Inquinamento pericoloso delle falde: a Chieti vietato innaffiare i campi

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Avete presente quelle belle foglie verdi e lucide di certa verdura? Statene alla larga, potrebbero essere figlie dell'inquinamento da metalli pesanti. ACQUE SUPERFICIALI VOMANO, «MERCURIO SEMPRE NEI LIMITI PREVISTI DALLA LEGGE»
CHIETI. Avete presente quelle belle foglie verdi e lucide di certa verdura?
Statene alla larga, potrebbero essere figlie dell'inquinamento da metalli pesanti.


ACQUE SUPERFICIALI VOMANO, «MERCURIO SEMPRE NEI LIMITI PREVISTI DALLA LEGGE»

Meglio acquistare da produttori di zone sicure: dalla zona di Megalò a San Martino infatti, cioè da Brecciarola di Chieti fin quasi a Sambuceto, l'acqua della falda è inquinata nella fascia di terreno dal fiume alla Strada statale Tiburtina.
Di qui l'Ordinanza del sindaco di Chieti che ha vietato «in forma cautelare» di utilizzare questa acqua per attingerla o per coltivare orti e campi.
Quanto inquinamento è stato trovato, e quanto profondamente, è ancora da studiare ed approfondire bene: ma sicuramente l'acqua della prima falda fino a 3 metri di profondità presenta inquinamento chimico e da batteri colifecali.
In particolare ci sono metalli pesanti, soprattutto cromo, e infiltrazioni delle fogne e dei rifiuti “normali”.
La seconda falda, quella che si trova tra i 20 ed i 30 metri, presenta tracce di inquinamento da studiare bene.
La terza falda, quella a 130 metri di profondità è ancora pura, ma non si sa per quanto. Il tutto, come hanno spiegato bene l'ing. Giustino Angeloni della Theate consult, l'assessore Bassam El Zhobi e l'ing. Pino La Rovere, oltre che il sindaco Ricci, è frutto di quell'opera di monitoraggio del territorio che ha fatto nascere i primi sospetti e le prime preoccupazioni.
Il tutto dipenderebbe dalla localizzazione in Val Pescara di note fabbriche inquinanti alla fine degli anni 70 e per tutti gli anni 80: trafilerie, concerie, impianti per il bitume, industrie metalemeccaniche e così via che hanno operato quando non c'era la legge sui rifiuti e che hanno smaltito materiale altamente inquinante interrandolo semplicemente o realizzando fosse profonde in caso di rifiuti liquidi.
E' il caso delle concerie, in particolare della Cap di Luciani (più volte citata) che per anni ha versato cromo nel sottosuolo e che poi, dopo il fallimento, ha lasciato il terreno non bonificato.
«Questo sito – ha spiegato il sindaco Ricci – sarà bonificato, così come spero che tutto il territorio interessato sia dichiarato sito di interesse nazionale, così da poter attingere ai finanziamenti per la bonifica».
Si tratta ora di effettuare ulteriori analisi per perimetrare bene tutta l'area interessata. «L'acqua potabile però non è coinvolta in questo problema – ha assicurato l'assessore Paolo Tamburro – sia le analisi della Asl che le nostre hanno chiarito che l'inquinamento non c'è. Però sono stati attivati i Vigili Urbani e i funzionari Asl per controllare se l'ordinanza è rispettata soprattutto dai contadini».

Sebastiano Calella 31/10/2008 10.25
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ACQUE SUPERFICIALI VOMANO, «MERCURIO SEMPRE NEI LIMITI PREVISTI DALLA LEGGE»


TERAMO. Il Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione della Asl di Teramo ha eseguito mensilmente da gennaio 2008 a giugno 2008, prelievi per la classificazione delle acque superficiali del Fiume Vomano da destinare ad uso potabile dopo trattamento di potabilizzazione.
Questi prelievi aggiuntivi a quelli effettuati negli anni 2001 – 2004 sono stati predisposti dalla direzione Sanità della Regione Abruzzo.
Allo stato attuale la Commissione per l'esame completo dei referti anni 2001 – 2004 e primo semestre 2008, si è riunita nei giorni 23 e 30 ottobre 2008 ed è riconvocata in data 4 novembre 2008.
Il Servizio di Igiene ha individuato alcune criticità che non pregiudicano comunque la classificazione delle acque superficiali ma determinano l'eventuale assegnazione ad una categoria di qualità inferiore e da sottoporre ad una potabilizzazione più spinta.
L'esame dei referti analitici, ha indotto il Servizio Igiene a richiedere all'Ente Gestore del potabilizzatore alcune prescrizioni per migliorare la qualità dell'acqua in uscita.
Il valore del Mercurio in uscita «è sempre rientrato nei limiti della normativa per le acque potabili», assicura Maria Maddalena Marconi, direttore del Servizio. «Nell'esaminare il referto relativo al mese di febbraio 2008 ho rilevato che in uscita dal potabilizzatore il valore del Mercurio era passato da meno di 0,0003 mg/l Hg in ingresso a 0,0006 mg/l Hg in uscita».
E' stato così prescritto alla Ruzzo Reti di indicare i motivi di tale inconveniente e comunque di migliorare la funzionalità dell'impianto che deve assolvere al ruolo di trattamento di potabilizzazione delle acque e non apportare contaminazione.
«Comunque», continua Marconi, «l'acqua in uscita e distribuita ha presentato parametri chimico- fisici, compreso il mercurio e microbiologici nei limiti dei valori».
Inoltre sono stati prescritti miglioramenti dell'impianto e del trattamento di disinfezione «nell'ottica di fornire ai cittadini acqua potabile rispondente non solo ai parametri previsti dalla normativa ma al fine di elevare ulteriormente lo standard igienico dell'acqua distribuita».
Gli altri Enti, Ato Teramano, Enel produzione, il sindaco di Fano Adriano, il sindaco di Tossicia, il commissario del Comune di Teramo e la Provincia sono stati informati che l'acqua del fiume Vomano è captata per uso idropotabile e pertanto a tutela della salute pubblica devono vigilare affinché l'acqua del fiume sia protetta ilo più possibile da fonti di inquinamenti.

31/10/2008 15.20