D'Alfonso/Toto:«150mila euro di tangenti, viaggi e aerei per cementare amicizia»

Alessandro Biancardi

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D'Alfonso/Toto:«150mila euro di tangenti, viaggi e aerei per cementare amicizia»
L'ARRESTO DI D'ALFONSO PESCARA. L'operazione area di risulta è stata una delle più delicate operazioni della città ma anche una delle più contestate. Ha turbato la vita amministrativa per oltre un anno. Condita da mille illazioni e voci maligne…
Il progetto prevedeva nuovi parcheggi a pagamento ma anche la chiusura al traffico di una gran fetta di città.
Per entrare nel centro si sarebbe dovuto pagare. Quanto? Troppo.
Tutti gli introiti sarebbero stati della ditta che avrebbe realizzato i lavori. Venne istituita una gara a livello europeo (con una rettifica dopo la pubblicazione come è avvenuto in altre gare contestate): alla fine si presenta (e vince) solo la Toto Costruzioni spa di Chieti.
In tutta Europa solo l'azienda di casa, dell'imprenditore amico di vecchia data e testimone di nozze dell'allora sindaco D'Alfonso, si fa avanti e si aggiudica il più grande appalto della città (53 milioni di euro ma con un giro di affari stimato intorno ai 400 milioni in 29 anni). Troppo per evitare le illazioni e le voci maligne.
D'Alfonso ha ostentato sempre tranquillità; in un consiglio comunale di fuoco si avvicinò anche ad alcuni giornalisti scettici e cercò di convincerli uno ad uno della regolarità dell'opera. Ma i numeri non quadravano, lui si difese e per molti sembrò che stese difendendo se stesso non una operazione del Comune.
E nello stesso consiglio comunale D'Alfonso, perse le staffe incalzato dal pressing della minoranza tanto da dire al senatore Pdl Andrea Pastore «meriteresti uno schiaffone sul faccione».
Oggi leggendo le carte della procura che parlano di tangenti dell'imprenditore teatino all'ex primo cittadino, connivenze, favori troppo generosi vista la delicata situazione e un appalto così ricco in ballo, sembra di leggere qualcosa che tutti già sapevano. Perché le incongruenze erano evidenti.
Ma con l'aiuto all'amico d'infanzia, il primo cittadino non si stava solo garantendo un continuo introito di soldi da utilizzare in occasioni pubbliche e private, ma aveva di fatto inguaiato a vita i pescaresi.
Con l'arrivo di Toto S.p.a, infatti, la spesa dei cittadini si sarebbe impennata e in 30 anni avrebbero speso per circolare in città in auto e parcheggiare 380 milioni di euro, con un aumento del 400% rispetto alle tariffe in vigore oggi.
Un bell'affare senza dubbio.
L'occhio di riguardo di D'Alfonso, sebbene l'amicizia di lunga data, non era gratis. Secondo l'accusa il braccio operativo dell'ex sindaco era il suo uomo di fiducia Guido Dezio, definito «collettore di denaro dalle imprese», una persona «di strettissima fiducia ed incaricato del reperimento di risorse per l'attività politica».
Era quello che andava a chiedere e riscuoteva, che doveva annotare tutto e che secondo la procura lo fece anche in modo «incauto». Numeri, nomi e cifre e proprio quegli "appunti" da ragionier Fantozzi sarebbero stati un'ottima traccia per le indagini. Piccole mollichine che hanno portato gli inquirenti a bussare alla porta dei singoli imprenditori. Dal canto suo D'Alfonso nell'interrogatorio davanti al pm Gennaro Varone avrebbe scaricato completamente il suo collaboratore addossandogli ogni responsabilità. In pratica Dezio avrebbe raccolto tangenti per sé. Tuttavia questo cambio di strategia sarebbe avvenuto solo nell'ultimo interrogatorio del 9 dicembre non prima cioè nelle settimane successive all'arresto dello stesso Dezio.

VIAGGI, VACANZE, CENE

E' abbastanza lunga la lista di versamenti effettuati da Toto all'ex sindaco di cui si è riusciti a reperire –finora- prove per un importo che arriva ai 120 mila euro. La procura ha trovato riscontri documentali, versamenti, fatture, assegni, uscite da un conto e arrivo sull'altro.
Dal canto suo l'imprenditore balzato sulle cronache per l'acquisto di Alitalia, ringraziato pubblicamente dal premier Berlusconi ha fatto sapere tramite il suo avvocato che la sua azienda ha sempre «operato nel rispetto di tutte le leggi e che le cose si chiariranno presto»
D'Alfonso, secondo l'accusa, indusse Carlo e Alfonso Toto a versargli soldi, offrirgli viaggi aerei, pagare cene.
I primi 7.000 euro arrivarono a marzo-aprile 2006 (a luglio dello stesso anno uscì il bando per l'area di risulta): si parla di un «contributo non dichiarato» in prossimità delle elezioni politiche. La somma venne riscossa con la collaborazione di Dezio.
Toto pagava –secondo quanto si può leggere nell'ordinanza del gip Luca de Ninis- anche l'autista di D'Alfonso, Fabrizio Paolini, borsista del comune di Pescara nel 2005 e di fatto chauffeur di D'Alfonso. Lo ha fatto dal settembre 2004 al gennaio del 2007: lo stipendio mensile era di 1.500 euro ma c'era anche il rimborso per il carburante e la facoltà di usare una auto 166 (che D'Alfonso guidava anche personalmente).
Tra il 2003 e il 2006 l'ex primo cittadino aveva a disposizione gratuitamente anche aerei Airone.
Ma non è tutto: Toto pagava alla famiglia D'Alfonso anche le vacanze. Lo fece a Pasqua del 2006 quando l'ex amministratore cittadino andò con moglie e figli a Malta e a Venezia.
Partirono con un aereo privato Iulia Falcon 20 per la tratta Pescara- Malta- Venezia ( Nella foto: D'Alfonso nel Falcon ). Costo del volo? 25.893 sostenuto interamente dalla Airone spa verso la Airone Executive.
Toto pagò, ipotizza il pm Varone e approva il gip De Ninis, anche 10.843,30 in favore dell'agenzia Orchidea Viaggi che aveva rilasciato i biglietti di viaggio a D'Alfonso per una vacanza del 15 maggio 2006.
E poi ancora pagò cene personali, di rappresentanza e elettorali presso il ristorante Sea River di Pescara per un importo accertato di 10.800 euro fino al 18 dicembre 2006 e un pranzo di lavoro da 924 euro presso l'Hotel Flora Marriot di Roma il 29 giugno del 2006 alla quale parteciparono i membri dell'associazione Europa Prossima.
Toto finanziò ancora nel 2007, per una somma di 10 mila euro un mezzo di soccorso in favore della Lega Abruzzese Antidroga da donare al comune di nascita del suo amico, Lettomanoppello.
A giugno 2006 arrivarono anche altri 10 mila euro alla pro- Loco di Lettomanoppello su richiesta di D'Alfonso. Entrambi i pagamenti vennero definiti dall'ex amministratore necessari «per un ritorno d'immagine».

«CONSIGLIO COMUNALE SCAVALCATO»

Come sottolinea la Procura, nonostante l'amicizia tra i due, l'imprenditore Toto non faceva tutto questo per nulla. Dietro c'era sempre «una promessa volontà politica benevola verso l'impresa».
Ma analizzando il project financing aggiudicata alla Toto spa , scrive il gip De Ninis, «si evidenziano marcati favoritismi verso l'impresa». Ed è proprio la consecutio favori-doni-provvedimenti (o promessa di provvedimenti) amministrativi che configurano il reato di concussione
In particolare viene messo in evidenza il fatto che «l'offerta della Toto Spa, apparentemente non conforme al bando, ha risentito della disponibilità della commissione giudicatrice ad interpretare il bando in senso favorevole». La procura non lo ricorda, ma è cosa di dominio pubblico che la persona che ha scritto il bando e scritto le regole, Giampiero Leombroni, trovò poi lavoro alla Toto. Ex dirigente già indagato in altre inchieste, uomo di fiducia di D'Alfonso e messo in posizioni chiave, spesso discusso poi dimessosi dal Comune fece ritorno in provincia, dove era già stato. Dopo 8 mesi venne assunto proprio alla Toto spa, dove aveva già lavorato in gioventù.
Ma non solo, Leombroni in quanto ideatore del primo bando ed in buona percentuale anche del secondo conosceva il “cavillo di troia”, una sfumatura che è sfuggita agli altri concorrenti e che è stata notata da Toto nella sua offerta e che gli è valsa l'appalto.
Dopo battaglie amministrative e politiche, solo dopo la conclamazione dell'inchiesta in corso .in un primo momento affidata al pm Aldo Aceto poi confluita a Gennaro Varone- il sindaco decise di annullare la gara e di ricominciare da capo.
Nell'ordinanza del gip si sottolinea anche come la giunta abbia approvato nel luglio del 2006 il bando di gara per la riqualificazione dell'area di risulta «in violazione delle competenze che spettano al consiglio comunale».

Alessandra Lotti 17/12/2008 9.08

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/news2/article.php?storyid=175]L'INCHIESTA SULL'AREA DI RISULTA DI PRIMADANOI.IT[/url]
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IL DIFENSORE DI LEOMBRONI PRECISA

A proposito del coinvolgimento del geometra Giampiero Leombroni nella vicenda il difensore, Lino Sciambra, ha inteso chiarire alcuni punti ritenuti fondamentali.
«Leombroni ha ufficialmente appreso di essere indagato nel procedimento penale nel quale è coinvolto anche l'ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, solo nella giornata del 19 dicembre 2008», ha spiegato l'avvocato Sciambra, « benché, già da qualche giorno, il suo nome sia comparso in tale qualità in numerosi articoli di stampa pubblicati su vari organi d'informazione, in totale spregio del rispetto del segreto istruttorio. Peraltro in alcuni casi, a causa della falsità delle informazioni riportate, ad esempio con riguardo alla circostanza dell' ”assunzione” (si tratta di un rapporto di consulenza) presso la Toto spa, ha subito un vero e proprio discredito della sua reputazione ed immagine professionale, per il quale mi ha dato mandato di agire nelle competenti sedi giudiziarie».
Nel merito della indagine Leombroni, ha fatto sapere il suo avvocato, ha espresso «piena fiducia nell'operato della magistratura, certo di dimostrare nelle sedi opportune con assoluta chiarezza e trasparenza la sua totale estraneità ai fatti, ovvero l'infondatezza dei medesimi, per i quali risulta essere ora indagato».

22/12/2008 18.24