La riforma della giustizia – ha proseguito Tenaglia - è un tema di importanza cruciale per la vita dei cittadini e non può essere fatta ne' per regolare conti, ne' tantomeno sulla scorta di esigenze 'ad personam' ma, al contrario, per venire incontro alle esigenze dei cittadini, oberati da una giustizia dai tempi biblici che, per questo, rischia di risultare a volte iniqua. Adesso», continua Tenaglia, «maggioranza e governo si mettano d'accordo e avanzino le loro, assumendosi l'onere di spiegare al Paese come queste potranno incidere positivamente sulla vita di tutti e non solo di qualcuno».

Dal commissario del Pd Massimo Brutti è arrivato invece un invito alla prudenza. «Noi abbiamo di fronte un doppio impegno: da una parte c'é una esigenza di moralizzazione, dall'altra dobbiamo chiedere ai magistrati il massimo scrupolo e la massima professionalità

Brutti ha spiegato che, sulla riforma della giustizia, Pdl e Pd sono su posizioni molto diverse: «La differenza tra noi e la destra e che la destra vuole limitare l'autonomia dell'ordine giudiziario mentre noi vogliamo dare applicazione alla Costituzione».

AN, «PD CHIEDA SCUSA ALLA MAGISTRATURA

Il Coordinamento provinciale di An di Pescara, invece, ha invitato il segretario del Pd, Walter Veltroni, il commissario regionale del Pd, il senatore Massimo Brutti, e Luciano Violante, a «chiedere scusa ai magistrati di Pescara contro i quali si sono scagliati».
Secondo An in alternativa alle scuse «continuando a solidarizzare con D'Alfonso, devono restituirgli l'incarico di segretario regionale del Pd, che non gli è stato sottratto dalla magistratura pescarese, ma dalla teoria veltroniana dell'eliminazione dei 'capobastone'».
Per An i tre esponenti del Pd «hanno pietosamente cercato di ridimensionare a mero finanziamento illecito ai partiti» l'ipotesi di corruzione, confermata proprio dall'ordinanza di revoca degli arresti domiciliari emessa dal Gip.
«La reazione del Pd sui fatti di Pescara é giusta», ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto in una intervista al Tg3, «a patto che questa valutazione sia retrodatata, perché dal 1994 di questi episodi ce ne sono molti, solo che riguardavano altri settori politici».

PASTORE (PDL):«OCCORRE CONOSCERE L'INTRECCIO TRA POLITICA E MASS MEDIA»

«Considerato il quadro complessivo di intrecci tra affari e politica e di diffuso clientelismo che sono stati messi in campo dall'amministrazione D'Alfonso si può dire che la vita cittadina è stata inquinata creando una rete di ampio malaffare che fa apparire come assolutamente modesta la tangentopoli abruzzese degli anni '90».
E' il quadro dipinto dal senatore Andrea Pastore. «Al di là di ogni umana solidarietà verso chiunque si trovi a vivere un'esperienza mortificante e dolorosa quale è quella della carcerazione, ancorchè domiciliare, soprattutto se preventiva e cautelare, anche per la nostra Pescara si pone un serio problema di accertamento incontrovertibile dei fatti», dice Pastore, «considerato che da oltre un anno la procura di Pescara ha posto sotto la lente di ingrandimento le attività del Comune sino al punto di costituire un pool di procuratori dedicati a tali indagini; il nostro Comune è apparso come quello più inquisito d'Italia mentre indagini ormai “mature” a carico di amministratori comunali (concorso a dirigente, gestione del verde, cd. multopoli) tali da approdare alla richiesta di rinvio a giudizio sono rimaste al palo della verifica del Gup».
Si porrebbe, infine, un problema di rapporti tra opinione pubblica e mass media dopo le ripetute ed in parte confermate indiscrezioni circa l'iscrizione sul libro paga di D'Alfonso «di un buon numero di giornalisti locali, di tutti gli orientamenti politici».
«Conoscere tali intrecci», sostiene Pastore, «potrebbe aiutare i cittadini a meglio giudicare l'imparzialità, anche se politicamente orientata, delle varie testate che sarebbero chiamate a dar conto di quanto riferito in anni di cronaca locale».

«IL PM NON HA FATTO ERRORI»

«La solidità dell'inchiesta sulle presunte tangenti al Comune di Pescara, per gli appalti pubblici, non viene assolutamente minata dalla decisione del gip di revocare l'ordinanza di carcerazione»: è questo il parere che filtra dalla Cassazione per bocca di un autorevole sostituto procuratore generale di Piazza Cavour contattato dall'Ansa.
«Certamente il gip avrebbe anche potuto riqualificare l'imputazione passando dall'ipotesi della corruzione a quella, meno grave, dell'illecito finanziamento ai partiti che lui stesso sembra indicare nell'ordinanza di scarcerazione, anche se non mettendolo nero su bianco. Il gip non è infatti obbligato a rimanere inchiodato al parere del pm. Tuttavia - prosegue l'alto magistrato - è anche vero che il gip doveva esprimersi solo sull'opportunità o meno di mantenere la custodia per
D'Alfonso. Sarà il momento dell'udienza preliminare quello nel quale ufficialmente, ed eventualmente, il gip nei panni di gup, potrà chiedere la riqualificazione del reato».
Una cosa è però certa, «nel lavoro finora svolto dal gip non c'é stata nessuna plateale approssimazione o leggerezza, c'é solo stato ovviamente più clamore perché l'indagine non riguarda 'Mario Rossi' ma il sindaco di una città".
Il Pg ricorda infine che la Procura retta da Nicola Trifuoggi - che nel 1984 fu uno dei tre "pretori d'assalto" ad oscurare le tv di Silvio Berlusconi che aggiravano il divieto di trasmettere su scala nazionale - «porta avanti inchieste fondate, come dimostra lo sviluppo di quella sulle tangenti nella sanità abruzzese».


27/12/2008 9.39