Costretto ad operazioni continue per un errore medico: è disperato

Alessandro Biancardi

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LA STORIA. PESCARA. Un caso di presunta malasanità, che costringe il signor Francesco Bellitti, 65 anni, a dover pagare cifre insostenibili per le spese sanitarie.
Un uomo che tutta la vita si è occupato di salvare vite altrui come sommozzatore subacqueo volontario, diventato anche Cavaliere del Lavoro.
Conserva tutti gli articoli pubblicati dalle testate locali di decenni fa che lo vedevano protagonista di azioni eroiche. Lui, però, le descrive come normali, con incredibile umiltà «mi chiamavano dalla guardia costiera, e dai carabinieri. Sì, lasciavo il mio lavoro per buttarmi in acqua e salvare qualcuno. Dovevo farlo, per coscienza».
Qualcuno che agisca secondo coscienza allora esiste. Oggi, però, è lui che sta chiedendo aiuto, e lo fa con un appello pubblico alla Regione. «Mi sono rivolto ai quotidiani locali, alla redazione di Mi manda Rai3 ma nessuno mi ha risposto», racconta.

OPERATO 10 VOLTE

I guai iniziano un giorno, nella primavera del 2006, quando Bellitti accusa un dolore nei pressi del cuore. Si reca in ospedale dove «mi hanno detto che non era niente».
Ma il dolore ritorna, fa degli accertamenti all'Ospedale di Popoli e «mi rimandano a Pescara». Da qui si opera due volte al cuore, coronarografia per presenza di angina, ma accusa un dolore alla gamba destra per un problema avuto durante l'operazione.
Si tenta di rimediare con un ulteriore operazione, ne segue poi un'altra in chirurgia vascolare. Da qui inizia il calvario delle operazioni, il dolore alla gamba non si placa, Bellitti si rivolge al Centro di Terapia del Dolore quasi quotidianamente dove gli vengono somministrati potenti antidolorifici. «Visto che a Pescara non sapevano più cosa fare, mi consigliarono di rivogermi ad una clinica privata specializzata come la Fondazione S.Maugeri di Pavia».
Ha già subito 6 operazioni e dovrà operarsi di nuovo tra qualche giorno.

LA CAUSA

Ovviamente, spostamenti continui con il treno, sono costati caro nell'arco di due anni: 2400 euro che Bellitti prendeva dalle sue tasche. Nel 2007 decide di rivolgersi ad un avvocato che lo indirizza verso un esperto per esaminare il suo caso.
Nel documento che ci mostra, firmato da Aldo Carnevale, direttore della scuola di specializzazione Medicina Legale dell'Università di Chieti, si legge: «è indubbio che l'attuale condizione menomativa, insorta dopo l'intervento sull'arteria femorale superficiale di destra coinvolga comunque la reponsabilità dell'Azienda Sanitaria e dei medici suoi dipendenti con conseguente onere risarcitorio nei confronti del Sig. Bellitti. Naturalmente andrà risarcito anche il danno morale e quello esistenziale». Parte, dunque, una causa, ai giudici l'ardua sentenza. Il vero dramma però non finisce qui, perchè i dolori continuano.

I COSTI DELLA SANITA': APPELLO ALLA REGIONE

L'ellettrostimolatore installato nel corpo di Bellitti, che serve per togliere il dolore, ha una carica che dura tre mesi: questo vuol dire che ogni volta che l'apparecchio si scarica bisogna operare di nuovo. Esiste, però, un modo per evitare tutto questo, ed è un sistema ricaricabile che permetterebbe all'elettrostimolatore di poter durare dai 6 ai 7 anni. Il costo però è elevato, circa 24 mila euro, più il costo dell'operazione e la degenza in ospedale.
«Il mio appello è rivolto alla Regione Abruzzo e ai candidati presidenti: non posso permettermi di pagare con una tale cifra il sistema ricaricabile dell'elettrostimolatore. Ma come posso operarmi ogni 3 mesi? Chiedo alla Regione di pagare almeno l'installazione ed il sistema ricaricabile».
Una pensione, il lavoro precario della moglie, spese legali da sostenere e anche una somma importante per una spesa sanitaria.
Chissà se qualcuno dei possibili governatori occupati a spendere e spandere in campagne elettorali, avranno la premura di ascoltare il grido di un uomo.
Anche queste sono storie di ordinaria sanità

Antonella Graziani 27/10/2008 8.19