Dezio resta ai domiciliari: l’inchiesta cresce

Alessandro Biancardi

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Dezio resta ai domiciliari: l’inchiesta cresce
PESCARA. Dezio deve restare agli arresti domiciliari: lo ha deciso questa mattina il giudice per le indagini preliminari, Luca De Ninis, che non ha evidentemente ritenuto valide le ragioni esposte nell’interrogatorio dell’altro giorno all’ex dirigente del Comune di Pescara. Il pm Gennaro Varone si era opposto alla richiesta di scarcerazione formulata dagli avvocati difensori, Medoro Pilotti Aielli e Marco Spagnuolo.
Lo stesso pm aveva ritenuto addirittura di dover formulare inizialmente al gip la richiesta di custodia cautelare in carcere, richiesta poi mitigata con i domiciliari.
Una decisione, quella di oggi, che in qualche modo offre qualche piccolo debole tassello in più su questa che sembra diventare sempre più l'ennesima maxi inchiesta su politica e tangenti.
La polizia postale, infatti, che dallo scorso dicembre sta indagando, ha impresso una accelerazione repentina negli ultimi giorni con una serie di perquisizioni e sequestri in alcune ditte che in qualche modo hanno lavorato per il Comune di Pescara.
La decisione del gip tuttavia può dirci soltanto una cosa: che sussisterebbero ancora i pericoli di fuga, di inquinamento probatorio e di reiterazione del reato.
Sono queste le tre ragioni che -secondo il codice- impongono misure restrittive.
Sul merito delle accuse invece è tutto ancora da decidere.
Come si sa Dezio è accusato di concussione continuata per aver chiesto 10mila euro alla società di vigilanza Aquila per la proroga di un appalto, somma poi ricevuta, e tentata concussione per aver chiesto altri 20mila euro mai consegnati dalla titolare della ditta che aveva avuto in gestione il bar del tribunale.
Sono solo due i fatti che al momento vengono contestati al braccio destro del sindaco D'Alfonso.
Al momento decine di faldoni con documenti, appunti e file ritrovati nei computer di casa ed in ufficio dell'indagato sono passati al setaccio per ritrovare indizi utili per capire e districarsi nella fitta rete di relazioni tra privati ed ente pubblico.
Le cose erano iniziate a dicembre dello scorso anno quando una segnalazione di presunte irregolarità allertò la polizia postale che ha iniziato ad indagare.
Si parlava di certificati anagrafici emessi attraverso il sistema informatico e senza il pagamento dell'imposta dovuta.
Nel corso dell'indagine sono stati ritrovati e controllati migliaia di certificati mentre poco meno di 500 sarebbero quelli emessi a fini elettorali.
Nuove residenze per il Comune di Pescara, dunque, nuovi voti, una ipotesi che se confermata potrebbe giungere ad incrinare la granitica vittoria dell'attuale primo cittadino che ha vinto al primo turno per 290 voti di differenza.
Verso febbraio la svolta: la polizia postale effettua una perquisizione a casa e nell'ufficio del Comune di Dezio portandosi via però anche dell'altro.
Una di queste “sorprese” era la minuta con alcuni nomi di ditte e cifre che la procura presume siano la richiesta di mazzette.
Ora l'indagine diventa sempre più ostica e sembra aver allargato i suoi iniziali orizzonti.
Sarebbero oltre una ventina i casi sotto la lente di ingrandimento del pm Varone che è chiamato a valutare la presenza di eventuali irregolarità e altre dazioni di denaro.
Ma tutto è ancora all'inizio.

22/05/2008 13.45