Fangopoli, un tappeto persiano e soldi per chiudere un occhio

Alessandro Biancardi

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NAVELLI. Trasportavano e smaltivano senza autorizzazioni i rifiuti nell'impianto Biofert di Navelli. Da quelle parti arrivava un po' di tutto: i fanghi del depuratore di Pescara, rifiuti della produzione conciaria e tessile, legno e anche sostanze non ben identificate. Sono 19 le persone indagate per violazione delle leggi sui trasporti e smaltimento di rifiuti. Ma c'è anche chi, come il sindaco di Navelli Paolo Federico, deve rispondere di corruzione.
«Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio»: il primo cittadino di Navelli, secondo il pm Aldo Aceto, in cambio di un tappeto persiano e di soldi avrebbe fornito "aiuto" ai privati della Biofert che avevano richiesto il rilascio di un permesso di costruire.
Ma aiuti sarebbero arrivati, a quanto si legge nella ricostruzione dell'accusa, anche ad Abdel Majid Al Akhdar, direttore tecnico dell' impianto di compostaggio di Navelli e Maurizio Pierangeli, consulente della Biofert. I due erano impegnati in alcune iniziative urbanistico-edilizie che interessavano il territorio comunale.
Per ricompensare Federico della sua gentilezza, si legge nell'ordinanza, i due avrebbero versato dei soldi al primo cittadino (non è chiaro quale cifra sia stata girata) e anche un tappeto persiano.
Un Sumak Persia del valore commerciale di 1.500 euro che sarebbe stato acquistato da Al Akhdar in un negozio dell'Aquila al prezzo di 700 euro tra il 25 e il 27 gennaio.

CAMION ED ETICHETTE FALSE

I rifiuti che arrivavano a Navelli giungevano da tutta Italia. Sono 19 le persone che, agendo in concorso, erano riuscite a creare un giro importante quanto illegale per smaltire senza regole.
Un reato che prevede la reclusione da 3 mesi a 2 anni e una multa da 2.600 euro a 26 mila euro.
Tutto avveniva «in assenza di autorizzazioni, iscrizioni o comunicazione».
Si effettuava così anche il trasporto e lo smaltimenti nell'impianto della Biofert, dei fanghi prodotti (e non trattati) dal depuratore di Pescara.
L'impianto di Navelli, però, aveva solo l'autorizzazione per la produzione di lombricompostaggio e per questo avrebbe agito, di fatto, senza autorizzazione.
I fanghi venivano trasportati dalla "Mangifesta Costantino & C Autospurgo Molise S.n.c" e grazie alla mediazione della Eco-Agri negli impianti di Navelli ma anche a Ginosa di Puglia (Aseco) e Foiana della Chiana.
Secondo l'accusa, questi passaggi avvenivano «senza alcun trattamento preventivo o comunque trattati senza autorizzazione» e venivano direttamente abbandonati «sparsi in modo incontrollato ed illecito sul terreno o smaltiti in impianti non autorizzati per essere poi commercializzati come compost (senza averne le caratteristiche)».
Ma nessuno lo avrebbe mai scoperto anche perché poi una volta che arrivavano alla Biofert venivano catalogati, mediante etichette, con false indicazioni di tipologia, provenienza e destinazione.
Ma di che quantità si parla?
Solo nel 2006 sarebbero state 8.622 le tonnellate arrivate di cui 5.660 tonnellate smaltiti nell'impianto Aseco, 1.984,20 tonnellate alla Biofert, 977,31 tonnellate sparse direttamente nei campi, con la mediazione della Eco Angri.
Quantità ingenti, talvolta frutto di trasporti superiori al consentito.
Come nel caso contestato a Concetta Menadeo, titolare della ditta individuale "Servizi Ambientali" iscritta all'albo dei gestori ambientali del Molise. Lei era autorizzata a trasportare tra i 3.000 e le 6.000 tonnellate di rifiuti all'anno. Ma nel 2007 ne trasportò 18.362 (4.595 presso l'Aseco, 11.531 nel depuratore consortile della Coniv di proprietà di Di Vincenzo e amministrata da Cardano).

LEGNO E PRODOTTI TESSILI

Nel comune aquilano, patria incontrastata dello zafferano, arrivavano anche rifiuti derivanti dalla produzione conciaria e tessile conferiti dalla Pettinatura Di Varrone Spa e da Cittaducale o legno che arrivava dalla Aimag Spa di Mirandola «per quantitativi di gran lunga superiori a quelli consentiti».
Ma cos'era poi il prodotto finale?
Di certo non qualcosa di qualificabile come compost (così come veniva invece catalogato) sia per le caratteristiche del prodotto finale in sé sia per l'eccessiva percentuale di fanghi utilizzati per la lavorazione (il 67,7% a fronte del 35% consentito).
Solo nel 2006 - secondo le indagini della procura - i materiali che sarebbero stati smaltiti illecitamente riversandoli sui terreni circostanti all'impianto sono stati circa 5.352,160 tonnellate.
A Navelli tra il settembre 2005 e il 31 dicembre 2005 sono arrivate 1.323 tonnellate della Pettinatura, dal gennaio successivo fino a dicembre 2006 sempre dalla stessa azienda altri 3.612 tonnellate di rifiuti.
Ancora 1.237 dal 27 marzo al 27 dicembre 2006, conferite dalla Aimag.

DOPO I SEQUESTRI DELLA FORESTALE C'E' CHI VENDE IL MATERIALE SEQUESTRATO

Nonostante le indagini e i sequestri però tutto procedeva normalmente, c'era anche chi non si faceva problemi e dissequestrava da sè quello che i forestali ponevano sotto sigillo.
Come nel caso del titolare della "Mangifesta & C Autospurgo Molise S.n.c" che deve rispondere (oltre al traffico e smaltimento di rifiuti senza autorizzazioni) anche di violazione dei sigilli e sottrazione di bene sottoposto a sequestro.
Gli episodi contestati dalla procura di Pescara sono due: entrambi sono avvenuti a giugno del 2007 quando Mangifesta vende un suo rimorchio che era stato sequestrato ma del quale aveva la custodia, e noleggia il trattore sempre sottoposto a sequestro.

Alessandra Lotti 31/05/2008 9.54