Fangodotto, iniziato il processo dinanzi alla Corte dei Conti

Alessandro Biancardi

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Fangodotto, iniziato il processo dinanzi alla Corte dei Conti
L'AQUILA. Crescono i problemi per gli indagati nel procedimento dinanzi alla Corte dei conti invischiati nella vicenda del fangodotto mai realizzato.
Ieri si è tenuta la prima udienza all'Aquila dove l'accusa, rappresentata dal vice procuratore della Corte dei conti Massimo Perin, sembra aver rimodulato le richieste di risarcimento di danni.
Sono stati citati in giudizio - ed ora dovranno difendersi presentando memorie, essere ascoltati e interrogati dal giudice- il rappresentante della ditta Dino Di Vincenzo & C. spa, il geometra Giampiero Leombroni (allora dirigente del Comune, poi consulente della Provincia oggi in forza alla Toto spa), l'architetto Mario Mazzocca per la Provincia di Pescara e l'ingegner Alessandro Antonacci per l'Ato 4 Pescarese.
Il danno erariale alle casse pubbliche era stato inizialmente stimato in 600 mila euro ma da nuovi calcoli alla ditta responsabile della gestione del depuratore, che fa capo all'imprenditore Di Vincenzo, erano stati chiesti 540 mila euro che sono lievitati fino a 740 mila.
Anche per Antonacci la richiesta è passato da 20 mila euro a 100 mila euro, mentre rimangono stabili le richieste dagli altri due indagati Mazzocca e Leombroni pari a 20 mila euro.
Sarà il processo a stabilire l'esatto ammontare del danno erariale per la mancata realizzazione e funzionamento dell'opera che doveva servire per essiccare i fanghi, evitare il trasporto molto costoso e addirittura recuperare economie vendendolo come compost.
Per motivi mai chiariti il fangodotto non è mai stato messo in funzione nonostante venne ufficialmente collaudato e giudicato funzionante.
Un'inchiesta penale non è mai partita nonostante i numerosi esposti firmati dall'associazione Coraggio e Fermezza, nonostante l'opera fosse stata finanziata in più trance con un finanziamento di oltre 30 miliardi delle vecchie lire.
Oltre al danno per la collettività per aver speso inutilmente 30 miliardi - letteralmente spariti nel nulla- i cittadini dell'area pescarese hanno dovuto subire anche la beffa di pagare un costoso appalto affidato proprio alla ditta Di Vincenzo per oltre 10 anni, incaricata con un contratto più volte rinnovato, di trasportare i fanghi lontano in un impianto di smaltimento.
Un appalto ed una spesa che si sarebbero potuti evitare se gli amministratori dell'epoca coinvolti fossero riusciti a mettere in funzione l'essiccatore dei fanghi.
Se la giustizia penale ha glissato, quella contabile, invece, sembra voler accertare a tutti i costi le enormi e lampanti responsabilità .
Il procedimento si preannuncia alquanto difficoltoso ed una sentenza potrebbe arrivare non prima di un anno e mezzo. La richiesta finale di risarcimento potrebbe anche salire di molto.

02/10/2008 11.33