Condannata suora per circonvenzione di incapace

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Abusava dello stato di infermità e deficienza psichica di una anziana (ora deceduta) per farsi dare soldi. Ieri il giudice monocratico di San Valentino ha condannato una suora di 62 anni ad un anno e mezzo di reclusione e una multa di 400 euro.


Suor Giuseppa Iovino era la responsabile della casa di riposo Villa Aurora di Alanno. Nella sua residenza per anziani, secondo l'accusa, si consumava il raggiro di una degente, anziana e incapace di intendere e volere a causa di una deficienza psichica.
Agiva in tutta tranquillità, per spostare i soldi dal libretto di deposito a risparmio nominativo della vittima ad un conto intestato ad entrambe. Bastava una firma e i soldi passavano da una parte all'altra senza difficoltà. Il totale ammonterebbe ad oltre 340 mila euro, soldi che poi la responsabile della casa di riposa reinvestiva in buoni postali.
E' andata avanti così dal 2000 al 2005, fino a quando la nipote della donna ricoverata si è accorta che qualcosa non quadrava. Sono cominciati i primi accertamenti ed è stato facile vedere questo strano spostamento di denaro.
Nel 2000 la suora avrebbe indotta la paziente a prelevare 10 milioni di vecchie lire e ad utilizzarli per aprire il libretto cointestato.
Nel 2002, sempre secondo l'accusa, l'avrebbe convinta a prelevare e a versare nell'altro libretto
cointestato, a firma disgiunta, 47 mila euro.
Nel 2004 invece l'anziana avrebbe prelevato 53 mila euro e li avrebbe utilizzati per accendere un libretto intestato solo alla suora.
Sempre nel 2000 la vittima sarebbe stata indotta ad aprire un libretto di deposito a risparmio nominativo alla Caripe di Alanno cointestato ad entrambe, con un saldo di oltre 268 mila
euro, derivante dalla estinzione dell'originario libretto di deposito intestato solo alla donna anziana. Successivamente sarebbero stati prelevati in totale 200 mila euro utilizzati per l'acquisto di buoni postali fruttiferi.
Inoltre nel 2001 la suora con il pretesto di dover effettuare alcuni pagamenti per conto della vittima avrebbe prelevato dal libretto della Caripe 40 milioni di vecchie lire con cui poi avrebbe provveduto ad accendere alcuni buoni postali fruttiferi.
Infine si sarebbe fatta anche consegnare l'intera pensione pari a 1.358 euro con il pretesto di conservare la differenza per il pagamento della retta mensile della casa di ricovero di 750 euro.
07/11/2008 10.11