D'Alfonso chiede l'interrogatorio. Avrebbe preso per sé circa 300mila euro

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La procura non aveva in animo di interrogarlo ma il primo cittadino preferisce di sì. Il più presto possibile. Era già successo sette mesi fa quando il nuovo anno era iniziato per D'Alfonso con un confronto con i magistrati del pool che seguono l'altra mega inchiesta su tangenti e mattone. In quell'occasione l'interrogatorio venne accordato e poi secretato. OPPOSIZIONE: «D'ALFONSO RIFERISCA IN CONSIGLIO» LA SCHEDA: LE TRE INCHIESTE SU D'ALFONSO





PESCARA. La procura non aveva in animo di interrogarlo ma il primo cittadino preferisce di sì. Il più presto possibile. Era già successo sette mesi fa quando il nuovo anno era iniziato per D'Alfonso con un confronto con i magistrati del pool che seguono l'altra mega inchiesta su tangenti e mattone. In quell'occasione l'interrogatorio venne accordato e poi secretato.



OPPOSIZIONE: «D'ALFONSO RIFERISCA IN CONSIGLIO»


LA SCHEDA: LE TRE INCHIESTE SU D'ALFONSO



Il sindaco di Pescara, indagato per corruzione, concussione, truffa aggravata e falso ideologico, tramite i suoi due legali, gli avvocati Giuliano Milia e Giovanni Di Biase, ha dato al magistrato titolare dell'inchiesta, Gennaro Varone, la sua disponibilità ad essere ascoltato.
E' probabile che l'interrogatorio (facoltà che se chiesta dall'indagato deve essere accordata) si tenga tra il 14 ed il 16 luglio se non si farà in tempo ad organizzarlo per domani, sabato.
Questa mattina, intanto, a Palazzo di giustizia vertice tra il pm, la polizia postale rappresentata dagli ispettori Ferdinando Di Benedetto e Davide Zaccone ed il capo della squadra mobile, Nicola Zupo, per fare il punto della situazione il giorno dopo la perquisizione e programmare una indagine che viene definita «aperta».
Quella che ha portato le perquisizioni di ieri e l'avviso di garanzia al sindaco D'Alfonso è l'indagine iniziata dalla polpost a dicembre
2007 che prevede accuse specifiche per il braccio destro Giudo Dezio (due episodi nel quale avrebbe chiesto denaro a due ditte che avevano rapporti con il Comune). A quella parte si affianca il troncone che riguarda il sindaco.
Al momento sul primo cittadino si indagherebbe su due versanti.
Uno è quello principale delle tangenti che sarebbero state percepite e della truffa; l'altro sarebbe per il momento minore o marginale relativo ai soldi veicolati grazie all' associazione "Amici della Pescara calcio".


SOLDI CHIESTI PER FINI PRIVATI

Per farla semplice l'accusa parla di soldi chiesti alle ditte e, per la maggior parte dei casi, incassati. L'ipotesi di truffa, invece, è ai danni del Comune poiché sarebbero stati spesi soldi pubblici per fini personali.
In questo caso il reato è aggravato perché a commetterlo è un pubblico ufficiale ai danni del patrimonio pubblico.
Il teorema accusatorio è chiaro: Dezio chiedeva, contattava, teneva i rapporti con i grossi imprenditori, si proponeva ma il sindaco D'Alfonso tirava le fila, decideva chi contattare e come spendere i soldi percepiti.
Cose chiarissime che emergono dal decreto di perquisizione-avviso di garanzia consegnato ieri a D'Alfonso.
Il pm Varone nel decreto, infatti, parla di «sufficienti indizi», di «finanziamenti occulti», soldi chiesti e presi non da Dezio in quanto tale ma «per nome e conto del primo cittadino» e «seguendo le precise indicazioni» di quest'ultimo.
Anche nella ipotesi della distrazione dei fondi per la pubblicità elettorale tutto si sarebbe svolto per «volontà del sindaco».
Per il primo filone, i soldi chiesti ed ottenuti ai fini elettorali sono elencati nei sette capi di imputazione: ci sono somme di 1.760 euro, 1.560, 10.600, 13.400, 50.000 (chiesti a Lorenzo Di Properzio), 15.000 (chiesti a Dino Di Vincenzo), 7.000 (chiesti a Alfonso Toto).
Somme che sarebbero state chieste tutte ad imprenditori che avevano già rapporti con il Comune, che avevano appalti in corso poi magari prorogati o accordi di programma sbocciati o una semplice concessione edilizia con pratica in corso.
Le somme, secondo quanto ipotizza la procura, sarebbero state chieste per le «campagne elettorali» del 2005 e 2006 (regionali e politiche).
Oltre la promessa di denaro (concretizzatasi con la dazione) ci sarebbe stata la promessa di atti amministrativi favorevoli.
Sebbene il codice preveda che la fattispecie di reato della corruzione e concussione si compia con la semplice promessa, gli inquirenti avrebbero in mano prove circa l'avvenuto pagamento.
Per l'accusa si parla di tangenti vere e proprie servite per campagne elettorali e convention che nel 2005 e nel 2006 tennero banco.
Parte di quei soldi sarebbe finita persino per pagare l'organizzazione della convention di Romano Prodi tenutasi al palasport di Pescara.
Soldi chiesti probabilmente senza mai fare accenni neppure velati per agevolare una certa pressione ma che, secondo la procura, gli imprenditori concedevano sapendo bene di consegnarli nelle mani di D'Alfonso seppure attraverso Dezio attendendo una "certa benevolenza".
Altre accuse riguarderebbero, invece, l'utilizzo di somme pubbliche (circa 194 mila euro) che dovevano servire per pubblicità istituzionale (manifesti) dirottati sulla comunicazione di partito o altre spese che avevano a che fare con la Margherita.


"AMICI DELLA PESCARA CALCIO" DOVE SONO FINITI TUTTI I SOLDI?

Questo filone per ora sarebbe secondario. Appare chiaro tuttavia che la procura avrebbe seri indizi che proverebbero che non tutti i soldi raccolti attraverso il comitato, prima, e l'associazione "Amici della Pescara calcio", poi, siano effettivamente finiti alla squadra.
Insomma sarebbe vero che i famosi 400mila euro sono alla fine (dopo qualche polemica) arrivati alla società di calcio ma in realtà i soldi raccolti sarebbero stati molti di più e le uscite di gran lunga superiori a quelle rese pubbliche.
Che fine hanno fatto?
Per ora è difficile dirlo.
Molti elementi sarebbero emersi dalle perquisizioni di ieri a casa e nell'ufficio di D'Alfonso e molta documentazione sarà esaminata nei prossimi giorni.
Anche i tre autisti sono stati perquisiti ma non risulterebbero indagati, probabilmente si andava solo alla ricerca di prove che ragionevolmente potevano essere nelle abitazioni di questi.
Il prossimo passo a questo punto è l'interrogatorio.

a.b. 04/07/2008 16.49







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OPPOSIZIONE: «D'ALFONSO RIFERISCA IN CONSIGLIO»

«La città chiede spiegazioni al sindaco D'Alfonso, ha bisogno di sapere cosa sta accadendo nel Palazzo comunale».
I capigruppo di opposizione al Comune di Pescara del Popolo della Libertà, Luigi Albore Mascia, Lista Teodoro, Gianni Teodoro, Udc, Carlo Masci, e Unione di Centro, Berardino Fiorilli, chiedono così di discutere in consiglio comunale il caso giudiziario che sta investendo il primo cittadino.
«Il sindaco, anzichè fornire tali chiarimenti, fa finta di niente e continua ad amministrare con disinvoltura affrettandosi anche ad approvare l'allargamento della propria giunta».
I chiarimenti, quindi, potrebbero arrivare nel corso della prossima seduta già convocata per il prossimo 14 luglio.
«Continua a lasciare sbalorditi», incalza l'opposizione, «l'atteggiamento del sindaco di Pescara che pensa di poter continuare a glissare su quelle gravissime vicende giudiziarie che lo stanno interessando nelle ultime ore e che ieri si è presentato in Commissione Statuto reiterando e riproponendo quella delibera a dir poco inopportuna di ampliamento della propria giunta».
Se da parte del presidente del Consiglio comunale Vincenzo Dogali «non ci fosse la sensibilità di inserire all'ordine del giorno anche il punto da noi proposto – hanno concluso i quattro capigruppo d'opposizione Albore Mascia, Masci, Teodoro e Fiorilli -, ci vedremo costretti ad assumere ulteriori iniziative in tale direzione".
«E' evidente», ha aggiunge Renato Ranieri, segretario comunale di Forza Italia, «che in città il Partito Democratico e i suoi alleati abbiano sollevato con la propria azione politica una vera emergenza di legalità. Non dimentichiamo, inoltre, che il sindaco è stato appena riconfermato al primo turno con pochissimi voti e che questo risultato è stato ottenuto attraverso riscontrate irregolarità nei seggi elettorali».
A Ranieri ha replicato il consigliere di maggioranza Del
Vecchio
: «il Pdl è garantista solo con i propri amici», ha detto.
«Ricordiamo a Ranieri e al Pdl che se D'Alfonso non può restare sindaco, di certo con due avvisi di garanzia può per lo meno aspirare alla Presidenza di Forza Italia. Se non, addirittura a quella del Consiglio!»

«E' presto per dare giudizi legali», ha commentato invece Lorenzo Valloreja, leader di Sfl- Innovazione per Pescara, «ma il secondo mandato è nato indubbiamente sotto una cattiva stella, in primis perché ad oggi non sappiamo ancora se il risultato elettorale sia stato "dopato" o meno, in secondo per la vicenda "Dezio" ed infine per l'ultimo avviso di garanzia. Questa maggioranza non ha più l'autorità morale per guidare la città». E sul futuro dell'amministrazione Valloreja non ha dubbi: «la Giunta dovrebbe essere azzerata, il sindaco dovrebbe essere sospeso dalla carica e l'attività comunale proseguire, fino al chiarimento della vicenda, con una amministrazione di larghe intese. Questo per evitare un commissariamento che paralizzerebbe la città».


05/07/2008 9.24







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LA SCHEDA: LE TRE INCHIESTE SU D'ALFONSO

Tre le inchieste di cui si ha notizia in cui è coinvolto il primo cittadino di Pescara e segretario regionale del Pd.

La prima è quella del concorso di Guido Dezio, braccio destro di D'Alfonso, poi diventato dirigente del settore Patrimonio. Siamo a dicembre del 2007 e per questa vicenda il sindaco viene raggiunto da un avviso di garanzia per abuso patrimoniale  «per avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso», scrisse il pm Paolo Pompa, «in violazione delle norme di legge che disciplinano l'accesso alla dirigenza presso il Comune, procurato intenzionalmente a Guido Dezio un ingiusto vantaggio patrimoniale».
Per la stessa inchiesta è indagato anche Dezio (falso ideologico) e tre esperti di diritto amministrativo Vincenzo Montillo, Paola Di Marco e Carlo Montanino, componenti della commissione d'esame (abuso d'ufficio). L'inchiesta è stata chiusa a febbraio del 2008.

La seconda inchiesta è quella che lega a doppio filo Comune e imprenditori del mattone.
La bomba scoppia a dicembre del 2007. Le ipotesi di reato per il primo cittadino sono di abuso d'ufficio, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Per questa inchiesta è stato messo al lavoro un intero pool di magistrati: il procuratore aggiunto Pietro Mennini, il sostituto procuratore Aldo Aceto, Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio. Al vaglio dei magistrati ci sono 22 accordi di programma. Nell'inchiesta rientra anche Dezio, questa volta nella sua veste di dirigente del patrimonio accusato di abuso, corruzione e finanziamento illecito ai partiti.

La terza inchiesta è quella scoppiata a metà settimana e che ruota intorno ai fondi raccolti dall'Associazione "Amici della Pescara Calcio", il cui capofila è stato il primo cittadino, pubblicità istituzionale e cene elettorali. In questo caso le accuse mosse a D'Alfonso sono di corruzione, concussione, falso ideologico e abuso d'ufficio.
L'inchiesta è coordinata dal pm Gennaro Varone.

L'ARRESTO DI DEZIO

Il 13 maggio 2008 arriva l'arresto di Dezio per concussione e tentata concussione. Il dirigente comunale, poi sollevato dal suo incarico, resterà ai domiciliari per 40 giorni. Tornato in libertà proclamerà la sua totale estraneità ai fatti.
Secondo la Procura l'ex dirigente avrebbe richiesto ad alcune imprese somme di denaro per garantire la proroga del contratto d'appalto. In un caso accertato il dirigente avrebbe ricevuto 10 mila euro, in un altro caso 20 mila euro proprio per prorogare i termini.


05/07/2008 9.24