Caso Devil, «si faccia chiarezza prima dell'esecuzione»

Alessandro Biancardi

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SAN GIOVANNI TEATINO. La domanda se la pone Tony Troja, membro del Support Group di Bologna per Animals Asia Foundation che insieme ad altre decine di animalisti e semplici amanti degli animali chiede di non giustiziare Devil, il molosso che ha ucciso il giardiniere Gabriele Ferri di Pianella.
Da quando è avvenuto il tragico episodio è partita una sorta di
mobilitazione per salvare l'animale. La casella di posta della
redazione viene continuamente bombardata da messaggi-spam pro Devil (nemmeno uno, per la cronaca, arrivata per esprime solidarietà alla famiglia dell'uomo).
«Un cane di 11 anni di questa razza è da considerarsi molto anziano»,
spiega Troja, «e non più in grado di fare forza sugli arti posteriori. Inoltre la dinamica dei fatti ancora non è chiara e sicuramente il cane non era opportunamente custodito al momento dell'aggressione». Mentre c'è chi tenta di perorare la causa dell'animale nella speranza di fermarne l'esecuzione la magistratura sta cercando di dipanare la matassa. E' stato proprio il cane ad uccidere il giardiniere? «Da quando è avvenuta l'aggressione Troja ha contattato un bel pò di associazioni per saperne di più. «Ho contattato la LAV di Chieti, la Lega Nazionale della Difesa del Cane, e non ultimo l'associazione Vita da Cani che adotterebbe Devil e lo rieducherebbe senza nessuna pretesa economica».
«Perchè nessuno ha parlato di responsabilità oggettiva», si chiede
l'esperto. «Cosa aveva da proteggere, così ferocemente, la famiglia Di
Donato? Perchè il dottor Di Lullo ha tutta questa fretta nel
sopprimere il cane? Il veterinario non dovrebbe salvare i cani».
«I cani sono animali da compagnia, se non istruiti alla violenza.
Spesso purtroppo, fare luce su alcuni fatti non serve a niente. Ai
media interessa sempre e soltanto sbattere il mostro in prima pagina».

27/11/2008 11.36