Barretta resta in carcere fino a giugno 2009

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Era attesa da giorni la sentenza della cassazione, quella definitiva che doveva stabilire se l'ordinanza di carcerazione era stata emessa rispettando tutti i criteri previsti dalla legge. CLELIA BARRETTA: «NOI COINVOLTI INGIUSTAMENTE»
Dopo alcuni giorni il verdetto della suprema corte è stato che Ernano Barretta deve restare in carcere. Si tratta di carcerazione preventiva e dunque di misure cautelari emesse lo scorso mese di giugno nell'ambito dell'inchiesta che ruotava su estorsioni e truffe ai danni di donne tedesche facoltose.
Nell'intrigo internazionale è finita anche la manager della Bmw, Susanne Ursula Klatten, che è stata anche la donna alla quale l'organizzazione di cui faceva parte anche Helg Sgarbi, di origine
svizzera ma domiciliato a Pescosansonesco, aveva chiesto fino a 40 milioni di euro per non divulgare filmati compromettenti girati in camere d'albergo durante rapporti sessuali.
La Klatten infatti a fine novembre 2007 decise di denunciare l'organizzazione che secondo la procura di Pescara faceva capo a Barretta e così fu possibile arrestare in flagranza di reato Helg
Sgarbi che aveva il compito di avvicinare e fare innamorare le donne ricche.
Fu fermato in quella occasione anche lo stesso Barretta che seguiva Sgarbi a poca distanza ma la polizia tedesca fu costretta a lasciarlo andare per mancanza di prove.
Un mese dopo le autorità tedesche si rivolsero alla procura pescarese perché si facesse luce su Barretta e si scovassero i soldi mancanti ottenuti da ricatti precedenti.
Con la decisione della Cassazione si impone un importante "visto" sull'intera procedura adottata con una valutazione sostanziale delle prove raccolte che anche secondo la corte suprema indicano come sia alto il pericolo di fuga, di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato.
La famiglia Barretta attendeva con ansia la decisione che se fosse andata in maniera opposta poteva significare vie di uscita più semplici anche nel futuro processo che potrebbe iniziare il prossimo
gennaio.
Ora è probabile che Barretta dovrà rimanere in carcere fino alla naturale scadenza dei termini, cioè giugno 2009.
I suoi legali però hanno già presentato un nuovo ricorso la cui udienza è stata fissata a dicembre.


CLELIA BARRETTA: «NOI COINVOLTI INGIUSTAMENTE»

Diverso è il pensiero di una delle persone coinvolte nell'intrigo internazionale, Clelia Barretta, figlia di Ernano e socia della tenuta Rifugio Vallegrande.
«Sono una delle persone coinvolte ingiustamente in questa squallida storia», ha detto Clelia Barretta, «travolta da una serie di menzogne quotidiane senza fine rimpallate dai giornali di tutto il mondo, come una partita a ping pong senza fine. E fare la parte della pallina non
è piacevole. E' un gioco crudele che non si ferma ed aumenta ogni giorno di più. Ma chi ne fa le spese, in un mare di inesattezze infinite che ci tagliano le gambe, siamo noi».
E la notizia rimbalzata in tutto il mondo dopo che è venuto fuori il nome eccellente è ormai un fiume in piena incontrollabile.
«Anche tentare di smentire forsennatamente le falsità è un lavoro duro», ha spiegato ancora Clelia, «voi giornalisti avete un potere immenso: quello di innalzare e di distruggere una famiglia, una
persona, la reputazione, anni di lavoro di un'attività in 5 minuti.
Invece noi, che non siamo nessuno, dobbiamo arrancare, districarci fra equivoci, illazioni, falsità, inchieste superficiali e una bomba mediatica più grande di noi che ci è esplosa in faccia. E' una lotta
dura, ma io non mollo, certa della nostra coscienza pulita».
Uno dei punti su cui si focalizza la figlia di Barretta è quello che i soldi non sono mai stati trovati all'interno della country house di Pescosansonesco.
«Cosa cambia?», spiega Barretta, «cambia molto. Il nostro ristorante, prima di questa vicenda, era una perla d'Abruzzo, fatta crescere da noi con tanto lavoro e passione. Ora è solo "la villa dei misteri" in cui andare a caccia di chissà quale tesoro. E' il luogo da difendere
dal voyeurismo dei cronisti di tutto il mondo. La sede di chissà quale setta misteriosa. Che squallore leggere certe cose. Siamo persone normalissime, che hanno sempre dato il massimo per i propri clienti. Migliaia di persone hanno mangiato e dormito da noi. Chiedete a loro cosa sia il Rifugio Valle Grande e chi ci lavora. E' solo il nostro lavoro, con cui ci guadagniamo da vivere».

19/11/2008 8.37