Furti in appartamenti, arrestati 11 rom kosovari

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Entravano nelle ville e negli appartamenti con disinvoltura, agivano tranquillamente in un paese «molto favorevole» dal punto di vista legislativo in caso di arresto e confidavano in «carabinieri disattenti».

Ma avevano fatto male i calcoli le 16 persone serbe e kosovare responsabili di decine e decine di furti in tutto Abruzzo. Questa mattina i militari di Pescara ne hanno arrestati 11. Altri 5 sono ancora ricercati: tra questi ultimi anche il capo dell'organizzazione.
Le indagini sono cominciate nel 2006 per un presunto traffico di armi di cui la banda si sarebbe resa disponibile: per oltre un anno i militari hanno ascoltato le loro conversazioni, li hanno pedinati e hanno ricostruito tutta la loro attività.
16 le persone che a vario titolo facevano parte dell'associazione a delinquere, tra queste interi nuclei familiari. C'erano anche donne e bambini: le prime avevano il compito di ricettare la merce rubata i primi, corporatura esile e agili, erano il più delle volte quelli incaricati di infilarsi negli appartamenti e portare via più roba possibile.
E così hanno fatto in abitazioni di Pescara, Chieti, Teramo, Francavilla al Mare, Lanciano, Montesilvano, Giulianova. A volte si sono spinti anche fuori regione da Frosinone alla provincia di Firenze.
Con ogni colpo riuscivano a guadagnare 500 euro circa. Gli oggetti preziosi venivano rivenduti nei negozi che comprano oro usato e in un solo mese una delle donne seguite dai carabinieri, la compagna del capo ancora in libertà, era riuscita a smerciare più di 4 chili di materiale prezioso recandosi al negozio 18 volte.
In questo caso i responsabili dei negozi che acquistano la merce non sono perseguibili perché per legge non sono tenuti a domandare da dove vengano gli oggetti, né a mantenere i dati dei clienti per più di dieci giorni.
Nel corso delle intercettazioni telefoniche i carabinieri hanno capito che il gruppo era abbastanza tranquillo. Spesso, infatti, i componenti del gruppo parlavano di una legge italiana che non avrebbe creato troppi problemi ed erano convinti che se fossero stati arrestati ben presto sarebbero tornati in libertà.
Prima dei colpi da mettere a segno il gruppo decideva insieme quali case prendere di mira: c'erano controlli e appostamenti a seconda della bellezza delle ville ma anche della tranquillità del posto.
A fine colpo, poi, sempre telefonicamente, i ladri si complimentavano e commentavano le imprese.
E i carabinieri li osservavano a distanza.
Tra l'altro i soldi derivanti da questa attività servivano anche per pagare le spese legali, in caso di arresto di qualcuno. Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati degli orologi di scarso valore, difficili da piazzare, e un accendino.
L'operazione di oggi, ha spiegato il colonnello Marcello Scocchera, e' stata denominata Gav, un termine usato dal gruppo, che in kosovaro vuol dire «paese» e anche «colpire un paese per Ripulirlo».
A disporre gli arresti e' stato il Gip Maria Michela Di Fine su richiesta del Pm Andrea Papalia.

a.b. 17/11/2008 12.12