Maxi inchiesta per truffe da 27 mln per contributi agricoli Ue: 133 indagati

Alessandro Biancardi

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Maxi inchiesta  per truffe da 27 mln per contributi agricoli Ue: 133 indagati
PESCARA. Sono 133 gli indagati per una presunta truffa in danno all'unione Europea e allo stato italiano da circa 27 milioni di euro scoperta dai finanzieri del Nucleo di polizia Tributaria di Pescara, dopo circa tre anni di indagini. (Nella foto il comandante Maurizio Favia)
«Un fiume di soldi pubblici dispersi in tanti rivoli», ha spiegato questa mattina il colonnello Francesco Rampolla, comandante provinciale di Pescara.
Soldi che dovevano essere erogati ai proprietari terrieri per consentire la messa in riposo di alcuni campi. A volte però i campi erano talmente piccoli da non giustificare somme così ingenti (dai 50 mila ai 300 mila euro).
In alcuni caso, hanno scoperto i finanzieri, i beneficiari non avevano nemmeno gli appezzamenti di terreno. L'operazione, partita in Abruzzo (dove si conta 1 solo indagato) ha avuto risvolti in tutta Italia.

Sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara prima e di Roma poi, i finanzieri hanno individuato così una vera e propria associazione per delinquere composta da 119 destinatari di contributi (contadini di tutta Italia), non dovuti, percepiti tra il 2003 ed il 2006 e 14 persone ra dirigenti pubblici e intermediari che guadagnavano la fetta più grande della torta. Tutti sono accusati di truffa aggravata e falsità di atti pubblici.
L'operazione è stata condotta su tutto il territorio nazionale da 52 reparti della Guardia di Finanza.
L'indagine è partita dall'Abruzzo perché dopo alcuni controlli le Fiamme Gialle hanno scoperto che un abruzzese di Castel Frentano aveva ricevuto 278.867 euro di contributi per un terreno di poche decine di metri quadri.
In una prima fase dell'inchiesta era presente anche un pescarese e per questo la procura competente è stata individuata in Pescara.
Da ieri sono partiti sequestri preventivi in tutta Italia per decine di milioni di euro, sequestri che potranno trasformarsi in confisca e risarcire l'eventuale danno provocato.
Per il momento pare che si siano riusciti a reperire beni per 17 milioni di euro, ma fino alla fine dell'indagine, gli inquirenti sostengono che ci si avvicinerà molto ai 27 milioni sottratti alle casse delle comunità europea.

COMPLICITA' DI FUNZIONARI PUBBLICI

Il sistema studiato era stato ben collaudato e nel corso degli ultimi tre anni ha macinato un mare di risorse pubbliche finiti nelle tasche di «indebiti percettori» grazie alla complicità di funzionari pubblici.
L'attività investigativa ha consentito di acclarare l'esistenza di una associazione a delinquere che ha posto in essere un articolato meccanismo fraudolento teso a percepire indebiti contributi dall'Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (di seguito AG.E.A.) nel settore dello Sviluppo Rurale - Seminativi, misura "set aside".
Tutto avveniva proprio grazie a tre funzionari dell'agenzia che avallavano documenti falsi e erogavano soldi che non avevano alcuna ragione di essere distribuiti.

TRUFFA VERA, FALSA DOCUMENTAZIONE

«Il meccanismo fraudolento», ha spiegato il comandante Maurizio Favia, «nel corso degli anni dal 2003 al 2006, si è sostanziato nella produzione di falsa documentazione, costituita da elenchi di liquidazione afferenti le campagne agrarie dal 1990/91 al 1994/95 e dalle relative missive di inoltro, finalizzata a frodare l'AG.E.A., con la complicità di dipendenti infedeli, per un importo complessivo
di € 26.908.517,84».
Le indagini sono state svolte dapprima sotto la direzione della Procura della Repubblica di Lanciano, poi quella di Pescara ed infine quella di Roma, con il coordinamento centrale da parte del II Reparto del Comando Generale Guardia di Finanza di Roma e dell'Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode (OLAF) della Commissione Europea di Bruxelles.

EMISSARI A LANCIANO, I VERTICI IN UMBRIA


Dopo l'accertamento dell'agricoltore di Castel Frentano gli inquirenti hanno scoperto che alla Procura di Perugia era stato aperto un fascicolo identico. Anche in quel caso un proprietario terriero aveva percepito oltre 300 mila euro di contributi per poche decine di metri quadrati di campi.
E' stato subito evidente che le due storie avevano una origine comune: stessa l'agenzia che distribuiva i fondi, stessi i conti correnti dove poi venivano girati i soldi, stessi i nomi dei dirigenti che avallavano le pratiche.
Il primo effetto delle indagini è stato il recupero alle casse dell'Ente erogatore della somma di € 665.607,80, restituita dai 2 soggetti beneficiari, l'abruzzese e l'umbro. Ma quello era solo l'apice della truffa.
L'attività d'intelligence ha infatti consentito di individuare sospette erogazioni della medesima specie per oltre 26 milioni di euro, destinati a 117 persone diverse, concentrati in prevalenza in Calabria, Puglia e Sardegna, «legati da strette parentele familiari, ovvero caratterizzati da una contiguità territoriale dei luoghi di origine (in alcuni casi circoscritta a pochissimi comuni come nelle province di Nuoro, Catanzaro, Crotone e Cosenza)».
In particolare più di 10 mln di euro sono finiti in Calabria, 5 mln in Puglia, ben 11 mln in Sardegna.
Le indagini poi hanno portato la Gdf direttamente negli uffici della AG.E.A., dove lavoravano i 3 funzionari a capo dell'organizzazione, con sequestro di moltissimi documenti.
Dalle perizie è emerso che «in tutti i casi si è riscontrato che la documentazione era falsa o prodotta mediante ricomposizione di documenti originali». Prove alla mano gli inquirenti hanno cercato di
individuare i responsabili e sono arrivati alla presunta associazione a delinquere.

UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, TRE LIVELLI

Secondo gli investigatori erano tre i distinti livelli "operativi" nella presunta associazione. Ci sarebbe la platea dei percettori, alla base.
A questi 119 soggetti sarebbero ascrivibili «inequivocabili responsabilità penali derivanti dall'aver prestato la propria adesione, mettendo a disposizione dell'associazione la propria opera, la propria identità, le proprie coordinate bancarie e svolgendo, infine, le operazioni di drenaggio e svuotamento dei conti».
Alla fine, però, queste persone sono quelle che ne hanno ricavato meno in termini economici, intorno all'1% ritengono gli inquirenti.
Il secondo livello sarebbe poi costituito dagli intermediari che, per il ruolo ricoperto e magari grazie alla loro influenza nel tessuto sociale locale, hanno costituito il trade d'union tra il livello apicale e la base. Erano loro infatti che cercavano i proprietari terrieri e chiedevano di fare da prestanome per i finanziamenti.
Tra queste persone ci sarebbe anche un dirigente regionale della Calabria.
Il terzo livello, infine, sarebbe costituito da 3 funzionari dell'AG.E.A con funzioni di addetti all'autorizzazione dei pagamenti che avrebbero costituito la condizione indispensabile per la riuscita della truffa.

SEQUESTRI PREVENTIVI

La notizia di reato è stata poi trasmessa alla procura di Roma risultata competente per territorio a giudicare l'organizzazione criminale.
L'autorità giudiziaria capitolina, nella persona del sostituto procuratore Tiziana Cugini, ha formulato al gip del Tribunale richiesta di emissione di misure cautelari reali di sequestro preventivo nei confronti degli indagati finalizzate alla successiva confisca per equivalente.
Il gip, Sandro Di Lorenzo, con propria ordinanza datata 27 ottobre 2008, ha disposto così l'applicazione della misura cautelare reale del sequestro preventivo dei beni, mobili registrati ed immobili.
Proprio la vastità del fenomeno criminoso ha comportato la preparazione dell'intervento attraverso una fase di coordinamento svoltasi presso il Comando Generale Guardia di Finanza, cui è
intervenuto lo stesso pubblico ministero.

Ieri 27 novembre 2008, sono stati eseguiti i sequestri nelle province di Cuneo, Varese, Milano, Mantova, Verona, Reggio Emilia, Arezzo, Perugia, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno, Pesaro Urbino, Teramo, L'Aquila, Chieti, Roma, Viterbo, Latina, Napoli, Bari, Lecce, Brindisi, Taranto, Cosenza, Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone, Messina, Nuoro, Sassari, Cagliari.
Sono stati impegnati 52 reparti delle Fiamme Gialle, tutti coordinati dal pm Tiziana Cugini e dal colonnello Francesco Rampolla, Comandante Provinciale di Pescara.

I SEQUESTRI

Le fiamme gialle hanno per il momento sequestrato 17 milioni di euro di beni. Tra questi: circa 110 conti correnti da 1 milione di euro, circa 4 milioni di euro in quote societarie, 159 appartamenti con valore catastale di circa 3 milioni di euro, 139 tra locali e pertinenze per un valore catastale di circa 2 milioni di euro, 3.400 circa ettari di terreni per un valore approssimativo di 5,5 milioni, 242 beni mobili (auto, motociclette).
I beni sequestrati sono «tutti quelli ascrivibili al patrimonio degli indagati», ha spiegato il comandante generale Rosario Massimino, «non solo quelli provento del reato».
Si tratta infatti di un sequestro per equivalente, una normativa recente, che consente così di recuperare il maltolto gravando sui responsabili della truffa a prescindere se un auto o una casa sia stata realmente acquistata con quel denaro.
In questo caso i sequestri hanno riguardato solo 122 dei 133 indagati. 11 infatti, sono risultati essere nullatenenti. «Ovviamente non corrisponde al vero questa realtà dei fatti, ma giuridicamente risultano proprietari di niente».
«Questi sequestri sono molto importanti», ha ribadito questa mattina il colonnello Rampolla, «perchè se non fossimo riusciti a recuperare queste cifre lo stato italiano le avrebbe dovute mettere di tasca propria per risarcire la comunità europea».

28/11/2008 10.40