Salute, amputazione evitata grazie alle cellule staminali

Alessandro Biancardi

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CAMPOBASSO. Una gamba salvata dall'amputazione con le cellule staminali: una tecnica d'avanguardia, sperimentata ieri con successo all'Università Cattolica di Campobasso dall'équipe del professor Francesco Alessandrini, direttore del Dipartimento di Malattie cardiovascolari.
L'intervento ha salvato dall'amputazione la gamba di una donna di circa 60 anni, molisana, colpita da “ischemia critica”, un evento che finora ha come conseguenza l'amputazione di alcuni arti inferiori.
La tecnica applicata prevede l'utilizzo delle cellule staminali autologhe, cioè della stessa paziente, prelevate dalla cresta iliaca e subito dopo, nella stessa seduta operatoria, iniettate nei tessuti della gamba dove non arrivava sangue a sufficienza.
«In pratica – spiega il dottor Eugenio Caradonna, in attesa di una più ampia intervista con il prof. Alessandrini impegnato in sala operatoria – la novità del protocollo autorizzato dal Comitato etico della Cattolica è che le cellule vengono prelevate e reimmesse nel paziente seduta stante, cioè durante l'intervento. Prima invece dopo il prelievo venivano coltivate all'esterno ed in questo processo qualcosa cambiava. Oggi invece le analisi intraoperatorie ci hanno confermato che il 99% di queste cellule autologhe è vitale e che questa ricchezza del reimpianto “fresco” consentirà una rapida ricrescita dei capillari necrotizzati».
L'Università Cattolica di Campobasso è tra i primi Centri in Europa (si stima siano 4 o 5 in tutto) ad eseguire questo trattamento estremamente innovativo ed il secondo in Italia, dopo Alessandria.
Come detto, l'intervento è perfettamente riuscito e la paziente sta bene. L'intervento di Campobasso è destinato a “fare scuola” per tutti gli operatori del settore e presto potrebbe rivoluzionare il modo di curare patologie gravi, finora incurabili. Intanto il modo di curare i pazienti affetti da patologie cardiovascolari grazie al lavoro della Cattolica potrebbe notevolmente migliorare.
Infatti, in attesa che nei prossimi giorni vengano resi noti i risultati definitivi di questo intervento, già si pensa che il progetto di studio attivato alla Cattolica di Campobasso possa ottenere risultati anche per altre patologie, come l'infarto.
Cellule staminali verranno infatti iniettate anche ai pazienti colpiti da infarto miocardico per ristabilire la funzione vitale nelle zone “morte” del cuore compromesse dalla patologia. In sostanza anche se si è sopravvissuti ad un infarto, alcune parti del cuore non sono più attive e questo comporta una riduzione della funzionalità del cuore e un accorciamento della vita. Utilizzando le cellule staminali sarà possibile “riattivare le zone morte” ed allungare la vita al paziente.
Lo studio, oltre che dal prof. Alessandrini, è seguito dal prof. Sergio Storti, dell'Unità Operativa di Onco-ematologia, dalla professoressa Giuseppina Sallustio, (Dipartimento Immagini), dal professor Bruno Zappacosta, (Laboratorio Analisi) e dal professor Marco Rossi, (Anestesia e Terapia intensiva).
Sebastiano Calella
24/09/2008 17.43