Giustizia: è fuga dalle procure, allarme dal Csm

Alessandro Biancardi

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ROMA. I magistrati fuggono dalle procure. Insomma non vogliono più fare i pubblici ministeri, preoccupati forse dalla prospettiva della separazione delle carriere e dall'ipotesi di rendere discrezionale l'azione penale.
Un fenomeno che rischia di ripercuotersi sugli stessi cittadini,
perché unito al divieto di mandare i giovani magistrati negli uffici
requirenti, potrebbe aver l'effetto di lasciare le procure sguarnite e
dunque di rendere più difficile l'accertamento dei reati.
L'allarme viene dal Csm. Ed è fondato sugli ultimi dati relativi ai
trasferimenti delle toghe: ben 90 posti negli uffici di procura sono
rimasti scoperti, in massima parte per mancanza di aspiranti (72) e in
minima (18) perché si è candidato chi non aveva i titoli.
Una realtà che preoccupa Palazzo dei marescialli perché non riguarda
solo le tradizionali sedi di frontiera del Sud, da sempre poco ambite,
come Gela, Nicosia, Vibo Valentia; ma per la prima volta, coinvolge
procure del Nord finora ritenute più che appetibili. Il caso più
clamoroso é quello di Brescia: per nove posti messi a concorso, non è
stata presentata alcuna domanda. Stessa sorte per la procura di Pavia:
tutti e tre i posti di sostituto da coprire sono rimasti senza
richieste.
E così è capitato a Bergamo e Lodi (2 per ogni ufficio le poltrone
bandite e rimaste vuote), Mantova, Modena, Sondrio, Vigevano, Ravenna,
solo per citarne alcune. «Un fenomeno mai visto - dice il consigliere
Mario Fresa, togato del Movimento per la giustizia - che è sintomatico
di uno spostamento dei magistrati dalle procure agli uffici giudicanti
e della mancanza di appetibilità delle funzioni requirenti in ogni
parte d'Italia. In una prospettiva di separazione delle carriere e di
un'azione penale discrezionale, evidentemente quella del pm non è più
una funzione ambita; insomma i magistrati non vogliono più fare i
pubblici ministeri».
E le conseguenze potrebbero essere pesanti: «Visto il divieto di
mandare gli uditori nelle procure, a breve termine si apriranno dei
problemi gravissimi nella maggior parte degli uffici requirenti su
tutto il territorio nazionale. Il che significa che non potranno
essere perseguiti o comunque accertati in maniera adeguata i reati».

23/10/2008 14.59