Centro oli: Comune Pescara vuole acquistare il terreno

Alessandro Biancardi

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Centro oli: Comune Pescara vuole acquistare il terreno
PESCARA. Colpo di scena: il Comune di Pescara intende acquistare ad Ortona una parte del terreno dove dovrebbe sorgere il Centro Oli. Una mossa «simbolica», la chiamano a Palazzo di città, destinata a conquistare quanti si oppongono fermamente al progetto.
Ieri sera in giunta è stato approvato un provvedimento che farà certamente discutere.
Si vorrebbe procedere con l'acquisizione di un appezzamento di terreno all'interno delle aree sul quale dovrebbe sorgere l'impianto petrolifero denominato Centro Oli, «al fine di destinarlo alla realizzazione di un progetto di carattere sociale finalizzato alla coltivazione agricola», si legge nel documento della Giunta.
La somma ritenuta necessaria è di 50 mila euro ed è prevista nel bilancio 2008, attraverso il prelevamento dal fondo di riserva.
Il Comune, inoltre, ha confermato il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che bocciava i ricorsi contrari alla realizzazione del Centro.
La Giunta ha formalizzato la volontà del Comune di continuare a prestare il proprio sostegno alle iniziative di associazioni ambientaliste, aziende e consorzi agricoli, finalizzate ad evitare la localizzazione dell'impianto.
L'idea di acquistare parte dei terreni era partita nei giorni scorsi anche dal comitato Naturaverde e da altre associazioni. L'idea era quella di procedere ad una sottoscrizione popolare per raccogliere i fondi necessari.

FRATINO, «C'È CHI HA PAURA DI DIRE SÌ AL PROGETTO»

«Se ci fosse il benchè minimo rischio per la salute pubblica sarei il primo, come padre e come sindaco, a dire no al Centro Oli».
L'affermazione e' del sindaco di Ortona Nicola Fratino che difende a spada tratta il progetto.
«L'Eni – ha spiegato il primo cittadino - ha in programma un progetto di ristrutturazione aziendale che prevede, sul territorio nazionale, due distretti: uno a Ravenna, che avrà competenza per il centro-nord ed uno a Viggiano per il centro-sud».
Il distretto di Ortona, ha precisato ancora Fratino, «sarà trasformato in polo operativo, con competenze per Abruzzo, Molise e parte della Puglia. E' questo un segnale che induce a fare una seria riflessione e nell'esclusivo interesse della città di Ortona, dove tantissime aziende rischiano la crisi».
Per il sindaco è necessaria un'assunzione di responsabilità: «non posso ascoltare autorevoli rappresentanti della politica dire "io non sono contrario al Centro Oli, ma a questo punto risulta impopolare dichiararsi a favore". Non posso accettarlo come primo cittadino di Ortona. Non si possono decidere le sorti di una città sull'onda emozionale dettata da un clima di tensione e di strumentalizzazioni.
Non è responsabile – conclude Fratino- approvare una legge regionale che, pensata per bloccare il Centro Oli, ha paralizzato tutto il tessuto produttivo della nostra regione. E' questo il modo per rilanciare l'Abruzzo - si chiede Fratino - per risanare il disastrato bilancio della nostra Regione».

ACERBO ATTACCA ANCORA

«Confindustria cerca di rilanciare il progetto devastante dell'Eni approfittando della sentenza del Tar», contesta Maurizio Acerbo (Rc).
«Il discutibile pronunciamento del Tribunale Amministrativo dimostra soltanto che per ignoranza, sottovalutazione e mancanza di trasparenza del ceto politico di centrodestra e del PD il progetto ha percorso il suo iter senza che le popolazioni ne sapessero niente. Ci si è accorti del pericolo purtroppo assai tardivamente».
Per Acerbo «la battaglia contro il Centro Oli è soltanto all'inizio e merita una mobilitazione di tutta la società abruzzese».
«Il sindaco D'Alfonso ha annunciato che il Comune di Pescara farà ricorso al Consiglio di Stato per impugnare la decisione del Tar», ha commentato invece Domenico Iannamico, coordinatore regionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore.
«Un'iniziativa giusta e condivisibile nei contenuti ma completamente sbagliata per i tempi, essendo arrivata in netto e imperdonabile ritardo. Dove era D'Alfonso quando il Movimento Sociale Fiamma Tricolore, i sindaci della zona e le associazioni denunciavano la pericolosità per l'ambiente della struttura voluta dall'Eni?».

25/09/2008 12.00