«Emarginazione, piaga del nostro tempo: le istituzioni si attivino»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

998

LA RICERCA. ABRUZZO. Il 37,44% delle persone vittime di esclusione sono disoccupati di lungo periodo; soltanto l’8,03% degli ultra cinquantenni con problematiche legate all’inclusione sociale, circa 8mila persone, riesce a trovare un lavoro.
I disabili in cerca di lavoro superano le 8.000 unità, mentre dei 13.000 giovani con meno di 25 anni in cerca di occupazione soltanto il 6,42% viene avviato annualmente.
Sono alcuni dei dati elaborati dall'Osservatorio Inclusione Sociale e Povertà di Abruzzo Lavoro, dal responsabile Luciano Longobardi e dal suo gruppo di lavoro.
La fotografia di una piaga sociale sempre più preoccupante è contenuta nell'indagine pubblicata nel volume “Verso il sistema integrato dell'inclusione sociale. Una ricerca sul campo” distribuito durante il seminario tenutosi questa mattina a Pescara.
«L'iniziativa», ha spiegato Longobardi, «è stata rivolta ai decisori politici, ad operatori di servizi sociali e sanitari, centri per l'impiego, cooperative, associazioni di volontariato, enti di formazione che operano nell'ambito dello svantaggio, istituzioni scolastiche, e a quanti intervengono in favore dell'inclusione sociale e lavorativa delle fasce deboli. In sostanza, l'evento è stato un momento di riflessione per gli attori pubblici e privati che interagiscono in questo delicato settore. La ricerca disegna un quadro in movimento nella Regione “per favorire politiche attive integrate di inclusione sociale, affrontando in un'ottica multidimensionale ed intersettoriale la lotta all'esclusione”».
«La ricerca sembra confermare che la cronicizzazione dello stato di disoccupazione rafforza l'esclusione socio- lavorativa: la presenza di persone prive di occupazione da lunghi periodi di tempo, ma anche lo stato di inoccupazione di migliaia di giovani under 25 abruzzesi – ha spiegato ancora Longobardi -, sono indicatori importanti a delineare una condizione socio-lavorativa di esclusione, di chi, dopo anni di presa in carico da parte dei servizi, non riesce, comunque, ad reinserirsi, nonostante gli avviamenti al lavoro siano stati presenti. Il dato della cronicizzazione dello stato di disoccupazione appare come l'evidenza più immediata dell'indagine: segnale importante, che conferma come l'uscita dal mercato del lavoro, se priva di efficaci servizi di inserimento assistito, rischi di diventare una ‘patologia' sociale cronica, molto difficile da eliminare con l'aumentare degli anni di inattività. Allo stesso modo un altro segnale preoccupante – ha concluso -, è dato dalla difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro di giovani sotto i 25 anni e di chi non è in possesso di un titolo di studio superiore».
«Abbiamo da sempre lavorato per favorire ed incentivare l'inclusione sociale - ha ricordato l'assessore regionale Fernando Fabbiani - fin dal luglio 2006 come Giunta regionale abbiamo proposto al Consiglio regionale un disegno di legge sulla cittadinanza sociale e l'impegno su questo fronte da parte nostra è costante».

30/05/2008 14.25