Nuovi guai dalle intercettazioni per Ato e Aca

Alessandro Biancardi

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Nuovi  guai dalle intercettazioni  per Ato e Aca
PESCARA. La discarica di Bussi, l'acqua avvelenata e l'inchiesta su "fangopoli": basterebbero queste tre vicende per poter dire con assoluto equilibrio: la situazione è gravissima. Ma nelle due grosse indagini sarebbero già stati individuati nuovi filoni, alcuni dei quali potrebbero portare altre grane ad un gruppo di persone non meglio identificato.


Tutta colpa di alcune intercettazioni telefoniche che, come spesso accade, vengono autorizzate per monitorare gli indagati per determinati fatti. Poi, parlando parlando, ci si lascia andare a considerazioni e discorsi che incuriosiscono gli inquirenti che ascoltano con discrezione.
Indagini per ora silenziose che tuttavia avrebbero già portato all'ascolto di alcuni testimoni e personaggi che gravitano nella sfera del servizio acquedottistico pescarese.
Si tratterebbe per ora di una inchiesta svolta per la Corte dei Conti per il risarcimento del danno prodotto da alcuni amministratori alle casse di enti pubblici.
Tutto nascerebbe da notizie apprese da conversazioni telefoniche nelle quali ripetutamente si parlava di un certo pressing per la messa in funzione del potabilizzatore di Chieti in località San Martino, una vera e propria incompiuta costata centinaia di migliaia di euro e mai servita alla collettività.
Proprio sul potabilizzatore PrimaDaNoi.it, lo scorso settembre, pubblicò una inchiesta nella quale si cercava di far luce sulle motivazioni che avevano portato la Regione, nel corso di oltre un decennio, a non rilasciare la documentazione necessaria affinchè l'Ato (e dunque l'Aca) fosse autorizzato alla captazione delle acque del fiume Pescara per depurarle e poi immetterle nell'acquedotto fino a farle sgorgare dai nostri rubinetti.
La definimmo una "incompiuta burocratica": in questo caso, il potabilizzatore (ma in realtà sono due: il Pot 100 ed il Pot 500, il primo da 100 litri, il secondo più grande) sarebbe perfettamente funzionante (uno solo, l'altro invece è fatiscente) tanto che l'Aca aziona ancora oggi le pompe ed il sistema di filtraggio periodicamente per evitare uno "scadimento funzionale".
Ebbene incuriositi dalle conversazioni telefoniche gli inquirenti hanno deciso di vederci chiaro operando il sequestrato di tutte le carte relative all'appalto e alla serie di richieste di Ato e Aca volte ad ottenere il via libera dalla Regione per la captazione delle acque.
Al momento alcuni periti e gli uomini della Forestale di Pescara starebbero studiando la documentazione per verificare eventuali irregolarità e danni erariali ma non si escludono anche risvolti penali.
In questo caso l'inchiesta potrebbe portare al pagamento da parte dei responsabili dei danni provocati alle pubbliche amministrazioni in conseguenza di condotte che si sarebbero discostate dall'interesse pubblico.
Spesso, infatti, c'è la corsa ad utilizzare il più possibile finanziamenti pubblici, magari per avvantaggiare imprenditori amici, come in parte già emerso dalla inchiesta Fangopoli. Il più delle volte l'obiettivo è "riuscire a spendere il finanziamento", se poi è mal speso è un problema che non sfiora.
Queste nuove indagini ruoterebbero tutte su un punto centrale: le acque del fiume Pescara sono realmente potabilizzabili?
In altre parole, dati alla mano, le acque del fiume Pescara rientrano nei limiti previsti per legge dalle norme tabellari?
Oppure per essere più semplici: le acque possono essere trattate e depurate? A queste domande stanno cercando di rispondere gli inquirenti che avrebbero tuttavia in mano già elementi importanti.
E' possibile che per la foga di spendere i finanziamenti, Ato e Aca non si siano accorti di alcune precise norme che vieterebbero la potabilizzazione del Pescara?
E' un fatto che proprio quegli stessi enti -almeno dal 2004- sapevano esattamente come stessero le cose a Bussi e che persino i pozzi Sant'Angelo erano contaminati fortemente. Da sempre inoltre si sa che il Pescara raccoglie numerose sostanze che provengono da scarichi industriali.
Seguendo questo filo logico si potrebbe spiegare persino "l'inspiegabile" inerzia della Regione, la quale dopo una ventina di richieste da parte dell'Ato in 10 anni non ha mai concesso l'autorizzazione alla captazione delle acque non permettendo così l'entrata in funzione del potabilizzatore.
Forse perchè la Regione quella autorizzazione non la può dare?
Storia in fondo non dissimile dall'altra incompiuta pure riportata agli onori della cronaca di recente, quella del fangodotto (l'essiccatore di fanghi mai entrato in funzione nel depuratore di Pescara).
Un altro punto di contatto con il potabilizzatore di Chieti è che anche questo è stato "collaudato a freddo” come l'essiccatore di fanghi, fatiscente,obsoleto e carente.
Un collaudo statico che avrebbe permesso di avere tutte le carte in regola. Solo quelle però.
Nei giorni scorsi, intanto, per l'essiccatore mai messo in funzione è partita una richiesta per 600mila euro, dalla stessa Corte dei Conti, avanzata nei confronti di quattro persone: il responsabile della "Dino Di Vincenzo & C. spa", il geometra Giampiero Leombroni (allora dirigente del Comune, poi consulente della Provincia oggi in forza alla Toto spa), l'architetto Mario Mazzocca per la Provincia di Pescara e l'ingegner Antonacci per l'Ato4 Pescarese. Ma secondo alcune fonti qualcosa potrebbe muoversi su questo versante anche per lo scandalo delle discariche di Bussi e dell'acqua inquinata.
06/06/2008 11.59

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/news2/article.php?storyid=183]L'INCHIESTA SUL POTABILIZZATORE[/url]