venerdì 28 novembre 2014

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Viaggio di Repubblica nelle nefandezze abruzzesi

ABRUZZO. Un viaggio nelle incongruenze e nelle nefandezze abruzzesi degli ultimi anni. Due pagine dense di vita amministrativa e non solo. Un lungo excursus delle ferite aperte pubblicato ieri sull'edizione domenicale di Repubblica.
La firma è quella di Paolo Rumiz che è venuto a dare una occhiata a questa regione sulla quale si abbattono colate di «fango e cemento» e dove nuove tempeste giudiziarie coinvolgono la politica che ha saputo sfruttare «il cono d'ombra mediatico» per poter fare di tutto e di più.
Una regione strana, che secondo una ricerca di una multinazionale, avrebbe una «facilità di penetrazione, costi d'insediamento minimi, zero conflittualità sociale». Soprattutto, «poche obiezioni ecologiche. Sembra il Congo, invece è Italia», scrive Rumiz.
Insomma una nuova occasione per dipingere le mille stranezze della nostra regione da sempre in preda alla pessima amministrazione.
«Povero Abruzzo», si legge nell'articolo, «il fango avanza e l'ultimo scandalo è solo una conferma del tramonto di un'isola felice. Da tempo mafia e camorra hanno messo le mani sul territorio, col business dell'edilizia e dei rifiuti. C'è l'affarone dell'acqua da imbottigliare per una manciata di euro; e ci sono i "regali" alla grande distribuzione, a spese dei fiumi e della cultura locale. "Qui - ti dicono - un pastore è asfissiato di divieti, ma un palazzinaro fa ciò che vuole"».
Ed il lungo viaggio serve ad elencare tutte le storture prodotte dalla politica in questi anni.
«L'orrore comincia subito, dopo l'incanto delle risorgive di Popoli, trasparenti tra i salici. È lo sposalizio con i veleni stoccati per un secolo dalla Montedison ai piedi del Gran Sasso, lì dove emerse la statua del guerriero italico di Capestrano. Roba micidiale, tipo Marghera, che per anni ha inquinato l'acquedotto di Pescara e per mesi è stata nascosta agli abruzzesi. Il terreno doveva essere messo in sicurezza, ma è ancora lì, sotto la pioggia d'autunno. In alto, immacolate di neve, Maiella e Gran Sasso. Sotto, un fiume che muore. Trote malate, boccheggianti, coperte di piaghe. Le puoi quasi prendere con le mani. Ma il peggio arriva dopo, quando la gola s'allarga. Un intrico di strade, viadotti, parcheggi, cave, centri commerciali. Il Pescara diventa uno zombie, le sponde un colabrodo, la valle un Bronx».
C'è persino il tempo di parlare del nuovo impianto dei Bellia a Rosciano e della costruzione del Megalò in piena zona di esondazione del fiume. «Chiedo se non c'è rischio e mi spiegano di no», si legge ancora nell'articolo, «c'è l'argine appena fatto, alto undici metri sul letto del Pescara. Vado a vedere. Una scarpata di pietra ha ingabbiato la corrente e la golena superstite è stata attrezzata con parcheggi, lastroni in cemento e sentieri in ghiaia. Il tutto decorato con alberelli (stitici), un laghetto (vuoto), qualche panchina (già distrutta dai vandali) e pannelli (illeggibili) a gloria di transumanze morte e sepolte. Intorno, piloni e scavalco di superstrade. Persone: zero. Fango: ovunque. Un cartello corona il degrado. C'è scritto: "Parco fluviale". Anzi, "Parco di riqualificazione urbana per lo
sviluppo sostenibile del territorio". Meno male. Non occorre sapere molto di fiumi per capire che quel tipo d'argine è un acceleratore che toglie ogni freno all'acqua in picchiata su Pescara».
«Possibile che abbiano dato una concessione edilizia in un posto simile?», si chiede Rumiz, «dopo la tragedia di Sarno la legge lo vieta. Invece sì, l'hanno data. Prima con i timbri della Regione di centrodestra, poi - due anni fa - con l'inaugurazione in pompa magna del centrosinistra, Del Turco in prima fila. Continuità perfetta».
Si scende più a valle e si arriva a Villanova…
«Mi avvertono che anche lì sorgerà un ipermercato. Di più: una città commerciale, con un autodromo e mega-alberghi. Una cosa immensa, mai vista in Italia, grande come la somma di tutti gli ipermercati già costruiti in zona. La domanda è già approdata alla commissione ambiente. Anche il nome è già pronto: "Grand Prix One". Leggo su internet: un milione di metri quadrati, 1800 addetti, una "magica combinazione di strutture ricettive, espositive, commerciali e (sic) esperienziali". Disneyland e Imola messe insieme. A che serve, in una regione che ha già la più alta densità europea di ipermercati? Chi saranno i clienti? E chi ha i soldi per questo immane investimento? Pare che l'ok della Regione non sia ancora arrivato solo per via della campagna elettorale. Ma ora tutto dovrebbe sbloccarsi. Megalò ha aperto la strada».
C'è poi il tempo per fare un giro nei pressi degli argini del Pescara dove sono iniziati i lavori per le centraline tanto discusse.
«Cerco notizie su un giornale abruzzese "on line" (chissà quale…, ndr)», scrive Rumiz, «e la conferma arriva. Quattro megawatt e mezzo contro cinque di un mulino a vento. Che senso ha? Non c'è risposta. La gente dice: "Addumannètele a lu commissarie". Quale commissario? Quello che governa le acque del bacino, nominato da due anni. Ma cosa fa? Perché non vede tutto questo?».
L'attenzione si sposta inevitabilmente sul commissario del fiume Pescara Adriano Goio, «voluto da Ottaviano Del Turco ma scelto da Berlusconi nell'ultima seduta del consiglio dei ministri il 9 marzo 2006».
«Oggi si vocifera di un passaggio di Del Turco al Pdl? Roba vecchia, ti dicono a Pescara. Tra l'orso marsicano e Berlusconi», si legge, «l'idillio cova da tre anni. I fiumi non mentono. Difatti il commissario - confermato dal successivo governo di sinistra - ha carta bianca sul territorio. Può fare a meno di valutazioni di impatto ambientale e derogare dalla legislazione italiana ed europea. Oggi risponde a una sola persona: Silvio Berlusconi, che diventa monarca delle acque d'Abruzzo».
Anche Repubblica, dunque, ha capito come la politica degli ultimi decenni ha distrutto l'Abruzzo.

22/12/2008 8.22


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22/12/2008 - 11:33

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