Les Paillottes. Abusi edilizi: chiesti rinvii a giudizio per De Cecco e Grippo

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Dovranno comparire davanti al gup di Pescara il prossimo 26 febbraio 2009 per difendersi dalle accuse che vanno dall'abuso edilizio sulla spiaggia all'omissione di denuncia di reato.  * QUERELA DE CECCO- ACERBO: IL PM ARCHIVIA MA IL RE DELLA PASTA SI OPPONE
PESCARA. Dovranno comparire davanti al gup di Pescara il prossimo 26 febbraio 2009 per difendersi dalle accuse che vanno dall'abuso edilizio sulla spiaggia all'omissione di denuncia di reato.

 * QUERELA DE CECCO- ACERBO: IL PM ARCHIVIA MA IL RE DELLA PASTA SI OPPONE


La vicenda è quella che riguarda l'ampliamento dello stabilimento balneare Les Paillottes.
Il pubblico ministero Anna Rita Mantini, a conclusione delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio per Filippo Antonio De Cecco, titolare dello stabilimento Les Paillottes, Nicola Di Mascio, direttore dei lavori, Ernesto Grippo, comandante dei vigili di Pescara, Fabio Ballone, capitano dei vigili urbani. Il Gup Dall'Olio il prossimo 26 febbraio dovrà decidere se aprire un processo o archiviare la posizione dei due indagati.
Poco meno di un anno fa le indagini portarono al sequestro dello stabilimento che rimase chiuso per diversi mesi ed infuriò una pesante polemica che assunse anche aspri toni e che toccò molto da vicino la politica.
A contribuire alle indagini, infatti, fu il comitato Marelibero, spalleggiato da Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista che per alcune sue dichiarazioni fu querelato dallo stesso De Cecco.
L'imprenditore della pasta in qualità di legale rappresentante della “Portanuova Enterteinment srl” insieme al direttore dei lavori, Di Mascio, sono accusati di aver realizzato in assenza di uno specifico e lecito titolo edilizio -in violazione dell'articolo 60 del Piano regolatore di Pescara- una vera e propria nuova costruzione mediante «l'ampliamento consistente, la modifica e lo stravolgimento del preesistente manufatto edilizio oggetto della (peraltro illegittima) concessione demaniale».
«L'insieme di lavori», scrive il pm Mantini, «hanno portato alla realizzazione di un manufatto del tutto diverso da quello preesistente, di gran lunga più grande, essendo stato coperto, chiuso ed inglobato in un'unica struttura tutte le parti esterne alla muratura del preesistente stabilimento».
In particolare De Cecco e Di Mascio, senza autorizzazione, avrebbero ricavato «all'interno dell'unica struttura una zona d'ingresso su piazza Le Laudi, (locale ottenuto attraverso la copertura di tutta la superficie pavimentata e la chiusura perimetrale con pannelli fonoassorbenti rivestiti in tronchetti di legno); una zona destinata al ristorante pianobar, pizzeria, (locale ottenuto con la perimetrazione e la chiusura con pareti in muratura ed infissi); un'altra struttura protesa verso il mare con tende sul lato est dove è stato ricavato un wc prefabbricato; l'ampliamento della preesistente veranda la cui originaria copertura è stata sostituita da un vero e proprio solaio a struttura orizzontale attraverso l'ampliamento del balcone posto al primo piano; una zona destinata a sala ristorazione; una zona costituita dalla piattaforma verso il mare coperta interamente con una tettoia».
Tutte le strutture secondo quanto scrive il pubblico ministero Mantini erano dotate di «impianti tecnologici anche di notevoli dimensioni».
Inoltre anche all'esterno sarebbero state apportate modifiche non regolari e confacenti le licenze rilasciate come «la trasformazione dell'arenile in zona verde mediante l'aumento del piano di campagna; la realizzazione del capanno hawaiano trasformato in locale bar permanente chiuso su tutti i lati mediante la posa in opera di una parete rivestita con elementi lignei orizzontali».
Tutte queste opere sarebbero state realizzate in violazione del codice dei beni culturali del paesaggio perché la zona è sottoposta a vincolo paesistico. Inoltre i lavori sono stati realizzati senza l'autorizzazione dell'autorità preposta o comunque in difformità dai nulla osta rilasciati. Opere realizzate anche senza autorizzazione demaniale.
De Cecco dovrà rispondere anche della violazione della licenza rilasciata nel 2004 dal Comune al suo locale che lo autorizzava ad avere un massimo di 100 clienti per volta.
Invece dai controlli effettuati è emerso che almeno in due occasioni, il 23 dicembre 2006 e 24 febbraio 2007 sono stati contati clienti pari a 300 persone la prima volta e 200 la seconda.
Diverse le accuse, invece, per il comandante dei vigili urbani di Pescara, Grippo, e il capitano Ballone, i quali nelle due date sopra indicati effettuarono i controlli e pur rilevando la violazione delle indicazioni riportate sulla licenza del locale non denunciarono all'autorità giudiziaria il reato.
Si dovranno difendere dal reato di omessa denunzia di reato in concorso.
La procura ha anche disposto che vengano considerate parti offese la Regione Abruzzo, il Comune di Pescara e Mario Cipollone, residente confinante dello stabilimento che più volte ha lamentato la costruzione delle strutture abusive che a suo dire lo danneggiavano.
Sono state stralciate da questo provvedimento le posizioni dell'allora assessore al Mare Riccardo Padovano, quelle relative ai responsabili degli uffici comunali e regionale che hanno rilasciato le autorizzazioni che la procura sospetta essere illegittime.
«Rispettando i principi della corretta amministrazione», ha commentato Maurizio Acerbo, «ci aspettiamo che il Comune e la Regione si costituiscano parte civile nel processo con udienza dibattimentale fissata al giorno 26 febbraio 2009 dinanzi al Tribunale di Pescara quando De Cecco e gli altri imputati dovranno comparire per rispondere dei reati davanti al giudice Dall'Olio.
Invito Paolini e D'Alfonso a procedere in tal senso perché la spiaggia è un bene demaniale, cioè di tutti».
18/11/2008 10.47
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=13083]IL SEQUESTRO[/url]
[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=13121]DE CECCO SOSTIENE DI AVERE TUTTI I PERMESSI[/url]

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QUERELA DE CECCO- ACERBO: IL PM ARCHIVIA MA IL RE DELLA PASTA SI OPPONE


TERAMO. Il 28 febbraio scorso il pm Valentina D'Agostino aveva deciso di archiviare la querela mossa da De Cecco nei confronti di Maurizio Acerbo. Oggi, però, l'imprenditore della pasta, torna all'attacco.
Il pubblico ministero, al termine delle indagini preliminari, ha proceduto alla richiesta di archiviazione per Acerbo ritenendo «che l'esercizio del diritto di critica costituisce una manifestazione essenziale del diritto soggettivo di libera manifestazione del pensiero».
Il diritto, è ovvio, incontra dei limiti quando si sconfini nella contumelia e nella denigrazione gratuita. Ma non è il caso delle dichiarazioni dell'esponente di Rifondazione Comunista, così come ha scritto D'Agostino.
Per il sostituto procuratore «le affermazioni dell'On.Acerbo relative alla realizzazione di opere ulteriori rispetto a quelle oggetto di concessione balneare in Piazzale Le Laudi rispondono al vero». Inoltre nella sua richiesta di archiviazione il sostituto procuratore Valentina D'Agostino rileva che le espressioni utilizzate dall'allora consigliere comunale «rispondono al requisito della correttezza».
Il cavalier Filippo Antonio De Cecco, però, non demorde e ha dato mandato ai suoi avvocati di opporsi all'archiviazione della querela contro Acerbo.
Questa mattina si è svolta l'udienza davanti al giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Teramo che dovrà decidere.
«Per quanto mi riguarda», ha commentato Acerbo, «sono assolutamente sereno perché nel frattempo per De Cecco è stato richiesto il rinvio a giudizio a conferma della veridicità di quanto da me sostenuto».
«Tutta la vicenda dimostra che l'accanimento di De Cecco nei miei confronti è assolutamente fuori luogo», continua Acerbo. «Ho fatto soltanto il mio dovere di ambientalista e di rappresentante dei
cittadini denunciando la violazione delle norme e invocando il ripristino della legalità sul demanio marittimo».
Nel prossimo Consiglio regionale, ha fatto sapere l'esponente di Rc, «se sarò eletto, mi batterò per la modifica del Piano Demaniale marittimo. Morale della favola: non sempre vincono i più ricchi e
potenti».

18/11/2008 14.57