Asl Pescara, verso lo sciopero generale del 23 giugno

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il 5 giugno Cgil, Cisl e Uil hanno documentato la crisi della sanità pescarese nel corso di un'affollata assemblea pubblica proponendo una piattaforma per il rilancio dell'Ospedale di Pescara. Oggi altri problemi vengono alla luce sulla contrattazione integrativa aziendale.
«Ancora una volta», sostengono le Rsu dell'Asl di Pescara, «l'irresponsabilità dei vertici sancisce una rottura con le organizzazioni sindacali in merito alle trattative per il contratto integrativo aziendale relativamente alle progressioni economiche orizzontali».
Dopo 4 anni dall'ultimo accordo e dopo 18 mesi di niente di fatto «non hanno saputo quantificare le risorse disponibili riguardanti il periodo 2004-2008».
Questo atteggiamento introduce altri elementi di conflittualità in un clima teso tra l'Azienda e le organizzazioni sindacali in vista dello sciopero proclamato da Cgil-Cisl-Uil per il 23 Giugno, a cui hanno dato l'adesione le confederazioni Confsal e Ugl e i sindacati di categoria NurSind e RDB-Cobas.
«La sanità pescarese ha bisogno di un forte rilancio», continuano i rappresentanti, «e per fare questo bisogna soddisfare le giuste esigenze dei lavoratori. Bisogna subito chiudere l'accordo sulle fasce economiche per risolvere gli altri problemi che investono il personale: l'organizzazione del lavoro, i turni, l'utilizzo discrezionale dello straordinario non conforme alla normativa contrattuale».
Le Rsu chiedono l'immediata quantificazione delle risorse a disposizione «entro tempi brevissimi» e l'immediata riconvocazione del tavolo di trattativa.

«LA DISFATTA DEL PRESIDIO OSPEDALIERO DI POPOLI»

Intanto la sigla Nursind, sindacato delle professioni infermieristiche, esprime «rammarico e sconcerto» per la «disfatta» dell'ospedale di Popoli.
«Da una struttura che erogava una sanità di alta qualità», dicono i rappresentanti, «riconosciuta da tutti come la migliore del centro Italia, da qualche tempo la politica aziendale e regionale ha ridotto la qualità del presidio popolese a nullità».
Il sindacato sostiene di riuscire «a capire le ragioni della politica, dove certe scelte e certe strategie a volte s'impongono per determinati equilibri» ma fa un appello a tutti i cittadini della città di Popoli, dei paesi del circondario e alle forze politiche e sindacali «ad alzare la voce affinchè il presidio ritorni al suo splendore come lo è stato».
«Oggi», racconta il personale, «molti reparti e servizi sono al collasso, infatti per risolvere il problema stanno accorpando i reparti creando dei calderoni dove c'è tutto di più».

16/06/2008 12.25

LATTANZIO (AN): LA POLITICA SANITARIA ‘TARGATA PD' HA FALLITO

«L'ospedale di Popoli è in grave pericolo per la chiusura e per l'accorpamento dei reparti». E' la dichiarazione del consigliere provinciale di Alleanza Nazionale, Mario Giuseppe Lattanzio, che denuncia «il colpo mortale per l'economia e l'assistenza sanitaria popolese inferto, tempo fa, dalla Giunta regionale di centrosinistra. E' da circa due anni – sottolinea Lattanzio - che Alleanza nazionale combatte per una struttura che erogava una sanità di alta qualità, riconosciuta da tutti, come la migliore del centro Italia e che la politica regionale del centrosinistra ha ridotto a nullità. Tutto ciò viene giustificato da una carenza di fondi. Balle! E' stato modificato l'Atto aziendale con un aumento dei dipartimenti da 18 a 22 con ulteriori nomine di direttori e dirigenti, con il relativo aumento di consulenze e appalti esterni».
«Attraverso la stampa – continua Lattanzio – il sindaco di Popoli, Emidio Castricone, promise che tutto si sarebbe risolto per il nostro nosocomio e, quando sollevai il problema, fui tacciato di essere catastrofista e di praticare terrorismo psicologico nei confronti della popolazione. Adesso che il fallimento della politica sanitaria del centrosinistra e' sotto gli occhi di tutti, allora: che fare?», si chiede l'esponente di centrodestra.

16/06/2008 15.08