Rapporto Eurispes, 7 su 10 sono casalinghe disperate

Alessandro Biancardi

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LA RICERCA. «Angeli del focolare, ma sempre più acrobate, divise tra lavoro, famiglia e figli. Motore della società – dichiara il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara – spesso penalizzate dal desiderio di diventare madri.

Il sondaggio, realizzato dall'Eurispes in collaborazione con le DonnEuropeeFedercasalinghe, rappresenta la prima indagine approfondita sui problemi e sulle aspettative delle casalinghe italiane. La rilevazione è stata realizzata tramite la somministrazione face to face di un questionario a 1.035 donne.
Quello che si delinea è un ritratto articolato e sfaccettato della figura della casalinga e, più in generale, della donna nella società contemporanea. L'aspirazione più diffusa sembra essere quella di poter conciliare serenamente ambito familiare e lavorativo, senza dover rinunciare o dover sacrificare eccessivamente nessuno dei due, ma anche salvaguardando il proprio tempo vitale ed il proprio benessere. Emerge inoltre la consapevolezza di rivestire un ruolo di importanza cruciale, che per questa ragione andrebbe tutelato e valorizzato. Anche economicamente.

LA CASALINGA NON SI SENTE REALIZZATA

Secondo il 72,4% delle donne fare la casalinga non rende la donna realizzata; solo il 24,4% è di quest'opinione. Non sono poche le donne che sottolineano come fare la casalinga, e quindi potersi dedicare alla famiglia ed alla casa senza la necessità imprescindibile di garantirsi uno stipendio lavorando, costituisca una fortuna ormai non comune: si tratta del 41,6% contro il 54,2%. Solo una minoranza (24,7%) ritiene che fare la casalinga renda la donna libera e autonoma, mentre il 70,7% crede il contrario.
Il campione si divide quasi equamente sull'affermazione che fare la casalinga consente di avere molto tempo per sé: il 46,6% è d'accordo, contro il 49% convinto del contrario.
Più della metà (53,4%) delle donne intervistate non pensa che fare la casalinga riduca il ruolo della donna nella società, tuttavia un significativo 43,2% ritiene che sia così.
D'altra parte l'idea secondo cui il buon funzionamento dell'economia familiare dipenda dalla casalinga viene condivisa dal 78,6% delle donne.

POVERE, MA BELLE

Il 92,5% delle donne è dell'opinione che i prezzi al consumo hanno subìto un aumento nel corso del 2007 e nei primi mesi del 2008. Per contro, percentuali molto più basse di casalinghe ritengono che i prezzi siano rimasti stabili (4,9%) o diminuiti (1,4%).
Fare acquisti diventa sempre più oneroso: nel 78,5% dei casi si è constatato un considerevole aumento del prezzo dei prodotti che riempiono più di frequente il carrello della spesa. Infatti, per il 43,8%, si è trattato di un elevato aumento, mentre il 34,7% giudica l'aumento eccessivo. Solo il 17,6% considera che l'aumento dei prezzi non sia stato particolarmente consistente.
Un aumento sostanziale è stato avvertito soprattutto per i beni di prima necessità, primi fra tutti il pane (aumentato per il 90,5% delle intervistate), i prodotti ortofrutticoli (90,1%), il latte e i formaggi (87,1%). Elevato anche il disagio espresso per l'aumento del costo di carne (77%), pesce (75,5%) e salumi (70,2%). Una forte preoccupazione è stata manifestata anche per la crescita dei costi che una famiglia deve sostenere per assicurarsi un tetto sulla testa (81,3%). Secondo le donne intervistate, i rincari hanno riguardato anche detersivi (73,9%), mobili (67,2%) ed elettrodomestici (52,8%).
Nell'ultimo anno la vanità delle donne ha dovuto fare i conti con ampi margini di incremento di spesa: i prezzi di parrucchieri ed estetiste sono in crescita (lo rileva il 70% delle donne), così come quelli per vestiario e calzature (77,7%). Meno consistente l'aumento avvertito per il costo degli abbonamenti a palestre e per la pratica di attività sportive di vario genere (55,3%).
Ma gli aumenti non hanno risparmiato neanche i prodotti per l'infanzia (66,5%) o i servizi di base come il settore dei trasporti (77,2%), gravato dal progressivo aumento del prezzo del carburante. Non si sottrae a tale tendenza neppure il settore della sanità dove la spesa per medicinali e prestazioni mediche è considerata in aumento dal 67% delle intervistate.

AFFANNOSAMENTE IN CERCA DI RISPARMIO

Nel corso del 2007 e nei primi mesi del 2008, le casalinghe italiane hanno modificato anche le loro abitudini d'acquisto in relazione ai punti vendita prescelti. La maggior parte di esse (76,4%) ha dichiarato di aver preferito effettuare i propri acquisti nel periodo dei saldi (molto 41,7%; abbastanza 34,7%) e di essersi recata frequentemente presso gli outlet o i mercatini per trovare vere e proprie occasioni nell'ambito dell'abbigliamento (66,6%).
La spesa quotidiana dei più comuni generi alimentari viene fatta sempre più spesso al mercato (opzione preferita complessivamente dal 63,9%) o presso i discount (60,3%) molto più economici del supermercato. Non si evidenzia, inoltre, alcuna difficoltà da parte delle casalinghe a cambiare marca di prodotto alimentare se più conveniente (63,3%).
Ma anche la spesa per viaggi e vacanze è stata ridotta nel 59,4% dei casi (abbastanza: 28%; molto: 41,4%). Nel 67,4% dei casi si è preferito diminuire il numero delle uscite fuori casa allo scopo di ridurre le spese che ad esse sono collegate (molto: 33,4%; abbastanza: 34%). Inoltre, il 75% delle intervistate ha rinunciato sempre più di frequente a pranzare o cenare fuori casa, sostituendo il ristorante o la pizzeria con pranzi o cene a casa di amici (58,5% di cui molto 27,7%; abbastanza 30,8%) e parenti (57,1% di cui molto 25,7%; abbastanza: 28,4%). Un'altra soluzione, indicata dal 57,8% delle donne, è quella di preparare dolci e pizze in casa per abbattere i costi che questi prodotti hanno raggiunto nell'ultimo periodo.

Le casalinghe italiane considerano la situazione economica della propria famiglia in modo piuttosto negativo: per il 51,3% l'economia familiare nel corso del 2007 e nei primi mesi del 2008 ha subìto un lieve (36,3%) o un netto peggioramento (nel 15% dei casi). Tuttavia, un consistente 38,9% considera che le finanze della propria famiglia siano rimaste sostanzialmente stabili nell'arco di tempo preso in considerazione. Più ottimista un'esigua percentuale di donne (6,6%) che ritiene la situazione economica del nucleo familiare a cui appartiene in lieve (4,8%) o in netto miglioramento (1,8%).

PIANETA LAVORO: UN MONDO NON ANCORA A MISURA DI DONNA

Qual è il rapporto che le casalinghe instaurano con il mondo del lavoro? Più di un terzo, il 35,5%, svolge un lavoro a tempo pieno, oltre alla quotidiana attività di casalinga, confermando l'importanza che attualmente la donna attribuisce alla dimensione lavorativa, nonostante le difficoltà che tale scelta comporti in ambito familiare. Il 16,6%, invece, dichiara di essere casalinga a tempo pieno e il 14,1% di percepire già la pensione. Tra quante sostengono di lavorare fuori casa, il 9,4% ha optato per un part-time orizzontale (tutti i giorni a orario ridotto) contro il 2,9% di quante lavorano con part-time verticale (tempo pieno ma solo in alcuni giorni della settimana). Il 6,4%, invece, ha un contratto a progetto e il 6% è assunto a tempo determinato. Il 4,5% confessa di lavorare senza contratto.
Il settore che apre le porte in misura maggiore alle casalinghe è quello impiegatizio (38,6%). Numerose anche le operaie (11,6%) e il gruppo delle libere professioniste (11,2%). Una casalinga su dieci, invece, è attiva nel settore dell'insegnamento (10,4%). Mentre il 2,9% svolge lavoro di baby-sitting. La difficoltà nel raggiungere livelli dirigenziali in campo lavorativo si riscontra nella bassissima percentuale di donne che hanno un ruolo di dirigente o quadro: solamente il 4,8%.

Quali invece le motivazioni che spingono le donne a decidere di non lavorare fuori casa? La maggior parte delle donne, il 21,8%, non accetta un lavoro fuori dalle mura domestiche perché desidera occuparsi totalmente della propria famiglia. Il 15,7% invece, nonostante la volontà di intraprendere un'attività lavorativa fuori casa, afferma di non avere trovato un'occupazione. Il 14% pone, invece, al primo piano l'educazione dei figli: decidere di educare "bene" i propri figli per molte donne significa, dunque, rinunciare ad un lavoro fuori casa. Il 7,6%, in linea con quanto appena affermato, sostiene infatti di aver deciso di non lavorare fuori casa proprio per non rinunciare a fare la mamma a tempo pieno. Solo una donna su 10 (il 10,7%) non lavora fuori casa poiché il reddito familiare le consente di non lavorare.
Diverso, invece, il caso della donna che dopo il matrimonio è costretta ad abbandonare il lavoro (7,6%) e della casalinga che non lavora perché marito o famiglia hanno sempre avuto un atteggiamento contrario nei confronti di questa scelta (5,1%). Si evidenza, dunque, un ostacolo da parte della famiglia nel 12,7% dei casi, dovuto a motivazioni legate molto probabilmente al ruolo che la tradizione associa alla donna e a quell'immagine di portatrice di reddito che stenta ad affermarsi in società. Solo il 4,8% colpevolizza il quadro normativo, affermando che è difficile conciliare famiglia e lavoro nell'attuale contesto di norme che regolano il sistema Paese.

Percepire uno stipendio mensile? Quasi un terzo delle donne (29,7%) ritiene che sia un diritto delle casalinghe ricevere uno stipendio mensile in quanto esse svolgono un lavoro a tutti gli effetti entro le mura domestiche. Il 24,6% sostiene che lo stipendio deve essere corrisposto dallo Stato lì dove il reddito familiare è modesto mentre l'11,5% lega il diritto allo stipendio al numero di figli a carico. Ben oltre la metà, il 65,8%, dunque, risponde positivamente alla domanda posta, schierandosi a favore del diritto allo stipendio mensile.

11/06/2008 16.03