Il Tar ferma gli ambientalisti: «ricorso sbagliato e inammissibile»

Alessandro Biancardi

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Il Tar ferma gli ambientalisti: «ricorso sbagliato e inammissibile»
ORTONA. I ricorsi al Tar delle associazioni ambientaliste, dei comuni e delle cantine dell'ortonese che si erano opposti all'iter per la costruzione del centro oli sono stati rigettati. Il tribunale amministrativo dell'Aquila non è entrato nel merito ma tecnicamente ha dichiarato inammissibile i ricorsi presentati. D’ALFONSO: «IL COMUNE FARA’ RICORSO» E SCRIVE UNA LETTERA ALLA COMMISSIONE UE
Il tutto accade proprio nel giorno in cui un altro ricorso è partito per la commissione europea, ricorso che prova a guardare "dall'alto" l'intera procedura da un'ottica sovrastatale.
Il ricorso al Tar era stato presentato all'inizio dell'anno da Wwf, le cantine, il comitato Natura Verde, il Comune di Francavilla, il Comune di Pescara, quello di San Giovanni Teatino e di Orsogna.
Con il ricorso si chiedeva l'annullamento di tutti gli atti inerenti la procedura partendo dalla variante al piano regolatore che ha di fatto dato il via libera alla costruzione del centro oli di Ortona.
Si chiede in definitiva l'abolizione di tutti gli atti a partire dalla delibera Cipe del 2002 fino alla decisione del consiglio comunale del 4 ottobre 2007, ultimo atto della procedura.
A resistere dinanzi al Tar si sono costituiti ovviamente l'Eni, la Regione e tutti gli enti firmatari degli atti amministrativi (Arta, Comune di Ortona, Comune di Miglianico e Provincia di Chieti -non costituitisi-, Ministero).
Ieri sono state depositate in segreteria le motivazioni della sentenza emanata il 9 luglio scorso.
«Il ricorso è palesemente inammissibile», scrivono i giudici del Tar dell'Aquila, «è evidente che la legittimazione ad agire dinanzi al giudice amministrativo in favore delle associazioni va limitata alla lesione di beni ambientali in senso stretto».
Secondo il tribunale l'associazione ambientalista Wwf non avrebbe la facoltà di chiedere l'annullamento di atti amministrativi ma solo quello di proteggere effettivamente l'ambiente da eventuali danni.


«IL WWF NON PUO' CHIEDERE ANNULLAMENTO DI TUTTI GLI ATTI»


«Non si può ritenere che il Wwf abbia anche la facoltà di impugnare atti che potrebbero in astratto arrecare danni alle coltivazioni agricole anche sé di pregio».
Se fosse vero questo -argomentano i giudici- allora il Wwf sarebbe abilitato e impugnare «qualsiasi opera di carattere pubblico o privato che potesse eventualmente arrecare danni all'ambiente considerato in tutti i suoi aspetti anche di carattere urbanistico».
Altro punto fondamentale che rilevano i giudici è che il sito dove sta per nascere il centro oli non appartiene ad alcuna zona protetta (i cosiddetti siti di importanza comunitaria) rilevando come anche la ricerca degli idrocarburi sia dalla legge parimenti tutelata («se non di più») rispetto alle colture agricole.
Dunque, il Wwf non sarebbe legittimato a ricorrere contro tutti gli atti ma solo eventualmente contro quello che ha dato inizio alla procedura che gli stessi giudici individuano nel primo atto: quella delibera Cipe del 2002.

«IMPUGNATIVA FUORI DAI TERMINI»

Così stando le cose tuttavia tale documento, rilevano i giudici, «non solo non è stato impugnato nei termini ma non è stato fatto per nulla oggetto di impugnativa, neanche al momento dell'adozione della variante», un provvedimento «con mera valenza urbanistica che ha importato solo la diversa destinazione della zona».
E secondo i giudici pur annullando quella delibera di consiglio gli effetti non verrebbero meno.
La procedura amministrativa -secondo il Tar- si sarebbe svolta regolarmente e addirittura vi sarebbero stati atti superflui come la stessa variante urbanistica, adottata dal Comune, superflua perché il Ministero aveva deciso la localizzazione in quella zona ed il Comune non poteva opporsi.
«E' palese la inammissibilità del ricorso per mancata impugnativa degli atti lesivi relativi alla localizzazione dell'impianto (la delibera Cipe del 2002, ndr) e la carenza di legittimazione relativamente le censure di mero carattere urbanistico (la variante al Prg ndr), insuscettibili di creare una utilità sostanziale alle pretese della ricorrente».

TAR: «LEGGE REGIONALE INEFFICACE CONTRO IL CENTRO OLI»

Il Tar nelle sue motivazioni ha dovuto anche esaminare la legge regionale numero 2 del 21 marzo 2008 per stabilire se questa potesse in qualche modo impedire lo stesso ricorso.
Parliamo della legge che in qualche modo avrebbe sospeso l'iter di costruzione del centro oli e votata dal consiglio regionale tra le polemiche e le proteste.
Anche su questa legge il giudizio del Tar appare impietoso.
All'articolo 10 della stessa legge verrebbe prescritta la sospensione del rilascio di tutti i permessi a costruire nei territori previsti –tra cui anche quello di Ortona- nuove industrie insalubri.
Secondo i giudici, tuttavia, questa norma non influirebbe minimamente sulla procedura di costruzione del centro oli poiché potrebbe applicarsi solo ai nuovi insediamenti e non a quelli -come il centro
oli- la cui procedura era già conclusa.
Un sospetto che si era già palesato poco dopo l'approvazione di quel pastrocchio.
«La sentenza non fa altro che dichiarare come la procedura che abbiamo seguito sia regolare», ha commentato Remo Di Martino, presidente del consiglio di Ortona, «vengono fatti salvi tutti i pareri di tutti gli enti nel tempo rilasciati e si stabilisce che indietro non si torna.
Nel frattempo, però, si è criminalizzata una intera città e le persone, scatenando una guerra che nessuno si meritava. Il Tar, inoltre, dice chiaramente come il consiglio comunale aveva ragione quando diceva che l'iter era regolare e che non si potevano cancellare gli atti formatisi nelle conferenze di servizio».

a.b. 23/09/2008 8.41


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D'ALFONSO: «IL COMUNE FARA' RICORSO»

«Il Comune di Pescara farà appello al Consiglio di Stato contro la sentenza depositata ieri dal Tribunale Amministrativo dell'Aquila che ha respinto il ricorso dei Comuni, delle associazioni ambientaliste e delle cantine contro la realizzazione del Centro Olii di Ortona».
A comunicarlo è stato lo stesso sindaco Luciano D'Alfonso che ha spiegato: «nello specifico l'amministrazione chiederà l'impugnazione del pronunciamento, nella parte in cui dichiara inammissibile l'intervento del Comune di Pescara per carenza di interesse.
E' un passo necessario per un problema che ci impegna profondamente, considerati i rischi connessi alla realizzazione del centro, rischi che non sarebbero peraltro limitati al solo territorio di Ortona e vista la grande preoccupazione suscitata nella comunità che vive e lavora lungo tutta la costa.
Un passo al quale si aggiungerà presto un esposto alla Comunità Europea a cui stanno già lavorando illustri esperti di diritto ambientale internazionale».
Il Consigliere regionale Camillo D'Alessandro (PD) afferma di «non riuscire a comprendere il fatto che una regione non può decidere la propria vocazione a partire da scelte già compiute con l'istituzione dei Parchi che riguardano già circa il 30% del territorio regionale e l'istituzione con legge del parco della Costa Teatina dove dovrebbe sorgere il Centro Oli di Ortona».
«Mi sembra incredibile - sostiene D'Alessandro - che si sostenga che il petrolio sia una priorità nazionale, mentre il sistema dei Parchi, compreso quello della Costa Teatina tutti istituiti con legge nazionale e che quindi rispondono ad una esigenza del Paese, invece stranamente non lo siano».

23/09/2008 12.13


LA LETTERA DEL SINDACO D'ALFONSO ALLA COMMISSIONE EUROPEA



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LA LETTERA DEL SINDACO D'ALFONSO ALLA COMMISSIONE EUROPEA


Pescara, lì 23 settembre 2008
Prot. n. 135737
Alla Commissione Europea
Direzione Generale XI
Ambiente, sicurezza nucleare, protezione civile
Direzione B – Unità giuridica XI.B.3
Avenue de Beaulieu 29
1160 - Bruxelles

Al Mediatore Europeo
1 Avenue du President Robert Schuman
B.P. 403
67001 Strasburgo Cedex – France

OGGETTO: Insediamento ad Ortona del Centro Olii dell'E.N.I. per il trattamento degli idrocarburi liquidi e gassosi.



A seguito della decisione assunta dal Consiglio Comunale di Ortona di modificare il piano regolatore della città, trasformando la destinazione d'uso di circa dodici ettari di terreno da agricola ad industriale, per consentire la localizzazione del Centro Olii dell'ENI per il trattamento degli idrocarburi liquidi e gassosi, si è aperto un approfondito dibattito tra le istituzioni interessate, la cittadinanza e le associazioni ambientaliste circa l'opportunità di insediare un impianto industriale a forte impatto ambientale in una zona della regione Abruzzo che, storicamente, ha sviluppato e consolidato una vocazione agricola e turistica.
Anche a seguito dell'intervento di autorevoli esperti in materia ambientale, è emerso in maniera decisamente netta che un insediamento petrolifero di così estese dimensioni nel territorio di Ortona potrebbe avere come conseguenza, innanzitutto, quella di alterare fortemente ed irrimediabilmente l'equilibrio ambientale, per via degli scarichi in atmosfera di ingenti quantità giornaliere di anidride solforosa e di un carico supplementare di anidride carbonica, dell'elevato rischio di contaminazione delle acque marine nonché dell'utilizzo di elevatissime quantità di acqua necessarie al ciclo produttivo, in una regione che ormai si caratterizza in lunghi periodi dell'anno per la carenza di risorse idriche.
In particolare, da un rapporto tecnico - scientifico predisposto dai Dipartimenti di Matematica e di Biomatematica delle Università di Los Angeles, e reso noto lo scorso 8 novembre (All. n. 1), è stato dimostrato che un impianto di prima raffinazione del petrolio è in grado di diffondere in atmosfera scarichi di H2S per un raggio di quaranta chilometri, in condizioni di vento normali, e di arrecare conseguenze dannose in termini di inquinamento ambientale ad un territorio di oltre 100 km. quadrati in ipotesi di incidenti all'impianto.
E' stato, inoltre, certificato dallo studio citato che il rilascio prolungato di tale sostanza alla lunga è destinata ad avere effetti deleteri per la salute della popolazione sottoposta alla sua inalazione, creando disturbi neurologi, respiratori, cardiaci e motori, arrivando nei casi più gravi anche a rappresentare la causa di neoplasie al colon.
Alla situazione descritta, già di per sé grave, va aggiunta la possibilità che le sostanze petrolifere sottoposte alla prima lavorazione all'interno dell'impianto ortonese, vengano convogliate all'interno di una condotta della lunghezza di 6 km. che porterebbe tali materiali all'interno del porto di Ortona, per essere immagazzinati e quindi caricati sulle imbarcazioni destinate al loro trasporto negli impianti di seconda lavorazione. Oltre a ciò, vi è notizia del possibile utilizzo di condotte sottomarine che avrebbero la funzione di rifornire il complesso di Ortona del materiale da sottoporre alla lavorazione.
È agevole intuire come tali attività siano suscettibili di provocare ulteriori danni all'ambiente, in questo caso marino, se si pensa ai rischi di fuoriuscita di materiale petrolifero nel corso dello spostamento del medesimo in entrata ed in uscita dall'impianto di Ortona.
Anche la Provincia di Chieti, sensibilizzata sulla problematica, ha ritenuto di intervenire richiedendo all'Istituto Mario Negri Sud uno studio approfondito sulle possibili criticità ambientali che l'insediamento del polo petrolifero potrebbe generare nel territorio circostante (All. n. 2).
Anche i medici dell'Ospedale di Ortona in un documento redatto in data 14.01.2008 hanno messo in evidenza le possibili conseguenze ai danni della salute pubblica derivanti dall'insediamento dell'impianto in questione nella zona interessata (All. n. 3).
Le problematiche descritte risultano senz'altro acuite dal fatto che ci si riferisce ad un territorio che basa prevalentemente la propria economia sulla produzione agricola, in particolare vinicola, che riceverebbe ingenti danni sia dal punto di vista strettamente qualitativo per la possibile contaminazione dei prodotti, sia dal punto di vista dell'immagine aziendale e della regione tutta, che verrebbe senza dubbio inficiata dalla prossimità con impianti di produzione petrolifera in aree territoriali che oggi rappresentano delle vere e proprie “oasi” di verde, e che nell'immaginario collettivo vengono collegate strettamente ai Parchi nazionali presenti nella zona.

Tanto premesso, va segnalato che dalle informazioni assunte parrebbe che le procedure per la realizzazione dell'impianto in questione presentino diversi aspetti di non piena conformità alle vigenti normative.
Infatti, innanzitutto la variante deliberata dal consiglio comunale di Ortona sembra investire problematiche di programmazione e pianificazione territoriale di competenza dell'Ente Provinciale e della Regione, e quindi confliggere con strumenti già approvati dalle amministrazioni sovraordinate, quali il piano dell'aria, il piano di sviluppo rurale, il piano paesistico e con i contenuti delle leggi che disciplinano l'istituzione del Parco nazionale della costa teatina.
Anche la risoluzione del Consiglio regionale del 25 settembre 2007 (All. n. 4), approvata all'unanimità dei presenti, ha evidenziato presunte irregolarità della variante in questione, sottolineando in primo luogo il mancato rispetto delle norme di programmazione regionale, ed in particolare dell'art. 68 della legge regionale urbanistica n. 18/83, laddove stabilisce il divieto di destinare ad uso diverso da quello agricolo i terreni sui quali siano in atto produzioni ad alta intensità, quali tra le altre le frutticole, e quindi quelle vitivinicole presenti nell'area interessata.
Inoltre, parrebbero essere state disattese le norme di legge riguardanti la trasparenza delle procedure amministrative e la partecipazione dei portatori di interessi diffusi alle conferenze dei servizi convocate per definire la realizzazione dell'iniziativa, ed in particolare, oltre alle disposizioni della L. 241/90 e s.m.i., l'art. 5 del D.P.R. 447/98 concernente i progetti comportanti la variazione di strumenti urbanistici.
Uno degli aspetti di maggiore criticità delle procedure attivate è però quello concernente la V.I.A., in quanto pare che non sia stato sottoposto alla valutazione di impatto ambientale da parte della Regione Abruzzo un “piano industriale” organico e completo, peraltro mai presentato dall'ENI, che tenga conto di tutti gli aspetti progettuali, quindi con riferimento non solo all'impianto per il trattamento degli idrocarburi di Ortona, ma anche degli interventi di perforazione ed estrazione dei materiali petroliferi e dell'oleodotto di collegamento dell'impianto con il porto di Ortona.
Invece, con un iter semplificato che rende la V.I.A. maggiormente vicina al rilascio di un mero parere di conformità ambientale, e quindi senza effettuare tutti i dovuti approfondimenti di cui una questione di così elevata rilevanza necessitava, sarebbe stato assentito soltanto il progetto riguardante l'impianto di Ortona, peraltro separatamente da quello della vicina Miglianico. A ciò va aggiunto che detta procedura si è conclusa il 13.03.2002 e quindi sarebbero anche scaduti i cinque anni di validità della stessa.

Considerata pertanto la rilevanza della questione descritta, è stato chiesto al Ministro dell'Ambiente, in data 20.11.2007, con nota prot. n. 159086 (All. n. 5), di valutare la possibilità di intervenire nell'iter descritto, eventualmente anche in base all'art. 309 del D.Lgs. n. 152 del 2006, che consente al Ministro stesso di assumere iniziative idonee a scongiurare il verificarsi di una minaccia ambientale imminente e comunque per l'attivazione del procedimento di V.I.A. a livello nazionale, in presenza della possibile inosservanza della Direttiva 2001/42/CE del 27.06.2001, della L. 349/1986 con riferimento ai dispositivi sulla valutazione ambientale decretati dal Presidente della Repubblica e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, nonché della L. 241/90 e s.m.i.
Il Ministero dell'Ambiente, e precisamente la Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale, con nota prot. n. DSA – 2007 – 0032342 del 13.12.2007 (All. n. 6) trasmessa per opportuna conoscenza anche a questo Ente, ha richiesto alla competente Direzione della Regione Abruzzo di acquisire elementi conoscitivi relativi al progetto “de quo” ed all'altra opera sita nella zona adiacente di Miglianico.
Il Ministero dello Sviluppo Economico, interessato alla problematica da questa Amministrazione con note prot. n. 159087 e n. 159089 del 20.11.2007 (All. nn. 7 e 8) per quanto concerne gli aspetti relativi al rilascio delle concessioni per la coltivazione di idrocarburi, ha riscontrato con nota prot. n. 0002001 del 30.01.2008 (All. n. 9), nel precisare che non risultano previste né approvate condotte sottomarine e perforazioni di nuovi pozzi petroliferi, alla luce della formulazione sintetica della V.I.A. ha ritenuto di trasmettere la nota del Comune di Pescara al Ministero dell'Ambiente ed alla Regione Abruzzo affinché effettuino le valutazioni di propria competenza, pregando di fornire riscontro al fine di conoscere la sussistenza di eventuali presupposti di intervento sotto il profilo della legittimità degli atti.
Va, inoltre, segnalato che le associazioni ambientaliste hanno promosso un giudizio innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale dell'Abruzzo per evitare l'insediamento del Centro Olii ad Ortona, ed il Comune di Pescara ha deciso di intervenire “ad adiuvandum” in detto giudizio con deliberazione n. 847 del 23.10.2007. (All. n. 10 comprendente l'atto di intervento e le memorie).
Con nota prot. n. 19840 del 09.02.2008 inviata al Ministro dell'Ambiente (All. n. 11), questa Amministrazione ha richiesto di conoscere gli esiti dell'interlocuzione del Dicastero con il con la Regione Abruzzo, in maniera da poter consentire a tutte le parti interessate di avere piena consapevolezza delle iniziative che gli enti sovraordinati intendono assumere, per dare una risposta definitiva e soddisfacente alle istanze della collettività residente nelle zone interessate.

Con nota prot. n. 4747 del 20.02.2008 inviata alla Direzione Generale Salvaguardia Ambientale del Ministero dell'Ambiente ed alla Direzione Generale per l'Energia e le risorse minerarie del Ministero dello Sviluppo Economico e per conoscenza a questo Ente (All. n. 12), la Regione Abruzzo, Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia, nella persona del Direttore Arch. Antonio Sorgi, ha ripercorso l'iter procedurale seguito dagli Enti competenti con riferimento alle autorizzazioni rilasciate per l'insediamento del Centro Olii di Ortona.
A tale proposito, per facilitare la lettura e la comprensione dei contenuti di detta missiva, si allega anche uno stralcio del Piano Regionale per la tutela della qualità dell'aria (All. n. 13) e gli studi condotti dal Centro per le tecnologie energetiche ed ambientali – TEA Sistemi spa di Pisa sull'impatto del Centro Oli sul terreno e le coltivazioni circostanti e sulla qualità dell'aria ambiente (All. nn. 14 e 15).
Pertanto, si chiede cortesemente alla competente Direzione Generale della Comunità Europea ed al Mediatore Europeo di valutare se nella procedura descritta sussistano profili di illegittimità tali da richiedere un intervento delle autorità amministrative o giurisdizionali preposte.
Distinti saluti.





Dott. Luciano D'Alfonso