«Conti immacolati», villaggi al mare in Egitto e Croazia per il principe-santone

Alessandro Biancardi

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PESCARA. A Pescosansonesco "tutti sapevano" o almeno avevano sospettato che quelle fortune accumulate dal principe-santone potessero avere un'origine sospetta. Ci sono volute, però, due denunce di ricchissime donne tedesche raggirate per far emergere una attività truffaldina che probabilmente andava avanti da diverso tempo. DIETRO LE ESTORSIONI PRESUNTE VENDETTE CONTRO I DISCENDENTI NAZISTI


PESCARA. A Pescosansonesco "tutti sapevano" o almeno avevano sospettato che quelle fortune accumulate dal principe-santone potessero avere un'origine sospetta. Ci sono volute, però, due denunce di ricchissime donne tedesche raggirate per far emergere una attività truffaldina che probabilmente andava avanti da diverso tempo.




DIETRO LE ESTORSIONI PRESUNTE VENDETTE CONTRO I DISCENDENTI NAZISTI







La banda di Ernano Barretta operava da tantissimo tempo, forse da più di 6-7 anni, da quando cioè si sono incrementati gli investimenti immobiliari anche nel piccolo paese abruzzese con l'acquisto della lussuosa country house "Rifugio Valle Grande", di una serie di appartamenti e locali.
La squadra mobile si concentrerà nelle prossime settimane nel ricostruire il percorso di un fiume di denaro estorto a vittime cadute in una trappola che aveva come esca il cuore e le sembianze di un amore travolgente.
E' certo, infatti, che una montagna di soldi possa essere nascosta da qualche parte nel mondo, probabilmente banche svizzere o conti in paradisi fiscali, se è vero che dalle intercettazioni si fa riferimento più di una volta ad un «conto immacolato».
E, secondo le informazioni già a conoscenza degli inquirenti, molti investimenti sarebbero già stati fatti negli anni scorsi in Egitto e Croazia, investimenti con l'unico scopo di riciclare denaro sporco in attività probabilmente della stessa tipologia di quelle italiane e cioè lussuose strutture turistiche.

CENTINAIA DI DVD SEQUESTRATI

E che l'attività potesse andare avanti da diverso tempo e che le vittime possano essere in realtà molte di più delle 3-4 note agli inquirenti, lo confermerebbe anche il fatto che dal sequestro sono emersi centinaia di dvd con immagini "domestiche" registrate che la polizia tuttavia non è riuscita ancora a visionare tutte.
Potrebbe, però, essere quello lo sterminato archivio di una serie di vittime ricchissime cadute nella trappola dell'affascinante gentiluomo-truffatore e del santone abruzzese che riuscivano a filmare nei momenti più intimi le donne più ricche di Germania.
Da quelle immagini potrebbero, dunque, saltare fuori nuove accuse per Barretta e la sua banda.

IL RUOLO DEGLI ALTRI COMPONENTI

Dopo la denuncia della misteriosa donna tedesca, tra le più ricche di tutta la Germania, avvenuta intorno al novembre del 2007, le indagini della polizia di Monaco si sono indirizzate subito su Helg Sgarbi.
E' lui un personaggio particolare che nel suo passato ha anche il cambiamento del cognome per motivi ancora non chiari: infatti "Sgarbi" è il cognome che lui ha voluto prendere dalla moglie, Gabriele Franziska e non viceversa.
Il giorno del suo arresto, Sgarbi e Barretta, avevano noleggiato a Monaco due autovetture che vennero poi restituite il giorno successivo a Pescara. Era il 14 gennaio 2008 e la polizia tedesca aveva già ben chiara la pista abruzzese.
E' stato, però, dalle indagini italiane, coordinate da Nicola Zupo, capo della squadra Mobile di Pescara, che sono emersi elementi a carico delle altre persone del sodalizio.
Dopo l'arresto di Helg Sgarbi, la moglie Franziska, si rivolse insistentemente a Barretta per ottenere la liberazione del marito, ancora in carcere, implorando la restituzione del provento della truffa ai danni della facoltosa donna tedesca.
«Si è messa a piangere», raccontò Barretta via telefono ad un terzo interlocutore, riportando il suo colloquio con la donna, «…che vuoi lasciare mio marito in carcere…perché coso mi ha detto che se ridà i soldi viene scagionato…»
E' da qui, secondo gli inquirenti, che si evincerebbe la mancanza di autonomia della coppia svizzera che, invece, dipendeva direttamente da Barretta, la mente.
Erani, d'altro canto, sempre al telefono aveva confessato ad un suo interlocutore di avere «già speso almeno 2 milioni» della somma incassata: così gli inquirenti hanno potuto scoprire dell'acquisto di due autovetture del valore di € 110.000 intestate ad una prestanome, e dell'immobile in via Cimone pagato in contanti con banconote che avevano fascette con una dicitura in lingua tedesca.
E che ci fosse un forte legame tra i componenti della banda lo dimostrerebbe anche il fatto che lo stesso Barretta si era assunto il costo dell'avvocato di Sgarbi, invitando la figlia Clelia a procurare metà della somma necessaria per l'onorario.
Tuttavia le accuse più pesanti alla moglie del truffatore gentiluomo, Gabriele Franziska, derivano da un'altra conversazione intercettata nella quale comunicava al suo legale svizzero l'intenzione di «sottoporre la donna che aveva permesso l'arresto di suo marito ad ulteriori atti distorsivi se non avesse ritrattato le accuse».
Questa sarebbe la prova inequivocabile, secondo gli inquirenti, del suo inserimento a tutti gli effetti nel sodalizio criminale.
Stessa posizione anche per la moglie di Barretta , Beatrice Batschelet, che in un'altra conversazione telefonica discute con il marito della possibilità di «restituire il denaro provento della truffa per ottenere la liberazione di Sgarbi», così dimostrando di essere pienamente a conoscenza di tutta l'attività truffaldina.
La figlia Clelia, invece, ricoprirebbe un ruolo minore e secondario, infatti il giudice le ha ordinato gli arresti domiciliari a differenza degli altri che si trovano in carcere.
Secondo il gip Maria Gabriella Tascone, la figlia avrebbe ricoperto «esclusivamente mansioni esecutive».
Diversa la posizione dell'altro figlio, Marcello, che avrebbe collaborato direttamente con il padre.
I due Barretta, infatti, sono stati bloccati alla frontiera all'aeroporto di Fiumicino mentre tentavano di esportare in Egitto -probabilmente per firmare un contratto di acquisto per una struttura turistica a Sharm El Sheik - la somma di € 120.000.
Ed è proprio tra le conversazioni di padre e figlio che gli inquirenti sono venuti in possesso di elementi giudicati interessanti circa l'occultamento del denaro ottenuto dalle attività criminose custodito all'interno dei locali di pertinenza della famiglia.
E' stato così possibile sequestrare la somma di € 1.700.000 nella perquisizione del 24 maggio scorso nella country house di Pescosansonesco.


LE ACCUSE "ITALIANE" PER HELG SGARBI

Una truffa internazionale e, per giunta, a luci rosse, capace di creare un vero e proprio terremoto per le persone coinvolte che appartengono all'alta borghesia tedesca, conosciutissime, riservate, ricchissime, impegnate in moltissimi settori, sposate, con figli.
I nomi di queste donne finiti a letto con Sgarbi rimangono top secret, per ora, anche se presumibilmente dovranno poi presentarsi al processo per ripetere le loro accuse.
Per Helg Sgarbi, oggi ancora in carcere a Monaco, dall'Italia arrivano nuove accuse dalle quali dovrà difendersi: truffa ed estorsione in concorso con l'aggravante di aver tentato di procurare alla persona offesa un danno patrimoniale di rilevante entità e di aver agito abusando di «relazioni domestiche di ospitalità», violando, dunque, la privacy e rubando le immagini compromettenti che erano poi il grimaldello per la successiva estorsione.

LA PROCEDURA DA CONCORDARE CON EUROJUST


Dal punto di vista procedurale poiché alcuni cittadini sono stranieri ed i reati sono stati commessi all'estero -ma ideati e concordati in Italia- la situazione appare piuttosto complicata.
Sarà una riunione, fra alcune settimane, tra il pubblico ministero, Gennaro Varone e l'ufficio di Eurojust, grazie al quale sono state coordinate le indagini italiane e tedesche, a fare luce su quale giudice dovrà procedere e per quali reati.
I reati di estorsione consumata e tentata sono procedibili nel territorio dello stato italiano nei confronti dei cittadini italiani. Posizione diversa per Sgarbi e sua moglie: essendo cittadini svizzeri non potranno essere processati in Italia.
Sul caso dunque potrebbero aprirsi due processi: uno in Italia per gli italiani coinvolti ed uno in Germania, luogo in cui si sono materialmente compiuti i reati.
Intanto nei prossimi giorni gli avvocati difensori presumibilmente chiederanno la scarcerazione dei loro assistiti, da una parte, e il dissequestro dei beni (pari a 9,6 milioni di euro). Toccherà al giudice valutare e decidere.
I beni sequestrati potrebbero essere confiscati (cioè uscire dal patrimonio degli attuali proprietari) e servire per restituire parte delle somme alle vittime della truffa.

a.b. 16/06/2008 10.10

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=15764]LA NOTIZIA DELL'ARRESTO DELLA BANDA[/url]

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DIETRO LE ESTORSIONI PRESUNTE VENDETTE CONTRO I DISCENDENTI NAZISTI


Potrebbe prendere una piega molto difficile da “comprimere” negli angusti confini locali la vicenda dell'arresto di Barretta e della sua banda dedita, secondo le accuse, a truffe ed estorsioni.
Negli interrogatori di questa mattina nel carcere San Donato di Pescara, Barretta ha negato qualunque provenienza illecita di danaro.
Per quanto riguarda le macchine di lusso sequestrate nella country house di Pesconsasonesco hanno riferito al magistrato che servivano solo per i matrimoni e i soldi rinvenuti sarebbero in realtà franchi svizzeri e non euro.
Marcello Barretta, il figlio, avrebbe spiegato al gip Tascone che vive a Pescara e si limita a guidare le macchine durante i matrimoni. Ernani Barretta, assistito dall'avvocato Sabatino Ciprietti, ha sostenuto, inoltre, di non aver mai girato filmini a luci rosse. Per Ernani e suo figlio sono state avanzate le richieste di revoca della misura cautelare. Domani saranno ascoltate dal gip la moglie di Ernani, Beatrice Batschelet, e la moglie di Sgarbi, Franziska Sgarbi.
Seppure negando gran parte degli addebiti la presunta mente della banda dovrà comunque fare i conti con almeno due denunce partite da altrettante donne facoltose tedesche.
Sembrerebbe, dunque, impossibile negare su tutta la linea per questo, secondo quanto è trapelato, sarebbero state avanzate motivazioni «storico politiche» alla base dei rapporti tra Helg Sgarbi ed una delle donne finite nella trappola.
Sarebbero emersi infatti nuovi particolari della vicenda secondo i quali il padre della donna (ricca manager con quote societarie per milioni di euro) sarebbe stato in stretti rapporti con Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale mentre il padre di Sgarbi, sarebbe stato uno degli ebrei-polacchi che avrebbe lavorato in condizioni di schiavitù in una delle fabbriche del padre che produceva materiale per il Terzo Reich.
Una presunta vendetta consumata più che fredda che sarebbe alla base di una delle estorsioni, quella che in primo momento prevedeva una somma di 49 milioni di euro per evitare la divulgazione di filmini molto compromettenti per la manager.
Una strategia difensiva che dovrà trovare conferme e che spera nella attenuazione delle conseguenze per i componenti della associazione a delinquere.

16/06/2008 15.55