Clelia Barretta a PrimaDaNoi.it: «la realtà è stata manipolata ad arte»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. E' agguerrita ma non sempre, momenti di sconforto sono frequenti quando «si è tirati dentro una storia ingiustamente». Ma è pronta a spiegare tutto e a provare come la realtà dei fatti sia «stata manipolata ad arte prendendo pezzi di fatti e conversazioni per provare una tesi precostituita».

PESCARA. E' agguerrita ma non sempre, momenti di sconforto sono frequenti quando «si è tirati dentro una storia ingiustamente». Ma è pronta a spiegare tutto e a provare come la realtà dei fatti sia «stata manipolata ad arte prendendo pezzi di fatti e conversazioni per provare una tesi precostituita».


E' in sintesi questa la tesi di Clelia Barretta, figlia di quell'Ernano finito nella inchiesta delle estorsioni-truffe alle ricche donne tedesche, tra le quali è spiccato il nome di Ursula Susanne Klatten, ovvero lady Bmw.
Anche Clelia è indagata insieme agli altri tra i quali il fratello Marcello, la madre Beatrice, Helg Sgarbi la persona che avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda, sua moglie Gabriella.
Una vicenda giudiziaria che non mancherà di produrre colpi di scena e che punterà a mettere sotto accusa chi ha indagato.
Strada affatto nuova ma che la famiglia Barretta ha già iniziato a percorrere.
«Sono stata travolta ingiustamente in questa squallida storia», ripete Clelia a PrimaDaNoi.it, «travolta da una serie di menzogne quotidiane rimpallate dai giornali di tutto il mondo, come una partita a ping pong senza fine. Mi creda, fare la parte della pallina non è piacevole».
L'inchiesta è ormai chiusa anche se gli indagati hanno chiesto di essere interrogati dal pm che ha delegato la squadra mobile diretta da Nicola Zupo. Loro però hanno fatto sapere che no, vogliono «guardare in faccia chi ci accusa perché finora non abbiamo avuto il piacere».
«E' un gioco crudele che non si ferma ed aumenta ogni giorno di più», dice ancora la figlia del presunto santone, «ma chi ne fa le spese, in un mare di inesattezze infinite che ci tagliano le gambe, siamo noi.
Anche tentare di smentire forsennatamente le falsità è un lavoro duro, mi creda. Voi giornalisti avete un potere immenso: quello di innalzare e di distruggere una famiglia, una persona, la reputazione, anni di lavoro di un'attività in 5 minuti».
E quello dei giornali è un tema che ricorre di frequente perché Clelia dice di essere fortemente delusa da come la sua storia è stata raccontata in tutto il mondo.
E ben presto scatteranno anche le denunce perché «sono state diffuse notizie che non dovevano essere diffuse», afferma riferendosi alle intercettazioni «che sono state diffuse illegalmente».
Guardi che l'inchiesta era già terminata e non c'era più alcun segreto…
«Anche fosse vero, e i nostri legali lo stanno valutando, noi contestiamo le modalità con cui queste sono state usate e il modo in cui sono estrapolate dai contesti in cui sono state pronunciate. Ora
non posso entrare nel merito di certi dettagli».
Insomma pezzi di conversazioni estrapolati ad arte per provare una tesi: responsabilità –secondo i Barretta- da dividere equamente tra inquirenti e giornalisti.
«Non sono più tanto propensa a parlare con la stampa. E' quasi impossibile riuscire a fidarsi di qualcuno in questa situazione.
Perché sto constatando che le nostre dichiarazioni vengono spesso travisate, decontestualizzate oppure inserite in una cornice che "fa gioco" agli aspetti più insani di questa vicenda e a chi deve vendere il giornale di turno».
C'è rabbia nel cuore di Clelia, davvero tanta e lei la spiega così.
«Ho dovuto subire 21 giorni di domiciliari in isolamento, senza nemmeno poter ricevere rifornimenti alimentari o visite, sapendo la mia famiglia in galera, piangendo tutte le mie lacrime... per un sms
innocente, che ho ampliamente spiegato al giudice. Povero chi capita
in questo tritacarne».
Poi però assicura: «non cederemo all'onda emotiva di una rabbia esasperata. Il processo avverrà in tribunale».

«I SOLDI RINVENUTI SONO 1,6 MILIONI»

Poi si passa al merito e Clelia prova a spiegare inesattezze e "versioni alternative" ai fatti rappresentati dall'accusa.
«Innanzitutto», dice, «la cifra esatta del controvalore dei soldi invenuti è di 1,650.000 euro, di cui solo 495.000 trovati in euro, gli altri in franchi svizzeri. La cifra iperbolica di 3,5 milioni è assolutamente falsa.
Gli appartamenti sequestrati, «sono stati costruiti da noi stessi ed
in nostro possesso anni prima del reato contestato. Idem le auto. Se
la procura non vuole accettarlo, è un problema suo. E' un dato
oggettivo».

«INTERCETTAZIONI DI COMODO E PARZIALI»

«Moltissime delle intercettazioni illecitamente diffuse», insiste Clelia Barretta, «sono state estrapolate dalle loro naturali cornici ed interpretate a piacimento dagli inquirenti, togliendo quindi la possibilità di un riscontro contestuale indispensabile alla comprensione reale degli episodi. Infatti, guarda caso, sono pubblicati solo i pezzi travisabili».
Allora attendiamo di conoscere quali sono i passaggi "non travisabili"…
«Sono state accluse negli atti solo quelle convenienti alle ipotesi dell'accusa. Altrimenti non si spiega come gli inquirenti, per esempio, possano aver affermato che il nostro ristorante lavorava solo saltuariamente e che si trattava solo di "attività fittizia"».
Secondo la Procura, infatti il Rifugio Valle Grande apriva saltuariamente. Era una sorta di copertura…«Peccato non aver trovato
nelle carte dell'inchiesta anche le decine e decine di telefonate di
appuntamenti con clienti, ordini a fornitori, accordi per banchetti
nuziali. E questo è solo un piccolo esempio di indagini unilaterali…»

«NON C'È NESSUNA SETTA»

E sulla storia della setta, capeggiata da suo padre?
«Si continua a tirare fuori quella vecchia storia del 1997 di una presunta truffa. Ma mio padre è stato assolto in quel procedimento e
non mi risulta che i coniugi Notti ci donarono beni. La faccenda della
setta è una pura montatura. Si tira in ballo sempre la frase di mio
padre nella quale dice che camminava sulle acque… lei non scherza mai?
Ecco un altro esempio di decontestualizzazione voluta…»


«RIDICOLA L'INTERPRETAZIONE DELL'AUTO CIVETTA»

Sempre secondo la procura la famiglia aveva paura di essere spiata ed
intercettata: lo dimostrerebbe il fatto che tutti fossero molto guardinghi….
«Il 14 dicembre abbiamo subito un furto in casa», racconta ancora
Clelia, «gli stessi carabinieri ci hanno consigliato di annotare ogni
numero di targa di auto sospette che avessimo notato nei mesi
successivi al furto. Così abbiamo fatto. E' ovvio che, dopo un furto,
si accresca la prudenza e la diffidenza verso qualsiasi persona che
abbia un comportamento sospetto e furtivo nei dintorni della propria
abitazione. Invece gli inquirenti hanno interpretato a loro piacimento, come al solito».

Nell'inchiesta è finito anche un incontro "all'aperto" con persone pregiudicate.
«Di cosa hanno parlato? Di lavori edilizi. I misteriosi malfattori con
cui si sono incontrati mio padre e mio fratello, non erano altro che
l'architetto di cui ci avvaliamo da anni ed un imprenditore edile che
seguiva alcuni lavori in un nostro immobile. Di certo non eravamo a
conoscenza dei suoi precedenti penali. Potremmo smontare pezzo per
pezzo ogni frase e spiegarla, reinserendola nel proprio contesto di
origine. Ma come le ho detto, non siamo ancora in tribunale ed io non
voglio certo prendere il posto dei nostri avvocati».

«NON SAPEVAMO DELL'INCHIESTA»

Dalle intercettazioni la procura deduce che i Barretta e gli altri indagati facessero di tutto per evitare conversazioni al telefono per non essere intercettati. E' vero?
«Non sapevamo dell'inchiesta», dice senza mezzi termini Clelia, «con
immensa sorpresa e sbigottimento abbiamo saputo dell'arresto di Helg
Sgarbi, dopo il 14 gennaio. Ovviamente fra noi abbiamo parlato più
volte di questa storia, una volta venuti a conoscenza dell'arresto e
in seguito del nome importante in gioco. L''abbiamo trovata talmente
grande ed assurda da spaventarci anche. Sembrava la sceneggiatura di
un film. Quando ho letto i nostri nomi nell'elenco degli accusati, nel
mandato di perquisizione... non potevo crederci. Era assurdo, paradossale, ingiusto».

E le contrattazioni con l'avvocato della Klatten per la restituzione?
«Stiamo parlando di una moglie sconvolta (Gabriela Sgarbi, ndr), madre
di una bambina piccola, che si dibatte fra il dolore di un presunto
tradimento e quello di sapere il padre di sua figlia in galera. La sua
disperazione l'ha resa facile preda di ipotesi risolutive e proposte
di diversi avvocati. Sono sempre gli avvocati ad aver proposto, non
lei. Quindi ha chiesto aiuto a noi e ad altri amici».

Alessandro Biancardi 26/11/2008 10.11

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=17990]DALLE INTERCETTAZIONI GLI INDIZI DI COLPEVOLEZZA[/url]