Teleco: «pensiamo al rilancio e agli ammortizzatori sociali»

Alessandro Biancardi

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ROSETO DEGLI ABRUZZI. «C'è un impegno primario che deve coinvolgere tutti: rilanciare la Teleco e offrire garanzie certe ai 120 lavoratori oggi fuori dall'attività produttiva». Antonio Macera, Capogruppo dei Comunisti Italiani al Consiglio Regionale D'Abruzzo non ha dubbi e chiede una nuova spinta vitale per il settore.

La storia della Teleco cavi è storia intrisa di contraddizioni e incertezze, che si è conclusa con il triste epilogo del fallimento dell'azienda. A pagare, in primo luogo, sono stati i lavoratori, 120 operai il cui futuro appare incerto, se non fosco.
«Ma la storia della Teleco è anche storia che si intreccia con quella dell'area su cui sorge l'opificio», ricorda Macera, «un'area nel cuore della città, straordinariamente appetibile per chi ha interesse a realizzare insediamenti di edilizia residenziale».
Dunque, il consigliere chiede massima attenzione: «diciamo no a speculazioni edilizie e chiediamo il rilancio della Teleco e dell'attività produttiva, l'attivazione degli ammortizzatori sociali e il mantenimento dei livelli occupazionali».
Perché questi obiettivi possano essere raggiunti, «è necessario», sostiene il consigliere, «evitare comportamenti ambigui o adottare soluzioni pasticciate. Drammatica ed eticamente inaccettabile sarebbe, ad esempio, la soluzione di un rilancio di breve periodo, fatto tanto per accontentare momentaneamente la piazza, ma poi esporre la Teleco alla sua fine senza appello e liberare finalmente l'area su cui sorge il fabbricato per consentirvi proprio quelle attività speculative che oggi (si dice) si vuole evitare».
«Il rilancio della Teleco deve essere definitivo e di lunga prospettiva», chiude Macera, «e sulla questione investirò il presidente Del Turco e l'assessore alle Attività produttive della Regione».

18/06/2008 11.16