Anm: «meglio abolire il segreto istruttorio per favorire il diritto di cronaca»

Alessandro Biancardi

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ROMA. Abolire del tutto il segreto investigativo, salvo in quelle circostanze in cui ci sia effettiva «esigenza investigativa», ribaltando completamente l'impostazione che il governo da' con il disegno di legge sulle intercettazioni.
ROMA. Abolire del tutto il segreto investigativo, salvo in quelle circostanze in cui ci sia effettiva «esigenza investigativa», ribaltando completamente l'impostazione che il governo da' con il disegno di legge sulle intercettazioni. Diversamente, «s'innesca la caccia al segreto, con gli effetti che vediamo ogni giorno» e resta in piedi il fenomeno delle periodiche «riemersioni dell'insofferenza verso il diritto di cronaca», alimentando «un sistema totalmente irrazionale che si presta ad abusi ed errori».
E' la posizione, netta, dell'Associazione nazionale magistrati in merito al rapporto tra giustizia e informazione, ovvero i giornalisti che finiscono con l'essere accusati di violazione del segreto
istruttorio o d'indagine. Una posizione espressa dai vertici dell'Anm, il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini, in occasione della presentazione da parte dell'Unione nazionale cronisti italiani (Unci), nella sede della Fnsi, di un 'libro bianco' sui difficili, ed anche burrascosi, rapporti tra magistratura e cronisti sul fronte della liberta' d'informazione.
«Perche' dobbiamo mantenere un regime che limita l'informazione in assenza di esigenze?», si e' chiesto Cascini, aggiungendo che «va ribaltata completamente l'impostazione che il governo da' con il disegno di legge sulle intercettazioni».
Per Cascini «la regola e' la pubblicita', anche negli atti delle indagini. Gli unici limiti solo in due casi: quando, con la pubblicita' degli atti, si tratterebbe di andare a toccare la privacy di persone in qualche modo chiamate in causa nella vicenda ma senza che abbiano rilevanza nel processo; quando ci siano ancora esigenze investigative».
Per il resto, «libero accesso agli atti».
Il segretario dell'Anm ha inoltre sottolineato un'altra contraddizione, rappresentata dall'articolo 116 del Codice di procedura penale: gli atti non sono piu' segreti e pero' non esiste norma che consenta al giornalista di accedervi, «provate a chiedere copia di una ordinanza di custodia cautelare e ditemi se vi viene concessa. Mi chiedo perche' un giornalista non possa accedervi. Questo dice dell'irrazionalita' - ha aggiunto Cascini - di un sistema, veniamo da un sistema borbonico dove tutto e' sotto controllo e accentrato. C'e' un eccesso di divieti, segreti e coperture».
Problema dunque centrale, «sempre esistente e non collegabile alle novita' introdotte nel Codice penale», ha rilevato il segretario dell'Anm, ed anzi e' spia di un «fenomeno che denota riemersioni dell'insofferenza verso il diritto di cronaca».
La magistratura interpreta le norme e poi ci sono i vari passaggi che portano al controllo delle decisioni adottate dai giudici, «questo e' un pregio ma anche un difetto perche' si generano anche errori, spesso frutto del clima che si respira».

24/10/2008 15.52