Precari Regione:«Ora stabilizzazione subito senza più alibi»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

3205

Precari Regione:«Ora stabilizzazione subito senza più alibi»
PESCARA. Una cinquantina di precari storici, con striscioni, megafono, fischietti, cori e sfottò. Una rappresentanza di lavoratori che attendono anche da oltre 7 anni di essere stabilizzati.
Un esercito da mille euro al mese che non si possono nemmeno permettere un minimo di tranquillità.
Facce di giovani, magari neolaureati, ma soprattutto di persone mature, più di un quarantenne in attesa di poter diventare finalmente un dipendente a tutti gli effetti (e con tutti i diritti) della Regione.
Sono loro che da tempo si occupano, come spesso accade anche nelle aziende private, a fare il lavoro duro, magari quello che serve a tirare avanti interi settori.



Ma qui a creare il precariato è lo Stato.
Chiedono di essere stabilizzati e di non essere scavalcati da chi può vantare aderenze importanti. Perché la parentopoli abruzzese esiste.
Stamattina il piccolo drappello era a Piazza Unione per far sentire il proprio disappunto alla sfilata di amministratori e politici in passerella per l'inaugurazione della nuova sede del consiglio regionale a Pescara.
Tra co.co.co e contratti a tempo determinato i precari sono oltre 320, con scadenze diverse. Contestano, tra l'altro, di aver superato dei concorsi, ma di non essere mai passati al tempo indeterminato, e non hanno gradito la scelta della Regione di investire sulla nuova sede del Consiglio regionale a Pescara.
Prima di partecipare all'inaugurazione il sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, li ha incontrati in piazza ed ha assicurato il proprio interessamento alle vicende di questi lavoratori.



D'Alfonso ha commentato che i precari si trovano in «una posizione di forza, soprattutto chi ha superato la selezione, e di fronte al nuovo fabbisogno di risorse per attuare il federalismo, si procederà alla loro sistemazione».
«Ce l'abbiamo con i nostri politici che promettono e non mantengono mai», dicono alcuni giovani precari (il nome? «meglio non dirlo per evitare ripercussioni»), «ogni volta c'è un imprevisto. Quando arriva il momento di concretizzare se ne escono con altre scuse e passano gli anni».
«Il problema è che con la finanziaria del 2007 si sono bloccate le assunzioni eppure ci siamo ritrovati oltre un centinaio di cococo», dice una ragazza assunta a tempo determinato che dice di aver superato un concorso pubblico.
Anna Canci spicca nel gruppo per il suo pancione mentre tiene per mano un giovanissimo manifestante di sette anni che urla al megafono… anche lui è precario di riflesso.
«Sono tre anni che lavoro», dice Anna, «con un contratto a tempo determinato e dobbiamo essere pronte a poter fare tutto. Quanto guadagno? 900 euro. Aspettiamo il bando di concorso, mancava pochissimo ormai… Non è arrivato solo per la cattiva volontà di chi ci governa».
E ci sono interi uffici che vanno avanti solo grazie ai precari come quello per il Bura che da 26 dipendenti a tempo determinato oggi si trova con 11 collaborazioni.



Parentopoli?
«Esiste eccome», dice ancora un altro precario, «si vedono cose molto strane. Basta essere parenti a volte anche alla lontana per poter utilizzare una amicizia influente…ed ecco che il posto si trova. Si creano persino uffici per il raccomandato di turno. In quel caso la politica è sempre celere e non trova mai ostacoli».
Oggi è il giorno della protesta, della rabbia, degli slogan e delle ennesime promesse.

11/10/2008 14.57