Guasto informatico: uffici del Giudice di Pace bloccati

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Uffici completamente bloccati, pratiche ferme, impossibilità di garantire la normale attività dell’ufficio del giudice di Pace. Tutto per un guasto al sistema informatico.
A denunciare il disservizio è la Cgil che mette in luce anche il disagio per i dipendenti.
Il sistema informatico che serve a gestire tutti i programmi dell'ufficio, e quindi il motore dell'attività giudiziaria civile e penale, è rimasto bloccato per diversi giorni.
«E' di tutta evidenza come diventi complicato per il personale delle cancellerie», dice oggi Massimo Petrini, segretario provinciale della Funzione Pubblica di Cgil, «gestire un numero elevatissimo di fascicoli (circa 7.200 iscrizioni di cause civili a fine 2007) senza l'ausilio dei programmi informatizzati e come questa cosa crei notevoli disagi all'utenza degli uffici stessi».
La cosa però risulterebbe ancora più grave se si considera che gli uffici del Giudice di Pace sono tra tutti gli uffici giudiziari, per loro stessa natura, quelli più a stretto contatto con un'utenza non necessariamente specializzata, fatta di cittadini comuni che quotidianamente vi si rivolgono per le più svariate incombenze.
«D'altro canto», denuncia Petrini,«non è da oggi che denunciamo la grave emergenza che coinvolge tutti gli uffici giudiziari per quanto concerne l'assistenza informatica, una gestione basata su appalti affidati a ditte esterne al Ministero della Giustizia, ditte che forniscono servizi a singhiozzo, utilizzando personale spesso precario e sottopagato, e nei cui confronti il Ministero ha accumulato debiti tali da essere costretto a subire, in maniera ciclica, minacce di interruzione del servizio da parte delle stesse ditte».
Tutto questo porta a continui disagi per l'utenza e gli stessi dipendenti che sarebbero costretti loro malgrado a rallentare il ritmo lavorativo, fatto che chiaramente incide pesantemente anche sui tempi della giustizia.
E non ci sarebbero buone speranze nemmeno per il futuro.
«L'attuale governo», conclude Petrini, «ha previsto il taglio, nei prossimi tre anni, di oltre il 40% delle risorse attualmente destinate alla giustizia (vedi anche gli appelli fatti dall'Anm), decretando, in questo modo, la prosecuzione dello sfascio del sistema giustizia. Il tutto mentre ci si fa vanto di grandi riforme e di “processo telematico”. Si renderebbe già un buon servizio alla giustizia ed all'utenza se si consentisse un normale funzionamento degli uffici, investendo risorse e non tagliandole, dando la possibilità al poco personale che opera negli uffici dei Giudici di Pace, dei Tribunali, delle Procure, ecc. di farlo in condizioni di “normalità” e non in emergenza continua».

10/10/2008 13.41