Orim a Bussi, mercoledì l’incontro pubblico

Alessandro Biancardi

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BUSSI. Risale l’attenzione sul progetto della Orim. Alcuni cittadini si stanno mobilitando in vista di un prossimo incontro pubblico che si terrà mercoledì prossimo alle ore 17,30 presso la sala consiliare del Comune di Bussi sul Tirino.

Si tratta di una assemblea pubblica indetta dai promotori della Orim, dai titolari e dallo stesso Comune e si alza il coro dei no.
L'incontro con la popolazione è stato concordato con l'amministrazione Comunale, per illustrare e dibattere vantaggi, modalità e problematiche dell'investimento industriale.
Interverranno, oltre i rappresentanti dell'amministrazione comunale, l'ingegnere Alfredo Mancini, presidente Orim Spa, Andrea Mancini, amministratore delegato della stessa, l'ingegnere Francesco Vegliò docente presso la facoltà di Ingegneria dell'Università di L'Aquila e la professoressa Anna Morgante, preside della Facoltà di Economia dell'Università D'Annunzio.
Già qualche mese fa il progetto finì nell'occhio del ciclone e scese in campo proprio Alfredo Mancini per difendere il progetto. La società parlò di impianto all'avanguardia (ce ne sono solo 8 nel mondo)» per recuperare metalli preziosi dagli scarti industriali.
Un mega impianto che è stato definito pure “parco ecoindustriale”. «Zero impatto, nessun problema per l'ambiente».
Luogo dell'insediamento il comune di Bussi, 6 ettari di territorio, a poche centinaia di metri dal Parco Nazionale del Gran Sasso-Laga.
«Bussi si appresta a diventare la capitale dei rifiuti industriali, illegali e legali, d'Italia?», si chiesero gli ambientalisti.
Dai rifiuti si vorrebbero recuperare sostanze quali Vanadio, Nichel, Molibdeno e, addirittura, Cobalto, attraverso lavorazioni che comporterebbero l'uso di sostanze quali acido cloridrico, acido solforico e cloro puro.
Un mix di composti estremamente pericolosi, gran parte dei quali presenta concentrazioni oltre i limiti di legge nei terreni delle discariche abusive trovate a Bussi.
Un territorio già gravato da tali problemi, peraltro tra i più vulnerabili d'Abruzzo visto che sul suo territorio vi sono le falde più importanti della regione.
«Può sopportare un altro insediamento di questo genere?», si domandano i contrari?
«E' legittimo chiedersi», dicono ancora Wwf e Legambiente, «se esiste un collegamento tra questo progetto e quanto dichiarato dal presidente della Provincia Giuseppe De Dominicis che, in sede di riunione presso la Regione Abruzzo il 23 maggio 2007, affermava di essere “favorevole dell'inserimento del sito tra quelli di interesse nazionale limitatamente al sito della discarica abusiva” facendo notare che “in quell'area è in atto un processo di reindustrializzazione” di cui bisognava tener conto».
Posizione isolata visto che è ormai unanimemente riconosciuta la necessità di perimetrare un territorio molto più vasto visti i valori di contaminazione tra i più alti d'Europa.
«E' una proposta inaccettabile e per certi versi persino provocatoria» disse senza mezzi termini Angelo Di Matteo, segretario regionale di Legambiente, «da un lato ci si mobilita per affrontare e risolvere la gravissima vicenda dei rifiuti tossici e dall'altro si vorrebbe continuare a concentrare sostanze pericolosissime sopra la falda che rifornisce centinaia di migliaia di persone. Il futuro di Bussi e della Val Pescara non può essere indissolubilmente legato ai rifiuti. Occorre rompere questa spirale programmando interventi realmente sostenibili, anche legati alla chimica, ma solo quella di qualità».
Mercoledì si discuterà del progetto. Almeno in questo caso si è organizzata una assemblea pubblica per parlarne…
15/07/2008 14.34