Usura, 5 in arresto. In manette anche impiegato del Comune

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Cinque persone sono state arrestate questa mattina dalla squadra mobile di Chieti diretta da Paolo Monnanni, nel corso dell’operazione "Theate" con l’accusa di usura. Tra questi anche un impiegato del Comune.

Tassi d'usura elevatissimi del 15-20% mensili e vittime strozzate dai debiti che alla fine si sono ribellate e hanno denunciato i presunti aguzzini alla polizia.
Accuse pesanti e carcere per Cesidio Petaccia, 61 anni di Chieti, impiegato presso l'ufficio casa del comune di Chieti e titolare dell'impresa di pompe funebri La Sacra, Lidio e Massimo Angelini, padre e figlio, rispettivamente di 56 e 27 anni, contitolari di due bar, uno nel pieno centro storico della città alta, il secondo a Chieti scalo, Rocco Celsi, 45 anni di Manoppello, titolare di un bar e Giuseppe Aceto, 53 anni, di S. Giovanni Teatino, buttafuori.
Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip del tribunale di Chieti, Marina Valente, su richiesta del pubblico ministero Lucia Campo.
L'indagine è partita nello scorso mese di maggio dopo «un controllo del territorio effettuato dalla Mobile con un approccio sistematico», ha detto Monnanni.
A fronte di un prestito di circa 18mila euro, ad esempio, un imprenditore teramano avrebbe dovuto restituirne 23mila.
E per chi non pagava con puntualità c'erano minacce e violenze, psicologiche e non.
A riprova di questo, nell'auto di Giuseppe Aceto, il buttafuori, gli agenti hanno rinvenuto una mazza da baseball e un grosso coltello da cucina usato per spaventare e minacciare le vittime.

«OGNUNO AVEVA IL PROPRIO RUOLO»

C'era chi erogava il denaro, chi faceva l'esattore: secondo le indagini degli inquirenti c'era una perfetta organizzazione all'interno del gruppo di presunti usurai dove tutti avevano un preciso ruolo da svolgere.
L'impiegato comunale, Petaccia, e il proprietario del bar, Angelini, erogavano il denaro, Celsi, anche lui titolare del bar e Aceto, il buttafuori, avrebbero invece avuto il ruolo degli esattori.
Nel corso dell'attività investigativa, gli agenti hanno sequestrato molta documentazione: titoli, cambiali.
Secondo gli inquirenti anche se al momento le vittime accertate sono solo due, e' certo che siano molti altri gli operatori economici rimasti vittime dei cinque.

MONNANNI: «METODI VIOLENTI»

Ed è stato Paolo Monnanni, dirigente della squadra mobile di Chieti, spiegare questa mattina in conferenza stampa come agiva il presunto gruppo criminale.
«Il metodo per recuperare le somme non restituite era piuttosto violento - ha detto- la vittima veniva avvicinata, minacciata anche per telefono, sotto casa, al lavoro, e picchiata».
«E' importante la partecipazione attiva dei cittadini», ha aggiunto Monnanni, «che devono vedere nelle istituzioni un valido appoggio: abbiamo dimostrato che il problema si può risolvere e ci auguriamo di trovare l'aiuto delle vittime».
Anche il questore di Chieti, Giuseppe Fiore, ha voluto lanciare un messaggio: «l'attenzione a questi reati è forte - ha detto - e la Squadra Mobile dimostra di lavorare sul territorio e i fatti si vedono, anche nella tranquilla provincia teatina: ciò dovrebbe portare maggiore fiducia dei cittadini nelle forze dell'ordine».
15/11/2008 14.28