Fertilizzante cancerogeno: sequestrato impianto di compostaggio della Ecoest

Alessandro Biancardi

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MONTESILVANO. Producevano compost che conteneva veleni altamente tossici e cancerogeni. La sostanza veniva poi venduta e finiva nei campi. Per “fertilizzarli”…
MONTESILVANO. Producevano compost che conteneva veleni altamente tossici e cancerogeni. La sostanza veniva poi venduta e finiva nei campi. Per “fertilizzarli”…Su disposizione della Procura di Pescara il Corpo forestale dello Stato, coordinato da Guido
Conti, ha posto sotto sequestro preventivo l'impianto di compostaggio della societa' 'Ecoest srl' situato in via Tamigi a Montesilvano.
Dalle indagini, durate 7 mesi, e' emerso che l'impianto produceva un compost contenente tra l'altro cadmio, zinco, rame e idrocarburi pesanti.
Questo compost – analizzato in diversi campioni - veniva poi utilizzato da aziende inconsapevoli della sua pericolosita' nelle campagne situate in quattro diversi comuni della provincia di Chieti dove venivano coltivati, tra l'altro, grano e foraggio.
I rifuti che costituivano la materia prima da lavorare per produrre poi il fertilizzante cancerogeno sarebbero stati individuati dalla forestale:si tratterebbe di circa 12 mila tonnellate provenienti da varie regioni tra le quali figurano Abruzzo, Marche, Toscana, Puglia, Campania, Molise e Lazio.
Il sequestro e' stato disposto dal gip Guido Campli su richiesta del pm Giampiero Di Florio.
Due le persone indagate nell'ambito di questa inchiesta e cioe' l'amministratore unico della Ecoest, Massimo Dami, e Cesare Di Nardo, titolare di una ditta di trasporti e procacciatore dei siti di destinazione finale dei fanghi.
Le indagini sono comunque in una primissima fase e continueranno ancora per diversi mesi: l'obiettivo degli inquirenti è quello di risalire ai fornitori di rifiuti e, dunque, individuare le zone precise di provenienza dei veleni illecitamente smaltiti.
Non si escludono sviluppi eclatanti ed è probabile che ben presto altre persone potrebbero finire iscritte nel registro degli indagati.
Altro problema sarà cercare di capire che tipo di conseguenze il fertilizzante cancerogeno abbia già prodotto sui terreni, sulle persone che lo hanno maneggiato inconsapevolmente e sulle colture vendute.
Il comandante della forestale Conti ha anche detto che le indagini andranno avanti sottolineando che al momento non si e' a conoscenza se queste sostanze inquinate che finivano sui terreni possano aver inquinato anche le falde acquifere.
«Questo lavoro - ha aggiunto Conti - e' dedicato a quelle persone che si ammalano di tumore senza sapere perche', alla loro sofferenza e a quella delle rispettive famiglie».


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I PRECEDENTI PROBLEMI DELLA ECOEST


Nel mese di giugno 2007 vi fu un blitz degli inquirenti alla ricerca di documenti a palazzo di città di Montesilvano, al Considan ed in altre società.
Le perquisizioni furono estese all'abitazione e all'ufficio dell'ex presidente del consiglio di amministrazione del consorzio, Pino Di Pietro, e in quelli dei rappresentanti dei comuni di Montesilvano, Città Sant'Angelo e Silvi, oltre che dell'ex direttore, Vincenzo Cirone.
In quella inchiesta (non ancora chiusa) finirono oltre 20 persone tra le quali Nino D'Annunzio, presidente del consorzio Considan dal maggio 2006 e capogruppo dei Ds in Provincia, l'ex assessore Paolo Di Blasio già arrestato per lo scandalo Ciclone.
Poi l'ex dirigente comunale Vincenzo Cirone, l'imprenditore Massimo Dami, titolare della Ecoest.
Quella vicenda giudiziaria sarebbe nata quando alla Ecoest srl, che gestiva il servizio di depurazione delle acque nere intercomunali prima del consorzio, fu revocato il mandato relativo proprio alla gestione della depurazione delle acque nere intercomunali.
Il Considan successivamente contestò alla Ecoest la mancata realizzazione di alcune opere.
Ne nacque una contesa che si è chiusa con una transazione in base alla quale il consorzio si sarebbe impegnato a versare alla Ecoest, per il lavoro svolto, circa un milione di euro.
Tutti gli indagati si sono dichiarati estranei ai fatti.

08/10/2008 10.32

LEGAMBIENTE: «L'ABRUZZO SEMPRE PIÙ REALTÀ CAMPANA».

«Con questo ulteriore episodio l'Abruzzo assomiglia sempre di più alla triste realtà campana. Nonostante gli sforzi e l'impegno del nuovo piano regionale per una corretta e trasparente gestione dei rifiuti, si assiste ad una marcata difficoltà imprenditoriale nell'imboccare la strada giusta e onesta nel ciclo dei rifiuti».
E' quanto ha detto Luzio Nelli di Legambiente.
«Plaudiamo al lavoro del Corpo Forestale e della magistratura e. rinnova, con forza, l'appello affinché un certo tipo di imprenditoria venga allontanato dal panorama industriale regionale e che la Confindustria si faccia carico una buona volta del problema, in quanto non si tratta soltanto di stroncare attività criminali che compromettono l'ambiente e la salute dei cittadini, ma di tutelare gli interessi dell'imprenditoria onesta e rispettosa della legalità che investe in innovazione, tecnologica e tutela dell'ambiente».
09/10/2008 7.52