La Lioce piò ricevere in carcere lettere e riviste

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il capo delle Nuove Br Nadia Desdemona Lioce può ricevere in carcere riviste di carattere politico e lettere.
Lo ha deciso la Cassazione che ha annullato così l'ordinanza del
tribunale di sorveglianza dell'Aquila.
Per la Suprema Corte il lasciapassare dato alla Lioce, condannata
all'ergastolo in via definitiva per gli omicidi dei giuslavoristi
Massimo D'Antona e Marco Biagi, nonchè dell'agente della Polfer
Emanuele Petri «non costituisce un'insidia per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza» all'interno del penitenziario.
Il Tribunale dell'Aquila, invece, che aveva deciso di fermare tutte le
missive «in entrata e
in uscita» della detenuta, riteneva che potesse essere utilizzato «un
linguaggio che ben potrebbe celare significati ulteriori», con un
contenuto «palese che appare tale da porre in pericolo
l'ordine e la sicurezza».
Il difensore della Lioce aveva rilevato che era stato rifiutato dal tribunale l'inoltro di una rivista in libera vendita nelle edicole «solo perchè, dal sommario, e' emerso che essa contiene un articolo su
'strategie della controrivoluzione'».
Ciò che «allarma i giudici del merito - rilevava il difensore nel ricorso - e' l'uso di parole come 'comunismo, lotta di classe, controrivoluzione'» ma «non si vede per quale motivo anche un detenuto non possa avere e coltivare le sue idee politiche» e «perchè lo stesso debba essere censurato quando tale condotta non ponga in alcun modo in pericolo l'ordine intramurario».

02/12/2008 8.48