Acqua, il Comune di Chieti si riprende la patata bollente

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La gestione del servizio idrico torna da oggi al Comune. Addio Aca, quindi, dopo un'estate a tratti surreale per una perenne carenza idrica.

Da oggi si cambia, o almeno così spera il sindaco Francesco Ricci che ha trascorso una estate agitata per la situazione acqua.
Da oggi il Comune sarà l'unico responsabile del servizio anche se il primo passo del cambiamento non è stato proprio perfetto.
Nei giorni scorsi, infatti, la giunta è stata costretta a ritirare la delibera per la riacquisizione del servizio perchè non era stato predisposto il capitolo in bilancio.
Ma si spera che sia solo un primo e unico intoppo.
Adesso che il Comune ha preso la situazione in pugno vorrà vederci chiaro su quelli che sono stati i grandi interrogativi del primo cittadino.
Perché non c'è acqua?
Perché i razionamenti sono stati così tanti e continui e a volte anche più numerosi di quelli "ufficiali" anticipati dall'Aca?
Il Wwf, intanto, ha fatto sapere che (dati della stessa Aca alla mano), sulla carta sono ben 414 i litri a disposizione di ogni singolo cittadino al giorno.
«La quantità di acqua che viene captata e immessa in rete», ha spiegato Nicoletta Di Francesco, responsabile della Sezione di Chieti del Wwf, «porta ad avere una disponibilità per persona di gran lunga superiore a quella di qualsiasi paese europeo. Ricordo che la media dei consumi giornalieri pro-capite in Italia è di 220 litri mentre in nord-Europa oscilla tra 130 e 160 litri al giorno pro-capite. E'
veramente incomprensibile, con questi dati e ad oltre un anno dalla crisi drammatica del 2007, il ripetersi di disservizi a Chieti».
L'Aca, per la quale l'estate è andata tuttosommato bene, con continui proclami del tipo «è tutto sotto controllo, è tutto in regola», non ha chiarito di certo i dubbi.
«Dove va a finire questa enorme quantità di acqua», si è domandato ancora il Wwf, «anche perchè, se anche si volesse ammettere un dato relativo alle perdite del 50% - una cosa quasi unica in Italia – si arriverebbe comunque ad avere 200 litri per persona al giorno. La realtà è che, dopo lo scandalo dell'acqua con i cancerogeni, non è cambiato nulla nella gestione dell'acqua e i cittadini di Chieti stanno pagando caro un servizio che per molte ore neanche esiste».

L'ESPOSTO DI CODICI

Una rete idrica parallela, nuova, con possibilità di perdita d'acqua pari allo 0% resta lì, inutilizzata da poco meno di un decennio.
Succede a Pescara e l'associazione dei consumatori Codici ha presentato un esposto alla Procura, alla Corte dei Conti e al comitato per la vigilanza sull'uso delle Risorse Idriche sulla carenza idrica.
«Nonostante la Regione Abruzzo sia una delle regioni italiane più ricche di acqua», ha scritto l'associazione, «anche quest'anno, in diverse zone urbane di Pescara, Chieti e Francavilla manca l'acqua.
Comuni, Ato e Aca concordano nel ritenere che il motivo principale della carenza idrica siano le perdite delle reti interne che, essendo obsolete, sono dei veri e propri colabrodo e disperdono nel sottosuolo circa il 50% delle risorse idriche».
«Ma gli Ato», contesta ancora Codici, «che avrebbero dovuto costruire nuove reti e attivare quelle già realizzate dai comuni evidentemente hanno preferito investire risorse per nuovi pozzi di emungimento, lasciando attive le vecchie reti per continuare a pagare le varie imprese private che fanno manutenzione».
Un esempio «eclatante» è quello di Pescara «che pur avendo realizzato dal 1993 al 2001 una nuova rete idrica questa risulta utilizzata solo in parte in quanto migliaia di utenti risultano ancora allacciati alla vecchia rete, che, ha una percentuale di perdita del 50%, mentre la nuova rete è a perdita 0, (realizzata in polietilene).
In buona sostanza, stando alle denunce dell'associazione da circa 7 anni si continuerebbe a tenere in piedi la vecchia rete idrica consentendo uno spreco di risorse con l'aggiunta di uno sperpero di danaro pubblico per la manutenzione.

01/09/2008 8.35