Omicidio di San Nicolò: la vittima aveva paura

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Un evento che ha sconvolto tutta Teramo e la piccola frazione di San Nicolò a Tordino. Un omicidio efferato ancora dai contorni molto misteriosi.
Le notizie che trapelano in questa fase delicata delle indagini sono frammentarie e spesso imprecise. Ennio Costantini ritrovato ieri in una pozza di sangue nella sua ditta di insegne luminose, verso
mezzanotte, è stato di sicuro assassinato con una serie di coltellate.
Secondo alcuni sarebbero una decina, secondo altri addirittura una ventina.
La morte sarebbe stata lenta e risalirebbe ad un paio di ore prima del ritrovamento: dalle 20.30 alle 22.
La polizia scientifica giunta da Roma sta elaborando quanto raccolto sulla scena del delitto ed i risultati potrebbero svelare qualche indizio in più ed aprire una pista che potrebbe rivelarsi più importante delle altre.
Al momento pare che nulla sia emerso ancora anche se sono state ascoltate oltre venti persone per scandagliare nell'ambito familiare e capire su quale aspetto fare luce.
Quello che è certo è che l'omicidio è stato efferato e si sarebbe almeno per il momento esclusa la pista della rapina finita male. Nel capannone non manca nulla, non vi sono segni di effrazione né di una possibile colluttazione. Eppure Costantini era un ex cultore di body building e pare avesse un fisico prestante nonostante i suoi 69 anni.
L'imprenditore di solito viveva solo nel capannone della sua ditta e aveva con sè il suo cane, animale al quale era molto affezionato, e che, sembra, avrebbe assistito alla scena.
Avrebbe cioè fatto entrare senza abbaiare la persona o le persone che si sono poi accanite contro l'anziano imprenditore.
Secondo gli inquirenti questa sarebbe la prova che l'omicida conosceva bene la vittima e andava spesso a trovarlo. Come detto poi secondo i primi rilievi non ci sarebbero segni di colluttazione.
La pista passionale potrebbe essere quella sulla quale le indagini potrebbero orientarsi nei prossimi giorni.
Ci sono poi altri particolari emersi dai testimoni ascoltati dalla squadra mobile coordinata da Gennaro Capasso.
Secondo alcuni conoscenti e vicini Costantini negli ultimi tempi aveva espresso a più di una persona il timore di essere seguito e controllato.
Pare stesse per installare un sistema di videosorveglianza perché diceva che la zona era isolata e poco sicura specialmente di notte.
Secondo un testimone avrebbe fatto riferimento ad un'auto notata spesso nei pressi del capannone di San Nicolò a Tordino.
E' possibile che l'imprenditore avesse davvero paura? Era davvero seguito e perché?
E' probabile che rispondendo alle domande si potrebbe risalire anche ai responsabili di questo delitto che al momento rimane inspiegabile.

19/11/2008 8.51