48 mila stranieri in Abruzzo. «Sono più uomini che donne»

Alessandro Biancardi

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L'ANALISI. PESCARA. Il numero di stranieri residenti in Abruzzo alla fine del 2006 era di circa 48.000 (quasi 10.000 in più rispetto al 2005).



L'ANALISI. PESCARA. Il numero di stranieri residenti in Abruzzo alla fine del 2006 era di circa 48.000 (quasi 10.000 in più rispetto al 2005).



Il 3,7% della popolazione residente, con una leggera prevalenza di donne (25.000 contro 23.000): la maggior parte viene considerata "popolazione attiva", essendo concentrati nella classe d'età 15-64 anni, composta per il 36,7% da uomini e per il 42,5% dalle donne.
E la quasi totalità delle aziende si dichiara soddisfatta del lavoro degli immigrati. Questi ultimi sono integrati, ma in tal senso le azioni, sia pubbliche sia private, devono essere coordinate tra loro.
E' questo uno degli spaccati più interessanti della fotografia del fenomeno dell'immigrazione in Abruzzo che emerge dalla ricerca, pubblicata in un volume, dal titolo "Immigrazione: inclusione e lavoro in Abruzzo", promossa da Abruzzo Lavoro.
Il lavoro è stato curato dal responsabile dell'Osservatorio Regionale Inclusione Sociale e Povertà di Abruzzo Lavoro, Luciano Longobardi e dal suo staff. Lo studio è stato presentato nel corso del convegno
"Immigrazione: inclusione e lavoro in Abruzzo". In Abruzzo, il "valore aggiunto", riferito al PIL, degli immigrati si attesta al 5,6%, ben al di sopra quindi del valore riferito al Mezzogiorno (4,4%). La ricerca è tesa ad approfondire le caratteristiche dell'inclusione sociale e lavorativa degli immigrati in Abruzzo e si propone come opportunità di confronto tra partner istituzionali ed economico-sociali e tra decisori politici ed addetti ai lavori. «Dai dati analizzati», spiega Longobardi, «discende un quadro tanto complesso quanto problematico dal quale emerge che i servizi di inclusione tamponano alcune situazioni critiche, ma stentano a "fare sistema" e sono poco coinvolti in un processo capace di prefigurare, a breve e medio termine, nuove prospettive di integrazione compiuta». Secondo Longobardi, «tuttavia non va trascurato che saperi e competenze, strumenti e metodologie, politiche ed azioni, devono poter contare su innovazioni normative (che contemplino sempre più il realismo sociologico e il formalismo giuridico), canali di comunicazione e dialogo costanti fra i diversi soggetti che operano nel territorio, processi di cooperazione fra domanda e offerta e percorsi di coordinamenti orizzontali fra gli attori locali e coordinamenti verticali fra i diversi livelli istituzionali e le loro politiche di settore».
Tornando ai dati, come è vero che i Centri per l'Impiego in maggioranza dichiarano di aver attivato servizi specifici per l'inserimento socio-lavorativo degli immigrati, è vero anche che quei servizi siano ancora poco conosciuti: non a caso, quasi il 90% delle aziende dichiara di aver reclutato personale immigrato attraverso canali informali e poco rispondenti ai bisogni sociali e culturali, considerato che risultano quasi assenti i servizi di formazione linguistica, che invece rappresentano la principale causa di criticità per l'inserimento dichiarata dagli imprenditori, e mancano del tutto i servizi alloggiativi e di social housing come richiesto a grande maggioranza dalle associazioni.
In riferimento alle tipologie di contratti, a fronte di una maggiore disponibilità delle imprese abruzzesi ad assumere senza ricorso a tipologie contrattuali atipiche (il 60% ha dichiarato di aver assunto personale straniero con contratto a tempo indeterminato), si registra, da parte delle stesse, il mancato ricorso all'utilizzo di buone prassi
(87,9%) per favorire o migliorare l'inserimento in azienda del personale straniero. Altro indicatore preoccupante è dato dalla difficoltà degli imprenditori abruzzesi nel reclutare e, addirittura, nel contattare professionalità immigrata (56%).

30/09/2008 9.22