Cementificio di Sulmona: «grande opportunità per la valle Peligna»

Alessandro Biancardi

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SULMONA. Nelle intenzioni della società Toto Costruzioni Generali s.p.a. ci sarebbe la costruzione di un cementificio nei territori comunali di Sulmona e Pacentro.


Le opere da costruire, nei tre anni di cantiere previsti, sono essenzialmente due: la cementeria e un nuovo tracciato ferroviario che colleghi l'opificio alla ferrovia Sulmona-Napoli. L'investimento della ditta Toto innescherebbe un meccanismo propagativo di ricchezza per la valle Peligna stimato in molti milioni di euro.
La società Toto ha fatto già elaborare dall'Università D'Annunzio, una valutazione economico-sociale che permette di capire la portata effettiva di questo ingente investimento. Tutti i dettagli vengono chiariti e approfonditi nella relazione che illustra il probabile impatto economico e sociale del progetto. Gli effetti positivi «a cascata» si originerebbero dai tanti posti di lavoro creati per la realizzazione e il funzionamento dell'impianto.

I “NUMERI” DEL CEMENTIFICIO

Sorgerebbe a ridosso dei centri abitati di Sulmona e Pacentro, con una superficie territoriale di 260 mila metri quadri e permetterebbe di produrre a pieno regime 10.000 tonnellate di cemento al giorno. Attigua all'opificio ci sarà la cava per l' estrazione della materia prima, che insiste per l'80% su territorio comunale, dalla quale verranno prelevati più di un milione di metri cubi di materiale calcareo.
I numeri più interessanti al giorno d'oggi sono quelli relativi ai posti di lavoro. Gli occupati in fase di cantiere sarebbero 148. In fase di funzionamento arriverebbero a 298 unità, cifra che comprende i 22 addetti ai servizi generali (catering, pulizia, sicurezza). Nel fiume di posti di lavoro sarebbero compresi anche posti per formatori e manutentori esterni. La manodopera chiamata in causa sarà prevalentemente attinta dal territorio. Per realizzare l'impianto si impiegherà il 35% di manodopera locale sul totale. Mentre per la realizzazione delle infrastrutture, come la ferrovia, la percentuale di manodopera locale raggiunge il 90% del monte lavoratori.

«UN' ENORME OPPORTUNITA' PER IL TERRITORIO»

Non sono pochi i quasi 300 posti di lavoro previsti per una provincia, quella de L'Aquila, che certo non può vantare prestazioni positive nel panorama economico abruzzese. Tutt'altro infatti. Guardando alla lente d'ingrandimento le performances economiche delle province abruzzesi salta all'occhio il contributo negativo, rispetto al contesto regionale, della provincia aquilana.
Il tessuto produttivo del capoluogo regionale parrebbe preda di uno strutturale “immobilismo imprenditoriale” che si ripercuote negativamente sull'occupazione, sugli investimenti e sui consumi. La valutazione economico-sociale condotta dall'Università D'Annunzio, dopo aver tracciato un quadro esaustivo ma non rassicurante sull'economia aquilana, individua nel progetto della cementeria della ditta Toto uno spiraglio occupazionale per i lavoratori della Valle Peligna e non solo. «Un'enorme opportunità per il territorio provinciale nel suo complesso», si sostiene a chiare lettere nella relazione di valutazione. A detta dello studio dell'università, un investimento di tale portata servirebbe da un lato a «calmierare le criticità» evidenziate nel territorio in questione, da un altro a dare slancio allo sviluppo economico «inaugurando una nuova fase di crescita per la provincia aquilana».
E'invece tutto da calcolare, in un'apposita valutazione, l'impatto ambientale di questa mastodontica opera da realizzare.

«BENEFICI PER GLI ENTI LOCALI E PER I REDDITI DEI RESIDENTI»

L'analisi costi-benefici punta subito i riflettori sui benefici economici diretti per gli enti locali. Sarebbe a dire tutte le entrate di cui gli enti locali beneficerebbero se l'opera venisse realizzata in quel territorio. Dalle royalties su ogni metro cubo di materiale calcareo estratto dalla cava (0,90 cent di euro), ai benefici derivanti da maggiori introiti fiscali per le casse comunali (tarsu e ici). Questo fiume di denaro che andrebbe ad ingrossare le casse comunali, aumenterebbe anche la capacità di indebitamento dell'ente locale stesso. I Comuni interessati vedrebbero spalancarsi davanti a sé le porte per l'accesso alla Cassa Depositi e Prestiti per chiedere mutui per finanziare infrastrutture utili a tutta la comunità.
Non sarebbero solo gli enti locali ad essere investiti dal “buon vento” dell'investimento firmato Toto Costruzioni, ma anche i residenti. E' evidente infatti che il forte impatto occupazionale coinvolgerebbe in una spirale virtuosa tanti altri settori legati ai settori del consumo e delle banche. In un escalation di effetti positivi illustrati dalla valutazione, ci sarebbero anche gli effetti a medio-lungo termine riconducibili sempre all'impianto. Secondo il ben noto meccanismo economico del “moltiplicatore”, a partire dall'investimento iniziale i benefici si propagherebbero a macchia d'olio su tutto il sistema economico della valle Peligna. Si fa leva soprattutto su un punto di partenza certo: 1200 euro di stipendio mensile di un operaio. Da qui la cascata di eventi positivi che sono rintracciabili in un aumento del domanda per beni e servizi riversata sul territorio, un probabile, ma quasi certo, aumento dei depositi bancari. Per non parlare poi dei consumi che sarebbero riversati totalmente sul territorio dagli operai residenti in loco.

« RIDUZIONE DELLA VIABILITA' E DELLA PRODUTTIVITA' AGRICOLA»

Nella valutazione commissionata dalla società Toto all'università D'Annunzio vengono calcolati anche i costi esterni del progetto. Tali costi, nettamente inferiori ai benefici (secondo la relazione), andrebbero rintracciati in primis in una lieve riduzione della fluidità stradale dovuta al maggior congestionamento della rete viaria, seppur si dichiari che la maggior parte dei trasporti verrà dirottato su rotaie. L'incremento dei tempi medi di percorrenza è calcolato intorno ai 4 minuti. I costi imputati alla riduzione di fluidità viaria sono stati monetizzati facendo registrare una dinamica crescente di anno in anno. Il traffico di mezzi leggeri rappresenterebbe anche una fonte di inquinamento supplementare all'impianto stesso. I costi monetizzati in questo caso, quantificati con parametri dell'Enea e dell'Associazione “Amici della Terra”, si duplicherebbero nell'arco di dieci anni. Nel processo di monetizzazione vengono considerati anche i danni alla salute umana, agli edifici e al sistema agricolo. A quest'ultimo è dedicato ampio spazio nel capitolo dei costi. La minaccia per i terreni agricoli, adiacenti l'impianto, sarebbe la polvere prodotta dall'impianto che coprirebbe i terreni. L'impatto sarebbe diverso per i terreni limitrofi: la riduzione della produttività agricola è stimata al 40% per i terreni più vicini (entro 1,2 km) mentre sarebbe la metà per gli appezzamenti più lontani (circa 3 km). Con un procedimento di “zonizazzazione” si è agito anche per valutare l'impatto negativo sul patrimonio immobiliare delle aree limitrofe. La svalutazione di un singolo immobile, dopo la realizzazione dell'impianto, si attesterebbe tra il 2% e il 5% del valore attuale a seconda della zona in cui l'immobile è ubicato.

IN ATTESA DELLA VALUTAZIONE D'IMPATTO AMBIENTALE


Il progetto del cementificio di Sulmona supera a pieni voti la valutazione economico-finanziaria effettuata preliminarmente per dimostrare la convenienza di tale opera. I benefici sarebbero nettamente superiori ai costi, così come stimato nello studio in questione.
L'effetto moltiplicativo dei redditi diretti percepiti e dell'extra-gettito per gli enti comunali sarebbe oro colato per la provincia aquilana che di certo non scoppia di salute.
«E' in corso» , si dichiara, «un'attenta analisi ambientale» tesa ad accertare le emissioni di sostanze in atmosfera e a valutare l'impatto visivo dell'impianto che sorgerà non lontano dai centri abitati. Si accenna infatti ad un cambiamento dello “skyline” e alle modificazioni micro ambientali della flora e della fauna. Se dall'analisi ambientale emergeranno valutazioni di incidenza nei “limiti dell'accettabilità”, il giudizio assolutamente positivo della valutazione economico-sociale verrebbe a decretare l'inizio del cantiere. Per vedere cosa si intende con l'espressione (molto discrezionale) “limiti dell'accettabilità” si deve aspettare la valutazione ambientale.
m.r 22/12/2008 14.31