Metro dell'Aquila, per l'Europa «appalto irregolare»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. E' stata pubblicata ieri la sentenza della Corte di Giustizia Europea che condanna l'Italia, e di conseguenza anche il Comune dell'Aquila, per non aver rispettato le direttive comunitarie per l'affidamento dei lavori e la progettazione della metro di via Roma.
L'AQUILA. E' stata pubblicata ieri la sentenza della Corte di Giustizia Europea che condanna l'Italia, e di conseguenza anche il Comune dell'Aquila, per non aver rispettato le direttive comunitarie per l'affidamento dei lavori e la progettazione della metro di via Roma.Oltre al danno arriva anche la beffa. Non solo la tramvia non ha mai visto la luce nel capoluogo abruzzese e resta ancora oggi un mistero insoluto, ma l'Italia si trova ad essere ammonita e sanzionata.
Così adesso potrebbe essere revocata la convenzione e annullati tutti gli atti del progetto.
Per quale motivo? Lo chiarisce la sentenza pubblicata ieri e che recita testualmente: «inadempimento di uno stato: violazione della direttiva 93/37».
Ovvero l'appalto è stato affidato con una proceduta di «finanza di progetto», così come chiaramente vietato dalle direttive europee.
Il ricorso per adempimento era partito il 19 settembre del 2007, a seguito di un ricorso del comitato di via Roma, da sempre contrario all'opera. Nella sentenza si ripercorre il lungo e intricato iter che
di fatto ha portato solo guai, ma mai il mezzo di trasporto utile per la comunità.
«Nel 2002», si ricorda, «il Comune dell'Aquila ha constatato la fattibilità e il pubblico interesse di una proposta presentata dal Raggruppamento Cgrt in qualità di promotore per la progettazione e la
realizzazione della metropolitana di superficie per il trasporto pubblico».
A quell'epoca forse nessuno avrebbe potuto immaginare il guaio in cui ci si stava andando ad infilare. L'importo stimato dei lavori ammontava a 33.569.698 euro.
Il Comune ha allora bandito una gara per l'attribuzione di una concessione di lavori, ma a seguito dell'esperimento infruttuoso del bando, ha attribuito la concessione alla stessa Cgrt.
L'accordo prevedeva che la persona incaricata della gestione del servizio avrebbe dovuto corrispondere al Cgrt, 1.446.079,32 annui per un periodo di trent'anni.

MODIFICHE AL PROGETTO

Poco tempo dopo, però, arrivano delle modifiche al progetto: dopo la pubblicazione del bando di concessione la Cgrt apporta dei cambiamenti, approvati anche dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Senza che il costo complessivo dell'opera sia cambiato, il costo dei lavori rientranti nella categoria «Edifici civili ed industriali», stimato in 2.948.695 nel progetto preliminare, è stato portato a
7.613.505,11 nel progetto definitivo.
In seguito ad un reclamo in merito all'attribuzione dei lavori, la Commissione ha chiesto alla Corte di dichiarare che la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi della direttiva del Consiglio
93/37/CEE, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici.
E a chi sosteneva che quella in realtà fosse una «concessione dei lavori pubblici», senza obbligo, quindi di gara, la Commissione ha fatto notare che grazie al canone che entrava nelle casse del Cgrt,
quest'ultimo non si assumeva in realtà «i rischi legati alla gestione dell'opera in questione».
Puntuale è arrivata la condanna e dietro l'angolo c'è la paura anche della sentenza del Consiglio che potrebbe fermare anche l'affidamento dei lavori.

Alessandra Lotti 14/11/2008 8.30