Arresti Bellia, dopo l’interrogatorio la richiesta di remissione in libertà

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Remissione in libertà per Fabrizio Bellia, domiciliari o altre misure non “afflittive”, cioè di minore pesantezza rispetto alla detenzione, per Walter Bellia e Maurizio Minichilli.


Dopo l'interrogatorio da parte del Gip Marco Flamini, sono queste le richieste dell'avvocato Vittorio Supino, che difende tutti e tre gli imputati arrestati dai Carabinieri per traffico illecito di rifiuti pericolosi.
Semplice e molto breve il colloquio con Fabrizio Bellia, che ha la posizione più leggera rispetto ai reati contestati e che ha ribadito il suo ruolo all'interno della società sia marginale. Lui, sostiene, si interessava solo di rottami ferrosi e non aveva mai partecipato alle decisioni ed alle pratiche di smaltimento che sono sotto inchiesta.
E per lui, come detto, è stata presentata subito la richiesta di scarcerazione che ha buone probabilità di essere accolta, in quanto l'imputato svolgeva essenzialmente un ruolo secondario.
Più lunghi sia l'interrogatorio dell'avvocato Minichilli, che ha preso atto delle contestazioni rivoltegli, che di Walter Bellia.
Quest'ultimo avrebbe ammesso le sue responsabilità, giustificandosi però con le difficoltà a seguire tutti i cambiamenti della normativa sui rifiuti.
Infatti, pur in presenza di un impianto realizzato secondo la legge vigente al momento della costruzione, il cambiamento delle leggi sui trattamenti da eseguire lo ha di fatto «spiazzato», spingendolo a cercare una «scorciatoia» che è stata ritenuta illegale. Comunque della sua volontà di «mettersi in regola» è testimonianza il fatto, ha detto l'imputato, che già dal gennaio 2008 la Seab smaltisce regolarmente i rifiuti pericolosi anche in Germania, ove si paga molto di più.
Di qui la richiesta di scarcerazione perché, se lo smaltimento illecito era finalizzato a non pagare l'ecotassa, adesso che questo non avviene più, non ci sarebbe motivo di restare ancora in carcere.
Una richiesta che però non è stata ancora presentata né per lui né per l'avvocato, in quanto gli accertamenti continuano, anche per stabilire con precisione quanti sono stati i rifiuti pericolosi smaltiti.
L'avvocato Supino infatti, pur apprezzando la metodica dell'interrogatorio da parte del Gip Flamini, ha contestato la cifra di 150 mila tonnellate di cui ha parlato la perizia del consulente tecnico della Procura, ed ha preannunciato una perizia di parte anche sugli aspetti meccanici e chimici dello smaltimento sotto inchiesta.
Sebastiano Calella 16/12/2008 8.38