Assemblea degli universitari a Chieti: «ritorno al fascismo»

Alessandro Biancardi

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Assemblea degli universitari a Chieti: «ritorno al fascismo»
CHIETI. «Protestiamo perché ci vogliono togliere l'anima, perché i nostri genitori ci pagano l'Università per avere figli con i c...... (leggi: con gli attributi) e non automi, perché ci stanno rubando il futuro e le speranze di lavoro». * LE PROTESTE ALL'AQUILA
E ancora: «ci hanno chiuso il settore pubblico, ci tagliano la ricerca e i dottorati, non va bene per noi, non va bene per i sacrifici dei nostri genitori».
Nessuna violenza, nemmeno verbale, all'assemblea degli studenti
organizzata dalla Lista 360° nell'Aula magna della Facoltà di Lettere
alla d'Annunzio, ma un fiume di interventi, di esperienze dirette, di
sogni infranti dopo i provvedimenti dei ministri Maria Stella Gelmini
sulla Scuola e Giulio Tremonti sull'Università.
E tanta rabbia composta per scelte che non si capiscono, come i tagli
ai Bilanci delle Università ed il progetto di trasformare gli Atenei
in Fondazioni. «Tagliare le risorse significa aumentare le tasse -
hanno detto in coro gli universitari della D'Annunzio - e la
privatizzazione è l'anticamera di una cultura classista, dove i ricchi
possono imparare e gli altri sono tagliati fuori dal sapere».
All'assemblea hanno partecipato anche docenti, ricercatori e studenti
di altre sedi e sindacalisti della FLC (Federazione lavoratori della
conoscenza) Cgil con Mariella D'Orsogna e con Stefano De Sanctis, Cgil
di Ateneo.
«Il Governo spende miliardi per le armi e per Alitalia – così Filippo
Suessli ha infiammato la platea di centinaia e centinaia di studenti,
accalcati anche sulle scale di accesso – ma taglia sulla formazione e
sulla cultura. Il ministro Brunetta è entrato all'Università con un
maxi concorso salvaprecari nell'81. Tremonti ha collezionato
rimproveri dall'Europa per gli scudi fiscali e la Gelmini si è presa
il titolo di avvocato a Reggio Calabria: adesso sono contro di noi? E'
una vergogna».
«Le Fondazioni universitarie? Erano e sono inutili ieri ed oggi,
domani saranno peggio, anche per il personale dipendente che perderà
il contratto nazionale di lavoro. Soprattutto le Fondazioni cambiano
la natura dell'Università», ha commentato Stefano De Sanctis.
Appassionata la difesa della scuola in generale da parte di Mariella
D'Orsogna, mentre applausi scroscianti hanno sottolineato l'intervento
del rappresentante degli studenti al Senato accademico che ha
criticato il «ritorno del passato fascista – così ha detto Gorilla –
nella cariche della Polizia contro gli universitari».
Polizia che era presente con un discreto servizio di sorveglianza e
che però ha potuto solo registrare il clima sereno e "ragionativo"
degli interventi.
In sostanza questi i punti della protesta: necessità di un
coordinamento delle Università abruzzesi, manifestazione regionale
(forse il 17 novembre), richiesta al Rettore di farsi portavoce della
necessità di abrogare il decreto Gelmini e la legge 133 (i tagli di
Tremonti al Fondo di finanziamento ordinario degli Atenei),
annullamento della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico, no secco ad ogni ipotesi di aumento delle tasse. La protesta continuerà
con lezioni nelle piazze di Chieti (concesse dal sindaco Ricci,
ringraziato con un applauso che non sentiva da tempo) e con iniziative
per coinvolgere i Consigli di Facoltà ed il Senato accademico.
«Vengo da un anno passato in Francia con l'Erasmus – ha sottolineato
una studentessa – lì con 400 euro studi un anno. Qui ci svenano. E non
è giusto».
«Perché l'Università è nostra – ha chiosato un altro studente – e la
formazione culturale è l'unica possibilità di riscatto sociale».

Sebastiano Calella 23/10/2008 9.15