Lanciano ricorda la rivolta delle tabacchine

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Era la primavera del ’68. Quarant'anni dopo Lanciano si riappropria di un pezzo drammatico della propria storia tornando a ricordare e a spiegare "La rivolta delle tabacchine" che si batterono per il lavoro quando fu loro annunciato che ci sarebbero stati drastici tagli di personale.

Le tabacchine, che erano il sostegno delle proprie famiglie, si organizzarono e si misero in sciopero. “Pazze e puttane”, vennero considerate in un periodo di tensione altissima.
Ora rappresentazione teatrale, video e mostra fotografica si incontrano in una rassegna dell'Altritalia che riporta alla memoria quei giorni di lotta, di forza e cuore, per l'occupazione e per il salario.
Il 12 luglio in Largo San Lorenzo e il 13 alle Torri Montanare, alle 21, verrà proiettato il documentario “Le tabacchine insorgono”, ideato e progettato da Emanuela D'Ortona, che per l'allestimento scenico ha collaborato con Paola Mantini e Barbara Nervegna.
Le immagini e le riprese sono di Luciano Biondi, Alessio Piucci, Antonello Tiracchia ed Emanuela D'Ortona, mentre l'installazione fotografica è di Nicola Antonelli.
All'iniziativa hanno collaborato anche Emiliano Giancristofaro, Giulio Di Florio, Febo Pallini, Domenico Maria Del Bello e Alessandro Innamorati. Un altro documentario sulla lotta delle tabacchine porta la firma del giornalista Enrico Giancristofaro per le edizioni “Telemax”.
Era il mese di maggio quando la dirigenza dell'Azienda tabacchi italiani (Ati) annunciò licenziamenti a Lanciano.
Erano in 1.300 nello stabilimento di viale Cappuccini, ritenuto il fiore all'occhiello dell'economia del territorio.
«Le innovazioni tecnologiche previste – spiega Marcello D'Ovidio, presidente dell'Altritalia – avrebbero comportato una modernizzazione del sistema di trasformazione del tabacco e circa 400 donne, di lì a breve, sarebbero rimaste senza posto».
Un primo sciopero generale fu proclamato dai sindacati per il 28 maggio. In piazza, a manifestare, scesero in 10mila a sostengo della vertenza: studenti, operai, professionisti e insegnanti. Banche, negozi, bar e scuole per l'occasione restarono chiusi. Dopo i comizi ci fu l'occupazione della fabbrica: per 40 giorni le lavoratrici restarono asserragliate nel grande opificio.

Il 4 giugno, in seguito alla rottura delle trattative, fu indetta la seconda giornata di sciopero generale. In strada furono in 8 mila. In seguito al ferimento di un ufficiale dei carabinieri ci furono violenti scontri con le forze dell'ordine, tra via Vittorio Veneto e Salita della Posta. Volarono pietre e lacrimogeni. Un furgoncino postale venne incendiato e furono rovesciate parecchie automobili. Arrivarono, di rinforzo, i reparti della Celere da Bari. A sera si contarono 70 feriti e molti fermati.

Le tabacchine, che classificavano col solo tatto delle dita le foglie di tabacco da inviare alle industrie delle sigarette, non esistono più. L'Azienda tabacchi, dopo varie vicissitudini, ha chiuso. «Fatti stranamente dimenticati – afferma Emanuela D'Ortona -. Abbiamo cercato le tabacchine: ne abbiamo trovate sei che oggi hanno tra i 70 e gli 85 anni. Le abbiamo incontrate nelle proprie case. Abbiamo raccolto i loro racconti. Durante le interviste abbiamo spesso captato l'affanno di quanti cercavano di convincerci che nessuna valenza politica avesse avuto l'azione di quelle donne in quei giorni. Loro occuparono lo stabilimento per lungo tempo, con i figli che aspettavano e i mariti in attesa dietro i cancelli che le reclamavano a gran voce. Hanno spiegato – viene aggiunto – che il lavoro era la loro vita, la scelta di contribuire al sostentamento familiare, la possibilità di potersi garantire un minimo d'autonomia. Quelle donne hanno difeso con dignità un lavoro umile e malpagato».

Serena Giannico
09/07/2008 10.49