Terminato l'interrogatorio di D’Alfonso:«Non so nulla dei soldi di Dezio»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

12502

L’ARRESTO DI D’ALFONSO. PESCARA. E’ previsto per le 16 l’interrogatorio all’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso e del suo ex braccio destro Guido Dezio agli arresti domiciliari da lunedì sera. * LA SCHEDA 1/ ECCO IL PERCHE’ DEI DOMICILIARI * LA SCHEDA 2/ GLI ANDAGATI DELL’INCHIESTA



L'ARRESTO DI D'ALFONSO. PESCARA. E' previsto per le 16 l'interrogatorio all'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso e del suo ex braccio destro Guido Dezio agli arresti domiciliari da lunedì sera.



* LA SCHEDA 1/ ECCO IL PERCHE' DEI DOMICILIARI

* LA SCHEDA 2/ GLI ANDAGATI DELL'INCHIESTA





Sarà il Gip Luca De Ninis ad interrogare i due in Tribunale. Il gip intende «procedere a puntuali verifiche dei rapporti intercorsi tra il sindaco e i suoi collaboratori: proprio quei collaboratori sui quali D'Alfonso ha scaricato - lo scrive nell'ordinanza - peso e responsabilità delle scelte discrezionali contestate».
E' il caso del project financing dei cimiteri, dell'appalto concorso dell'area di risulta, delle truffaldine imputazioni contabili volte a sostenere i costi delle campagna elettorali e delle altre manifestazioni politiche.

15.30 D'ALFONSO PARLERA'?

E' ancora mistero sull'atteggiamento che l'ex sindaco vorrà mostrare davanti ai giornalisti di tutta Italia, già in attesa al palazzo di giustizia.
E' probabile che D'Alfonso riesca a dribblare le telecamere e i microfoni passando dal parcheggio sotterraneo.
L'ex primo cittadino potrebbe decidere anche di non rispondere ai giudici, come vuole una linea difensiva ormai consolidata dal suo avvocato Giuliano Milia.

15.49 EVITATI I GIORNALISTI

Sarebbe già arrivato in tribunale l'ex sindaco Luciano D'Alfonso, riuscendo a evitare i giornalisti. Prima di lui è arrivato l'avvocato Giuliano Milia che ha visto i cronisti e fatto passare dell'ingresso posteriore dove non c'erano nè telecamere nè microfoni. Si sono poi diretti nell'aula 6 al primo piano dove avverrà l'interrogatorio.

15.57 SMENTITO L'ARRIVO DI D'ALFONSO

Non è ancora chiaro se l'ex primo cittadino sia arrivato già in Tribunale. Alcune persone che sono uscite fuori nell'atrio avrebbero detto che l'aula 6 è ancora vuota. C'è trepidazione tra i quasi quaranta giornalisti che vorrebbero una dichiarazione dall'indagato eccellente.
Si respira lo stesso clima incandescente di inizio settembre quando, nel corso dell'incidente probatorio, fu Ottaviano Del Turco a recarsi più volte in Procura assediato dalla stampa di tutta Italia.

16.00 ARRIVATO IL PM

E' entrato nell'aula 6 il pm Gennaro Varone. Presumibilmente a breve comincerà l'interrogatorio.

16.30 D'ALFONSO STA RISPONDENDO


D'Alfonso secondo indiscrezioni che stanno trapelando starebbe rispondendo alle domande del gip De Ninis. Non si sarebbe dunque avvalso della facoltà di non rispondere. In questo caso potrebbe trovarsi a ripetere le stesse cose dette al pm Varone negli ultimi due interrogatori avvenuti tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre. In quella occasione l'ex sindaco scaricò tutte le responsabilità sul suo ex braccio destro Guido Dezio, giudicato però dalla Procura solo un “braccio operativo”.

16.37 C'E' ANCHE UN CONTESTATORE

Vicino ai giornalisti si è piazzato anche, un uomo, che sta protestando mostrando un cartello.
Si tratta della stessa persona che quattro anni fa salì sul tetto del municipio per reclamare un posto di lavoro e che non ha visto cambiare niente nella sua situazione in questi anni.
«Chi ha avuto vuole sempre di più», si legge sul suo cartello, «e c'è chi non riesce a portare un pezzo di pane ai propri figli. La legge è uguale per tutti».

16.55 OGNI TANTO UNA SBIRCIATINA AGLI APPUNTI

D'Alfonso sta continuando a parlare, ormai da 40 minuti. Appare leggermente preoccupato ma risponde ad ogni domanda in modo prolisso. Sbircia ogni tanto gli appunti a sua disposizione. Nell'aula dove si sta svolgendo l'interrogatorio a porte chiuse ci sono anche il suo avvocato Giuliano Milia, il pm Varone e il suo segretario, il gip De Ninis e il suo segretario.

17.15 E' ARRIVATO ANCHE DEZIO

E' arrivato pochi minuti fa anche il braccio destro del sindaco D'Alfonso accompagnato dal suo legale, avvocato Spagnuolo. Ai giornalisti che hanno tentato di avvicinarlo non ha proferito parola. Dezio dovrà essere interrogato dopo l'ex primo cittadino che starebbe concludendo il suo interrogatorio che è stato lungo e pare documentato.

18.57 TRE ORE DI CHIARIMENTI

Sta parlando da quasi tre ore l'ex sindaco ed ex segretario regionale del PD, Luciano D'Alfonso.
D'Alfonso è arrivato in Procura per dare la sua versione. Impermeabile e giacca verde a quadri, D'Alfonso era arrivato a palazzo di Giustizia alle 15.15 portando sotto braccio quattro grandi faldoni di carte e documenti: con lui i legali Giuliano e Roberto Milia.
Secondo quanto è stato possibile apprendere, non sarebbero state molte le domande poste dai magistrati, mentre l'ex primo cittadino avrebbe fornito moltissime precisazioni.
D'Alfonso ha iniziato parlando degli appalti dell'Area di risulta dell'ex stazione ferroviaria e dei suoi rapporti con l'imprenditore Carlo Toto. Poi ha parlato dell'appalto per i servizi cimiteriali, delle consulenze, della composizione delle commissioni di valutazione dei vari progetti.

19.25 INTERROGATORIO TERMINATO

L'interrogatorio dell'ex sindaco diPescara Luciano D'Alfonso si e' protratto per circa tre ore.
L'indagato si e' difeso sostenendo di non essere mai entrato nelle scelte dei tecnici comunali ma di essersi occupato solo dell'indirizzo politico. D'Alfonso ha inoltre affermato ai magistrati di non sapere nulla del denaro emerso dalla lista di Dezio sequestrata dagli investigatori nella sua abitazione.


[pagebreak]
LA SCHEDA 1/ ECCO PERCHE' SONO SCATTATI I DOMICILIARI

Avere ideato un meticoloso sistema di illegalità, avere turbato e mortificato la democrazia in città, avere compiuto una serie illimitata di reati con una facilità estrema. Sono questi i motivi che hanno indotto il gip, Luca De Ninis, a firmare l'ordinanza per gli arresti domiciliari dell'ex primo cittadino, Luciano D'Alfonso, del suo braccio destro, Guido Dezio, e l'imprenditore De Cesaris.
Secondo il giudice dalle risultanze investigative si possono scovare le prove di «un meticoloso sistema di illegalità volta a garantire al sindaco D'Alfonso sia visibilità pubblica sia denaro ed altri servizi per scopi personali».
«Da tale premessa è agevole desumere», scrive il giudice, «non solo il concreto pericolo, ma la sostanziale certezza (…) che anche in futuro possano essere commessi reati simili, perché tali condotte appaiono connaturate al modo di agire e di concepire la propria funzione politico-amministrativa».
Le indagini secondo il gip hanno dimostrato anche le «eclatanti irregolarità nei due grandi appalti pubblici che hanno interessato l'amministrazione D'Alfonso e cioè l'affidamento dei cimiteri all'impresa privata De Cesaris e l'appalto dell'area di risulta».
A pesare sulla figura amministrativa dell'ex sindaco c'è una «teoria di abusi e di illegalità concernenti la nomina e la remunerazione dei consulenti esterni dell'amministratore comunale e dei commissari di gara».
Tutti partecipavano alla stessa partita ed erano componenti della stessa squadra, in grado di raggiungere un medesimo scopo che coincideva sempre, dice la procura, con la volontà del sindaco.
Di questo sistema corruttivo e generale «per la sua sistematicità» avrebbe inevitabilmente «condizionato l'attività altamente discrezionale dell'ex primo cittadino il quale in molti casi ha speso anche personalmente l'esercizio del suo potere mentre in altri casi ha agito attraverso i suoi fiduciari».

INTERESSE PUBBLICO MORTIFICATO

In sostanza per il giudice delle indagini preliminari i regali ed i versamenti in nero -considerati tangenti- avrebbero condizionato l'agire amministrativo dell'ex primo cittadino che avrebbe portato avanti progetti nell'interesse del privato e non di quello pubblico.
«Tale sistema di azione, professionalmente fondato sulla corruzione sulla truffa, sullo sfrontato piazzamento dei propri accoliti ai posti strategici», scrive De Ninis, «ha radicalmente inquinato il rapporto privato-pubblica amministrazione, facendogli perdere qualunque trasparenza (requisito essenziale dell'azione del pubblico amministratore) ed ha prodotto inaccettabili risultati, a vantaggio di privati immeritevoli ed a spese della cittadinanza».
Questo sarebbe accaduto proprio con la privatizzazione dei cimiteri di Pescara -a tutto beneficio dell'amico finanziatore e ristrutturatore dell'appartamento dell'ex sindaco- che ha così potuto imporre «tariffe in aperta violazione del bando di gara».
Lo stesso si sarebbe verificato anche nel caso dell'imprenditore e amico personale, Carlo Toto «che per un soffio non è divenuto padrone del centro cittadino imponendo ai pescaresi un'ingente ed odioso balzello», parole di De Ninis.
Lo stesso è accaduto anche con l'altro imprenditore e amico Di Properzio che «stava per acquistare a prezzo vile aree del valore di milioni di euro».
«Il sistema di potere in questione», scrive il giudice, «è stato messo in funzione, potenziato e gestito da un ristretto gruppo di azione, capeggiato dal sindaco, che, con assoluta noncuranza per i più elementari dettami del diritto, ha trasferito nel Comune di Pescara un gruppo di fedelissimi il quale gruppo ha curato gli aspetti giuridici e materiali di tale programmata azione illegale».
Sono state così redatte ed approvate: «delibere di comodo, approvazioni di accordi di programma fantasiosi e forzati, false attestazioni, con ricerca spasmodica di finanziamenti e la tessitura di una fitta trama di rapporti occulti, fondati sulla corruzione con tutti i più importanti imprenditori del luogo».

«DEMOCRAZIA MINATA»

«In definitiva il sistema è tale da avere minato radicalmente la stessa democraticità dell'amministrazione cittadina», si legge nell'ordinanza, «come avviene quando l'azione amministrativa fondata sullo scambio e sul mercimonio dei pubblici poteri esautora, di fatto, la competenza degli organi di controllo, i consessi in cui si vota e la stessa libertà morale dei funzionari».
Emblematico per il giudice il caso di un dirigente cacciato perché «non allineato».
Anche per queste ragioni per i principali indagati D'Alfonso e Dezio «ricorre il concreto ed attuale pericolo di inquinamento della prova».
A questo punto delle indagini è necessario, secondo il giudice, procedere all'audizione dei vari indagati che sono dipendenti o dirigenti comunali che possono essere ancora influenzati dall'ex sindaco: per questo si rendono necessari gli arresti domiciliari e l'isolamento completo.
Esigenze cautelari che permangono, secondo il giudice, anche dopo le dimissioni già annunciate con circa 10 giorni di anticipo allo stesso pubblico ministero, Gennaro Varone.
Gli arresti sono scattati, comunque, nonostante il sindaco fosse stato interrogato ed avesse proposto una sua memoria difensiva che è stata giudicata evidentemente insufficiente.
«Le giustificazioni offerte dal sindaco nel corso dell'interrogatorio», scrive De Ninis, «si sono limitate in definitiva a prendere le distanze dai comportamenti dei soggetti che, come il Dezio, sono stati certamente fedeli strettissimi suoi collaboratori».

Pendono, infine, nei confronti di Marco Molisani, capo di gabinetto, e Fabrizio Paolini, autista factotum, le misure interdittive della sospensione del pubblico servizio. I due dipendenti pubblici potrebbero vedersi comminare questa ulteriore misura dopo il loro interrogatorio davanti al giudice.
Infine il giudice stabilisce il termine della misura cautelare in tre mesi.

18/12/2008 12.24
[pagebreak]

LA SCHEDA 2/ GLI INDAGATI

Questi sono gli indagati che figurano nell'ordinanza del gip Luca De Ninis. Ne mancherebbero una decina, stando a quanto affermato dalla stessa Procura che il giorno degli arresti ha parlato di «35 indagati».

Luciano D'Alfonso, ex sindaco di Pescara
Guido Dezio, ex braccio destro ed ex dirigente dell'Ufficio Patrimonio
Marco Molisani, ex responsabile di gabinetto
Massimo De Cesaris, imprenditore che si aggiudicò l'appalto dei cimiteri
Fabrizio Paolini, autista e factotum di D'Alfonso
Alberto La Rocca, imprenditore
Giampiero Leombroni, ex responsabile ufficio Lavori Pubblici al Comune
Marco Mariani, avvocato
Francesco Ferragina, titolare della società Kon
Enzo Perilli, imprenditore titolare della società Adriabitumi
Giacomo Costantini, legale rappresentante della Appalti Engeneering,
Carlo e Alfonso Toto, imprenditori della Toto Costruzioni
Fabio Zuccarini, tesoriere La Margherita
Nicola Di Mascio, imprenditore
Gaetano Silverii, dirigente area tecnica del Comune di Pescara
Alessandro Di Carlo
Bruno Nicandro, imprenditore
Bellafronte Taraborrelli, imprenditore
Lorenzo Di Properzio, imprenditore
Pietro Colanzi
Dino Di Vincenzo
, imprenditore
Pierpaolo Pescara, dirigente del Comune di Pescara
Luigi Pierangeli, imprenditore della Sanità