Ennesimo scivolone della giunta D’Alfonso sugli swap

Alessandro Biancardi

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 Ennesimo scivolone della giunta D’Alfonso sugli swap
PESCARA. Le insostenibili leggerezze della giunta D'Alfonso in tema di swap non hanno fine. Un pantano che diventa ogni giorno sempre più insidioso. Scelte operate con una facilità estrema e che hanno già inguaiato il Comune per anni, sprofondandolo in un buco senza fine. (Nella Foto: assessore al bilancio, Camillo D'Angelo)
Un errore madornale compiuto con una imperdonabile superficialità. Ma non siamo noi a dirlo: è la stessa giunta che con un provvedimento fa marcia indietro e prova a porre rimedio all'errore. Con un altro errore. Dopo quattro anni: tanto la giunta ci ha messo per capire che il contratto di finanza derivata è una scommessa persa in partenza.
Le responsabilità politiche sono vergate nero su bianco, così come l'ostinazione nel voler difendere le proprie scelte. Un anno fa la situazione era già chiara e PrimaDaNoi.it aveva messo sull'avviso l'assessore alle finanze che ci ha messo un altro anno per realizzare.
Andiamo con ordine.
Nel 2004 la giunta D'Alfonso dà il via alla prima operazione di ristrutturazione del debito con la delibera 1298 del 14 dicembre 2004, il primo atto nel quale il primo cittadino è assente mentre i suoi assessori prendono un impegno di cui forse non si sono resi conto. Tra gli altri votano Gianni Teodoro, vicesindaco, Giorgio D'Amico, Moreno Di Pietrantonio, Rudy D'Amico, Riccardo Padovano.
I numeri sono chiari: due identiche operazione di swap di 24,86 milioni di euro per un totale di 50milioni di euro, operazioni fatte con le banche Bnl e Ubm.
Quello che non è scritto nella delibera e nemmeno (deduciamo logicamente) nei contratti top secret è che alla fine il Comune avrebbe pagato su 50 milioni interessi per 24 milioni.
Un affare per la giunta, che ha potuto beneficiare subito del bonus iniziale derivato dal contratto che serve solo per addolcire l'amara pillola.
Ogni contratto derivato, infatti, insieme alla intera somma impegnata gira a chi lo sottoscrive una sorta di bonus.
Il problema è che poi alla fine si paga sempre ed il conto è salato.
Ma, allora, nel 2004 tutto era chiaro e semplice: una paginetta di delibera per dire che è un "affare" e dunque bisogna cogliere al volo le offerte delle due banche che si erano prodigate a proporre un piano vantaggiosissimo.
E la giunta del 2004 fa di più tra le varie cose autorizza il direttore dell'area finanziaria a sottoscrivere l'accordo, la conferma di contratto e persino «la dichiarazione di operatore qualificato».
E' alquanto singolare che un organo come la giunta ordini ad un soggetto, in questo caso il direttore di area, di dichiararsi "qualificato", vale a dire in grado di comprendere tutte le sfumature del complicatissimo puzzle finanziario.
Come se la giunta dicesse al tale assessore di dichiararsi competente in ingegneria aeronautica.
Come si fa?
Se uno ha studiato le cose le può sapere altrimenti nulla, non c'è ordine di giunta che tenga.
Ma tanto è scritto in delibera.
Quella dichiarazione, però, non è un aspetto secondario: è la condizione necessaria senza la quale i contratti derivati possono essere dichiarati nulli.
Il codice, infatti, prevede la piena coscienza da parte del soggetto contraente perché chi stipula un contratto deve poter conoscere ogni aspetto.
Con la bella firma del direttore di area del Comune imposta dalla giunta si dice sostanzialmente: "noi Comune abbiamo capito tutto perché siamo in grado di comprendere, abbiamo le conoscenze per comprendere".
Tutto chiaro e vantaggioso.
Esattamente un anno fa ad ottobre 2007 PrimaDaNoi.it lancia un primo allarme e Attilio Di Mattia, il consulente esperto che si è prestato a studiare le carte faceva esattamente riferimento proprio a questo aspetto e si domandava: «siamo sicuri che il Comune è davvero un operatore qualificato?».
L'assessore D'Angelo da politico rispetta la regola aurea: mai ammettere l'errore e la butta in politica e assicura che l'operazione è pienamente vantaggiosa, «nel pieno rispetto delle regole», bla bla bla,
e che l'operazione ha portato nelle casse del Comune ben «900mila euro» insomma una cuccagna.  Poi qualche dubbio
sorge ed il Comune affida una consulenza esterna per ristrutturare il debito e valutarne i rischi (altri soldi che vanno…)
Eppure anche qui sorgono diversi dubbi.
Il sogno si infrange miseramente il 9 ottobre 2008 quando la giunta, senza il sindaco presente, con la delibera 1010 dichiara battaglia alle banche colpevoli di aver fatto sottoscrivere un contratto al Comune per nulla vantaggioso, un tranello, una specie di truffa o di inganno o chissà cos'altro.
Qualcosa non torna, le perdite hanno un odore penetrante e nelle stanze non si respira più.
Il profondo rosso è una certezza ma nessuno lo dice, nessuno avanza cifre o ipotizza le perdite.
Silenzio assoluto.


IL COMUNE VUOLE SCIOGLIERE IL CONTRATTO

E cosa fa la giunta? Con una delibera sostanzialmente dichiara "alt gioco, me ne vado" e prova a prendersi il pallone e ritornare a casa voltando le spalle perché il risultato della partita non era quello sperato.
Gli assessori autorizzano allora azioni giudiziarie contro le banche Bnl, Unicredit e Ubm per la nullità o l'annullamento e/o risoluzione dei contratti swap.
Ma non erano vantaggiosi?
Viene incaricato un avvocato che con un acconto di 7.500 euro potrà avvalersi di una ulteriore e qualificatissima consulenza milanese.
Ma perché il Comune ricorre, cosa c'è che non va?
La relazione del dirigente settore ragioneria, Giovanni D'Aquino, relazione controfirmata dall'avvocato del Comune, Paola Di Marco, fa presente che «dopo un attenta analisi» di alcuni contratti (ma come dopo 4 anni si fa una analisi "attenta"?) si è scoperto che le competenze accessorie delle banche mancano.
Cioè mancherebbero i compensi delle banche.
Peccato che queste cose le avevamo già dette tempo fa, chiarendo che i compensi delle banche sono inseriti nel montante complessivo della operazione.
Al Comune, invece, credevano fossero operazioni gratuite proprio perché mancava il "prezzo" della operazione e la commissione delle banche.
Il tempo, dunque, porta consiglio ed il Comune si imbarca nell'ennesima avventura costosa e dall'esito pressocchè scontato.
Con la dichiarazione di "operazione qualificato" il contratto a rigor di norma si è concluso e perfezionato e risulta inattaccabile. Blindato.
Ma tutti i contratti possono essere conclusi anzitempo: basta pagare una penale che di solito è pesantissima.
Invece, si tenta la strada giudiziaria che sarà molto tortuosa e dispendiosa in mancanza per esempio di nuove leggi che autorizzino l'uscita degli enti pubblici da simili contratti a costo zero.

25/10/2008 11.22


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