A Rosciano il prossimo impianto di rifiuti di Giuseppe Bellia

Alessandro Biancardi

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ROSCIANO. L'Abruzzo al centro di traffici illeciti di rifiuti pericolosi. Un giro vorticoso di denaro che da sempre vede come fulcro come se semplice via di passaggio la nostra regione.
Dopo gli arresti eccellenti dei fratelli Walter e Angelo Fabrizio Bellia, accusati di smaltimento illecito di rifiuti tossici, a Rosciano, sulla collina di fronte Chieti, si diffonde il malumore per una nuova attività nel campo di rifiuti. Questa iniziativa è di Giuseppe Bellia, leader nel settore, parente dei due indagati ma in alcun modo collegato all'inchiesta scoppiata nei giorni scorsi.
L'operazione della procura di Chieti denominata "Quattro mani" ha disegnato per ora solo parzialmente una intricata mappa dello smercio di rifiuti che attraverso la manomissione delle carte diventavano rifiuti normali da smaltire nelle discariche di mezza Italia.
Una notizia dirompente per tutta la regione che ha fatto saltare sulla sedia, per ora, soltanto gli ambientalisti ed un gruppetto sparuto di persone con residenza a Rosciano.
È nel piccolo comune, infatti, che qualche mese fa è stato presentato un progetto che prevede la realizzazione di un impianto industriale di trattamento chimico-fisico di rifiuti non pericolosi con il successivo deposito e stoccaggio nel sottosuolo.
Il progetto è stato presentato da una società: la Mb Dumping Group Treatment.
L'impianto di trattamento rifiuti dovrebbe essere realizzato nella cava di ghiaia e argilla ormai dismessa in località Colle Popoli.
Il progetto ha destato un certo interesse alcune settimane fa e il primo cittadino, Gianfranco Passeri, dopo aver parlato con il progettista Domenico Merlino (noto per aver progettato il Megalò, il tracciato automobilistico di Jarno Trulli ancora in fieri ed una lunga serie di opere di primo piano) sembrava ben contento di poter dare il via libera ad una nuova attività produttiva.
Anche perché, secondo una bozza di accordo, il Comune avrebbe guadagnato per l'intero periodo di funzionalità dell'impianto una cifra che oscillerebbe tra i 3 ed i 5 milioni.
Qualcuno, tuttavia, ha iniziato ad insospettirsi sia perché dietro c'era questo cognome, Bellia, che in passato è stato travolto da alcuni scandali giudiziari (nel 2002 Sergio Bellia fu arrestato per traffico di rifiuti pericolosi), e sia perché l'attività industriale di trattamento dei rifiuti in realtà poteva assomigliare molto ad una vera e propria discarica. Ma il titolare della ditta, Giuseppe Bellia, invita a non fare di tutta l'erba un fascio.

UNA IMPRESA O UNA DISCARICA?

Il piano regolatore del Comune di Rosciano tuttora vigente classificherebbe l'aria del nuovo insediamento come "zona artigianale industriale e commerciale di espansione".
Dopo i precedenti dei giorni scorsi i cittadini chiedono più sicurezza e dettagli sui controlli che verranno messi in atto.
Anche l'impianto di Rosciano dovrebbe prevedere lo stoccaggio di rifiuti non pericolosi ma è chiaro che adesso la gente vuole avere maggiori garanzie e certezze dalle istituzioni. Ed è per questo che attende chiarimenti dall'amministrazione comunale.
Tuttavia sono in molti a storcere il naso anche per la procedura amministrativa che è stata intrapresa già alcune settimane fa.
Se, da una parte, si prevede, infatti, il trattamento chimico-fisico dei rifiuti non pericolosi, dall'altro, si prevede anche l'interramento. Dunque un'area dell'insediamento industriale prevederebbe una vera e propria discarica.
Se questo fosse vero la procedura iniziata a palazzo di città permetterebbe la costruzione di una nuova discarica aggirando tuttavia le norme che prevedono la creazione delle discariche come la valutazione di impatto ambientale, la compatibilità ambientale, al presentazione di relazioni geomorfologiche ed una serie di altri obblighi da seguire.
Se però la legge prevede che non si possono costruire nuove discariche ad una distanza inferiore di 500 metri dalle abitazioni, in questo caso si starebbe per costruire nei pressi di una zona densamente popolata che dista 1 chilometro in linea d'aria da Villa Oliveti e a poche centinaia di metri dal sito dove dovrebbe sorgere Borgo San Benedetto, un grande quartiere residenziale con oltre 400 abitazioni.
Ma ci sarebbe di più.
Secondo quanto prescrivono le norme regionali è sì possibile costruire una discarica all'interno di una cava dismessa ma la tipologia di rifiuti ammessa è solo quella degli inerti cosa che non accadrebbe in questo caso.
Che fare dunque?
La patata che ora è diventata molto bollente (forse meglio scottante) è ancora in mano all'amministrazione comunale e dovrà essere questa a verificare che tutto sia in piena regola e che soprattutto l'eventuale impianto non danneggi ulteriormente l'ambiente.


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15/12/2008 8.27