Pestaggio dopo la partita: «è uno scontro tra tifosi»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Una settimana fa, padre e figlio, dopo la partita Pescara- Lanciano che si è disputata a Vasto sono stati vittime di una aggressione.
«Non è stata una rissa tra automobilisti, ma un vero atto di teppismo di tifosi», rimarca oggi il legale della coppia Antonio Capobianco, che risponde così a chi nei giorni scorsi aveva sostenuto che si trattasse di uno scontro tra automobilisti e aveva negato la matrice "sportiva".
«Ritengo doveroso rilevare», scrive il legale, «come l'accaduto vada ricondotto nel suo giusto alveo normativo poichè sulla base degli elementi oggettivi raccolti, gli autori del pestaggio risultano aver agito in concorso tra loro con violenza contro persone e cose in occasione ed a causa di una manifestazione sportiva».
Della stessa opinione anche Donato Fioriti, presidente del Cipas Abruzzo che per primo aveva raccontato la storia: «è apprezzabile l'intervento del capo della tifoseria del Lanciano, Leo Marongiu, almeno per l'intenzione di rasserenare gli animi. Però, a lui diciamo, che bisogna anche avere il coraggio di dire le cose come stanno, perchè non si ripetano più fatti simili e perchè degli individui, quali quella "sottospecie" di tifosi, non possano più assistere ad una partita».
«Se negli stadi», continua Fioriti, «il fenomeno violento è notevolmente scemato, anche in ragione dell'inasprimento dei controlli, ora è proprio fuori dagli stadi, dove le regole sono facilmente eludibili e dove la dispersività dei luoghi nasconde meglio chi vuole in modo vile colpire e generare violenza, e non essere riconosciuto, a doversi giocare la partita più dura».
«Ho fiducia che la magistratura individui in tempi brevi tutti gli autori del pestaggio», chiude Capobianco, «ai quali andranno obiettivamente applicate le misure di sicurezza preventive stabilite per legge, tra cui l'obbligo di firma e di presentazione nei Commissariati competenti durante lo svolgimento delle competizioni sportive».

18/10/2008 11.19